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Giordano Bruno, filosofo ed iniziato

Il filosofo Giordano Bruno nacque a Nola nel 1548. Intendete, fu filosofo nel senso in cui manifestò una filo-Sophia. Un filo, una simpatia, per la Sophia. Giordano Bruno quindi era un mago? In una accezione elevata, si! Giordano Bruno fu bruciato per questo? Si! Era uno scotto che doveva pagare per essere ancora oggi argomento di discussione e di studi.

Il filosofo Giordano Bruno nacque a Nola nel 1548. Intendete, fu filosofo nel senso in cui manifestò una filo-Sophia. Un filo, una simpatia, per la Sophia. Giordano Bruno quindi era un mago? In una accezione elevata, si! Giordano Bruno fu bruciato per questo? Si! Era uno scotto che doveva pagare per essere ancora oggi argomento di discussione e di studi.

No, non chiudete il giornale con stizza. Io sto dicendo la verità a dispetto di tutti gli studiosi che privilegiano altri, e più comodi, aspetti. Aspetti che sia chiaro trattano delle sue opere, più che meritevoli, e dei suoi scritti. Se non fosse morto bruciato staremmo qui a parlarne? Sinceramente io credo di no!

E’ corretto il mio punto di vista, perchè di Giordano Bruno se ne parla tanto ed io non mi infilerei mai in una discussione o critica della sua filosofia, perchè esistono persone molto più qualificate di me per farlo. Però considerate questo, che è quello che mi ha detto un giovane trentenne, non laureato, non qualificato, che rivendicava il suo punto di vista ordinario perché: aveva “bazzicato” in Università. Io non bazzico in nessun posto ma ho un mio punto di vista non ordinario. Non è sufficiente “bazzicare” per averlo. “Bazzicando” si legge, si impara e si ripete. Mancherà sempre l’interpretazione. A poco serve fare citazioni se non portano novità. Le novità possono essere bocciate od interpretate. Fanno ed introducono dibattito. Punto.

A norma di questo potrà essere bocciata la mia interpretazione anche se mi avvalgo, per questo scritto, del mio punto di vista, non canonico e non ortodosso.

Prendiamo invece le mosse dalla magia così come viene intesa da un’iniziato che è niente altro che una manifestazione di volontà, che tutti i filosofi non jeratici tentano di definire e che la Sofia o sapienza sacerdotale delle cause lascia all’esame della intuizione umana e non definisce mai. (cfr. J. M. Kremmerz) “Che cosa intendiamo per iniziato? E da cosa l’iniziato si differisce dagli uomini volgari? Della parola “iniziato” viene fatto grande abuso, in particolar modo dopo la profanazione delle Logge Massoniche di rito scozzese e delle simboliche riformate. In verità, però, l’iniziato era colui che  poteva vantare  tale appellativo nel Grande Oriente di Luce Egizia, ovvero Scienza e Sapienza assoluta, oggi come negli antichi tempi, da trasferire solo a chi dopo un assiduo lavoro, ed un’efficace pratica della dottrina, aveva perfezionato, evoluto, sorpassato i gradini del mondo volgare per entrare nel mondo delle cause,  rinunciando a quello degli  effetti. Egli passa il fiume immenso delle sensazioni esteriori e sviluppa in lui l’uomo interiore, ovvero il Cristo Loquente, e diviene meritevole del nome di iniziato. Egli si è separato per parlare la doppia lingua dello spirito e dell’uomo”. (J.M. Kremmerz)

E’ cosa ed è fatto questo da tenere ben presente per parlare e per scrivere di Giordano Bruno. Fermiamoci ora al fatto che Giordano Bruno sia stato, potenzialmente,  un iniziato.

Cambiando scenario voglio ora  ricordare che  su X Times c’è una recente  intervista al   Risolutore, dei servizi segreti italiani, che parla in una domanda  dei poteri della mente.  Questi vengono definiti un’esperienza shockante dall’intervistato, che parla delle potenzialità di cambiare il destino della gente uccidendo una persona a distanza, attraverso un programma di condizionamento. Era necessario però avere un contatto diretto con la vittima che doveva essere conosciuto per essere assimilato. In pratica era “tecnicamente” un processo di “assimilazione” tra il “pensiero” di entrambi e dopo aver  usato ed  utilizzato l’uso dal vivo dell’immagine. C’era un operazione di dominio e collegamento, dove il più forte dominava a condizione di non provare odio ma indirizzando semplicemente l’energia. Un’operazione magica? Si! Ricordate i maghi e le fattucchiere che usano le foto per gli incanti? Il principio, esasperatamente, è lo stesso. Era naturalmente un’operazione “tecnica” di bassa magia, asettica, che non coinvolgeva i sentimenti e non coinvolgeva dal “vivo” le persone. Bassa magia, capitemi! Io però non devo scrivere un manuale di magia, per cui vi basti quello che ho detto ma tenetelo a mente.

Invece ora ritorniamo a parlare  del Nolano e, ovviamente,  della cosa da lui tentata, con tutte le difficoltà insite,  di trasferire  insegnamenti che appartengono al “cosmico”, perchè entra nel mondo delle “cause”. Sic et simpliciter! Noi infatti parleremo di Bruno che scrive e che parla di Mnemotecnica Magica, e quindi ci sembrava necessario quanto detto,  che giornalisticamente viene chiamato “cappello”, e che ha l’obbligo di introdurre correttamente l’argomento.

