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Le opere di Dimitris Galiatsatos

Dimitris Galiatsatos “Memoriafuturo” è il titolo della mostra del pittore italo greco, ospitata dall’11 al 20 dicembre 2009 nell’Antro della Sirena Partenope in Castel dell’Ovo a Napoli.

      La ‘personale’, curata da Francesca Maresca e inaugurata dal sindaco Rosa Russo Iervolino, con il Patrocinio del Consolato di Grecia a Napoli, è stata promossa dall’Associazione Culturale “Orione” in collaborazione con l’Associazione Italo Greca di Cefalonia e Itaca “Mediterraneo”, la Comunità Ellenica di Napoli e Campania, la Federazione delle Comunità e Confraternite Ellenistiche in Italia, e porta proprio il nome del museo laboratorio promosso dalla Fondazione Europea di Partecipazione “Cefalonia-Corfù 1941/44”- “Memoriafuturo”.

      Alcune delle opere realizzate dall’artista nato a Cefalonia, che vive e lavora tra Italia e  Grecia, si ispirano al sacrificio di tanti italiani periti nell’eccidio della Divisione Acqui avvenuto a Cefalonia e a Corfù nel 1943;  una di queste, Math-ram,  fatta con ritagli di giornale (foto della strage di Troianata 2003), è stata donata al Museo di Cefalonia in occasione della visita del Presidente Napolitano il 25 aprile 2007; mentre “Il Martirio”, del 1995, tecnica mista su legno, con la corona di filo spinato (metafora storica del martirio di Gesù) esprime tutta la sua sofferenza per le vittime italiane dell’ infame rappresaglia nazifascista durante la seconda Guerra Mondiale. Le altre opere, rappresentate per lo più da sculture che sollecitano il riverbero di simboli, segni e orme, attingono a frammenti del vissuto personale dell’artista, ai ricordi d’infanzia, ad oggetti che incarnano la memoria collettiva e il desiderio di riscatto in un futuro di pacificazione.

      L’indagine di Galiatsatos spazia, dunque, dalla dimensione del passato a quella del futuro, in un viaggio metaforico e metastorico che attinge alla tradizione classica e bizantina nell’uso dei colori, ma tende a condurre l’arte alla riconquista della vita e del reale, attraverso l’utilizzo di oggetti  ritrovati o di materiali recuperati alla natura o tra i rifiuti,  con i quali crea immagini mistiche su tele fortemente materiche in cui affiorano i fantasmi dell’inconscio e della memoria. Pittura e scultura sono, in realtà, intrecciate quando l’artista viola la superficie della tela con materiali ‘poveri’ come fili di ferro, legno, terra, colla, colori, o quando utilizza oggetti di uso quotidiano quali lanterne e oliere compresse, a documentare il vissuto in una sorta di microuniverso del proprio percorso creativo.

      Peraltro l’artista, senza  distaccarsi completamente da una concezione introspettiva ed esistenziale, non cerca una risposta ai propri conflitti, ma li supera come attraverso un rito propiziatorio. Egli, quindi, mescola antico e moderno, pittura e scultura in una magica alchimia, dove l’azzurro, il rosso e il verde dei colori acrilici (le tinte della sua terra) si confondono con le pieghe della superficie scavata, e lamine e sprazzi d’oro, grazie ai particolari effetti della luce, creano un’intensa ed armonica figurazione ricca d’implicazioni emotive.

      Le sue mostre, personali e collettive, ospitate in Francia, ma soprattutto in Grecia e a Roma, dove l’artista ha vissuto per un decennio alla continua ricerca di uno spazio vitale, testimoniano la sua presenza ed il suo impegno nel sociale – supportati anche da pregnanti testi critici – e la volontà di una riconciliazione con il mondo.

      La mostra itinerante di Galiatsatos a Napoli è il naturale proseguimento della manifestazione “Settimana della memoria per la pace” svoltasi a fine ottobre ad Aversa, inaugurata a Taormina, trasferitasi a Bari, per poi concludersi a Venezia, città in vario modo legate al mondo greco e quindi luoghi idonei ad esprimere sentimenti ed intenti che da sempre accomunano i popoli del Mediterraneo.

      Attraverso le opere di Galiatsatos l’arte diviene così il massimo grado di espressione e punto di riferimento per un incontro e uno scambio interculturale.

 Francesca Bruciano

 

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