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La scomparsa del corsivo

La perdita della scrittura corsiva è una realtà assai bene documentata da sociologi, neurolinguisti, pedagogisti. E’ il risultato di un processo di omologazione culturale che si è accentuato con l’ avvento delle nuove tecnologie, ma soprattutto sottovalutando l’ importanza della scrittura corsiva che, in  molti casi, è stata relegata al ruolo di  Cenerentola nei programmi didattici.

La perdita della scrittura corsiva è una realtà assai bene documentata da sociologi, neurolinguisti, pedagogisti. E’ il risultato di un processo di omologazione culturale che si è accentuato con l’ avvento delle nuove tecnologie, ma soprattutto sottovalutando l’ importanza della scrittura corsiva che, in  molti casi, è stata relegata al ruolo di  Cenerentola nei programmi didattici.

La metà dei ragazzi italiani fra i 14 e i 19 anni ormai non riesce più a scrivere in corsivo.
L’associazione calligrafica italiana ha lanciato un allarme sulla poca attenzione alla scrittura a mano nelle scuole primarie. Scrivere in corsivo significa tradurre il pensiero in parole, in unità semantiche, scrivere in stampatello vuol dire invece sezionarlo in lettere, spezzettarlo, negare il tempo e il respiro della frase.
La calligrafia sta conoscendo una nuova stagione di gloria, il merito è in parte di una serie di ricerche scientifiche che vengono dall’America, la culla dell’ era digitale. Alcuni test condotti attraverso la risonanza magnetica nell’Università dell’Indiana hanno dimostrato che i bambini che hanno dimestichezza con la scrittura a mano dimostrano una maggiore attività neurologica nell’area del cervello predisposta all’apprendimento rispetto a quelli abituati alla tastiera del computer.
Scrivere a mano aiuta ad imparare anche secondo una ricerca dell’ niversità di Washington. Pare che i bambini che hanno sudato sulla calligrafia, nei temi esprimono idee più originali dei  maghetti del computer.
Oggi l’attenzione degli educatori comincia a guardare indietro: alla scrittura ritrovata.
In Inghilterra alcune scuole hanno preteso che i bambini mettessero negli zainetti  anche la stilografica. In Francia, nelle classi è tornato il dettato. E in Italia, sempre più insegnanti sono sensibili a un corsivo scorrevole e comprensibile nelle loro valutazioni.
Parlare della perdita  della scrittura corsiva non significa, però, demonizzare per forza la tecnologia digitale, i computer,  ma solo farci riflettere su quello che perdiamo, sul fatto che possa valere la pena di perderlo completamente o meno.
Il corsivo è una scrittura personalizzata  e sembra che abbia anche una valenza emozionale. Infatti, il neurologo  Jason Barton, dell’Università della Columbia Britannica, ha scoperto che mentre la lettura di un testo a stampatello attiva solo l’emisfero sinistro del cervello, che decifra il significato delle parole, il corsivo attiva anche, nell’ emisfero destro, l’area che impieghiamo per riconoscere  i volti e associarli alle emozioni.  Riconoscere la scrittura di una persona fa riverberare nel cervello tutte le emozioni e i ricordi a lei connessi.

Daniele Romano

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