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Le origini del presepe

Nell’antica Roma intorno al 20 dicembre iniziava il periodo detto Sigillaria, una festa dedicata ai familiari defunti. Ogni antenato defunto veniva rappresentato da una statuetta di terracotta o di cera che, secondo le tradizioni, vegliava sulla famiglia. Compito dei bambini della famiglia era quello di tenere le statuette sempre lucide e, nel periodo festivo, di disporle in un piccolo recinto per rappresentare un ambiente  domestico in miniatura. Dinanzi  al recinto della rappresentazione si riuniva  tutta la famiglia per invocare la protezione degli antenati e venivano lasciate ciotole con cibo e vino. Il mattino seguente al posto delle ciotole i bambini trovavano dolci e giochi, portati  dai nonni e bisnonni trapassati.

Nell’antica Roma intorno al 20 dicembre iniziava il periodo detto Sigillaria, una festa dedicata ai familiari defunti. Ogni antenato defunto veniva rappresentato da una statuetta di terracotta o di cera che, secondo le tradizioni, vegliava sulla famiglia. Compito dei bambini della famiglia era quello di tenere le statuette sempre lucide e, nel periodo festivo, di disporle in un piccolo recinto per rappresentare un ambiente  domestico in miniatura. Dinanzi  al recinto della rappresentazione si riuniva  tutta la famiglia per invocare la protezione degli antenati e venivano lasciate ciotole con cibo e vino. Il mattino seguente al posto delle ciotole i bambini trovavano dolci e giochi, portati  dai nonni e bisnonni trapassati.

 Il presepio come lo vediamo rappresentare ancor oggi, nasce secondo la tradizione dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Cristo come descritta dagli evangelisti Luca e Matteo. Nei loro brani c’è la sacra rappresentazione della Natività che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium  ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Si narra infatti della umile nascita di Gesù come riporta Luca “in una mangiatoia perché non c’ era per essi posto nell’ albergo” , dell’ annunzio dato ai pastori, dei magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del  cielo annunciano già re.

Primo esempio di presepe inanimato è invece quello che Arnolfo di Carnbio scolpì nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti producono statue di legno o terracotta che sistemano davanti a  una pittura riproducente un paesaggio come sfondo alla scena  della Natività.

Il Presepe è una rappresentazione ricca di simboli. Alcuni di questi provengono direttamente dal racconto evangelico.  Altri elementi appartengono ad una iconografia propria dell’ arte sacra. Dato  che i Vangeli canonici parlano della natività in modo molto vago tralasciando molti particolari scenografici nei personaggi e nelle ambientazioni, il presepe attinge largamente anche dai Vangeli apocrifi e da arcane tradizioni dimenticate. Tuttavia, alcuni aspetti derivano da tradizioni molto più recenti. Il presepe napoletano, per esempio, si caratterizza per la costruzione di pastori in terracotta e aggiunge alla scena molti personaggi popolari, osterie, commercianti e case tipiche dei borghi agricoli, tutti elementi palesemente anacronistici. Nel presepe Bolognese, invece, vengono aggiunti alcuni personaggi tipici. Il presepe genovese si realizza con pastori di legno, per quello pugliese si utilizza la carta pesta, il presepe siciliano viene realizzato con l’ aggiunta di prodotti tipici siciliani come rami d’ arancio e di mandarino.

 Daniele Romano

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