Considerate che ci troviamo nell’epoca di  Galileo che costruiva  la sua nuova scienza, in cui la sola logica era la matematica e soltanto la matematica. Bruno dal canto suo rifiutava in blocco  tutte le pedanterie logiche di matrice scolastica e parlando  di un universo infinito dove collocare “l’uomo nel mondo delle ombre” che, con parole sue era, “teso fra una morale delle opere e i pensieri di cose divine che alla fine lo divorano e lo annullano”. galileo

Queste erano le direttive e l’impostazione di Giordano Bruno per parlare di mnemotecnica, per parlare a contatto con Dio e con l’intero universo. Ovvero della mnemotecnica magica.

Bruno illustra i capisaldi della mnemotecnica magica, ovvero partendo  dalle figure delle “Carte della Memoria”.  I dettami delle figure sono rappresentanti i segni zodiacali, dalle quali deriveranno i decani. Sono 3 figure per ogni segno zodiacale. I disegni potranno essere utilizzati come supporto della memoria, all’interno dei quali troveranno spazio concetti, discorsi, brani. Per ricordare basterà farsi tornare alla mente le figure ed il particolare del disegno che “ospita” il relativo contenuto. Sia chiaro che quanto detto non è automatico e richiede preparazione. Quale sia questa, io non lo so e Bruno non l’ha detta.  Se ci si riesce la memoria diverrà sconfinata, attraverso un procedimento d’immaginazione che non va compreso ma assorbito. Naturalmente parliamo di immaginazione “visionaria”, che ha come fine la trasformazione dell’uomo che tende all’universale ed alla sapienza universale, quella che permette di contemplare l’universo nella sua interezza. E’ inutile dire altro, basta fissare alcuni termini ed alcuni capisaldi che fissano gli obiettivi di Giordano Bruno. Ovvero, portare l’umano al divino e fonderlo con esso.

Va ora illustrato il  criterio guida della mnemotecnica magica, che  risiede nel fatto che sussistono sterminati oggetti che possono rappresentare immagini operative, e nella realtà di fatto archetipi di oggetti reali, da scomporre ed introiettare nella mente.

Questa è la prima differenza operativa rispetto a quello esposto dal Risolutore, perchè si realizza operativamente non attraverso un’altra persona ma attraverso se stessi, fatto che sancisce una crescita. Una crescita paurosa. Memorizzate bene quello che sto scrivendo. Gli archetipi di cui parliamo sono un indice generale, da scomporre in sotto indici, sotto sotto indici, per scomporre e poi ricomporre gli oggetti introiettati e “visualizzati”. Omnicomprensivi per immaginazione. Un’immaginazione che “vede”, scompone e dirige. Questi sono i concetti   approfonditi da Giordano Bruno nel De Umbris Idearum, che parla sì dell’arte della memoria ad impronta magica, ma non dice ovviamente l’impegno profuso per  arrivare a dei risultati. Sarà stata pratica del pensiero, fatta, capita, rodata, guidata e posseduta? Decidete voi. Bruno propone nel De umbris idearum una dissertazione sulla natura delle “ombre” e sui concetti di “idee”,  chiaramente di indirizzo neoplatonico. Dopo le premesse teoriche, egli si affaccia alla delineazione delle immagini guida ed è la parte operativa. Quindi Giordano Bruno non è “filosofo” perchè parla di operatività, ovvero di rituaria e di rituale. Come ci si arriva? Andiamo avanti. Le figure sono simboliche, prese dall’opera di Agrippa “De Occulta Philosophia” ed indicano trentasei decani.

Le innovazioni di Giodano Bruno apportate  nelle immagini obbediscono ad un principio. Ovvero, immaginando nella mente quella figura essa per la propria forza ha il potere di modificare chi ha fatto tale operazione. Bruno espone la sua tecnica mnemonica, che era quella distribuita dall’ermetismo. Bruno effettuava ricerca.   Ricerca di un particolare segreto per spostarsi dal polo umano a quello divino o dell’universo.

Le carte della memoria rivelano quindi un significato  perdurante e Gabriele La Porta scrive su questo un saggio accompagnato da 36 carte illustrate da Walter Patriarca. E’ stato praticamente  interpretato il testo di Bruno, seguendo anche le indicazioni sul giorno è sull’ora in cui andavano impresse, secondo la traccia ermetica ricavata da Cornelio Agrippa. I decani sono anche terapeutici, ovvero preposti a donare pace e serenità. Bruno non ha mai dato, neanche qui,  un modello di interpretazione. Il saggio di La Porta è storico, che non va confuso dai praticanti di  arti esoteriche, magia, iniziati all’occulto. E’ un lavoro che è immaginario, come immaginario era inteso nell’Umanesimo ed il Rinascimento, per una corretta comprensione di ermetismo, secondo la concezione di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Immaginario significa aprirsi con la propria mente per arrivare alla comprensione dell’idea di Dio. La magia immaginativa è una sorella minore dell’ arte della memoria. La magia immaginativa è magia attraverso le immagini. Ovvero arte della memoria, ovvero dominio dei meccanismi mentali, attraverso forme ed espedienti mnemonici. Considerate che Bruno è il massimo esperto, per quei tempi, di tutta la filosofia ermetica. Tutto quello che è stato scritto sulla magia si trova nella sua testa. Impara a memoria tutto ciò che desidera imparare. Gli basta concentrarsi e vede, fotograficamente, le cose da mandare a memoria. Tecnica dei sofisti, dei latini e dei dominicani.

cornelio agrippaBruno quindi cerca le “idee pure”, e da ermetista imprime nella sua mente    i simboli dell’astrologia, che rappresentano le ombre più alte ovvero più vicine alle idee pure, molto vicine agli archetipi. Archetipi che sono indici della biblioteca dell’universo e costituiscono l’accesso alla “mente universale”. E’ magia questa? Si, è magia evolutissima! Dopo di che scaturiscono in caduta a valanga indici, sotto indici, sottosotto indici e tutto quello che vi grada. Queste sono le basi per le catalogazioni degli oggetti da riporre nelle scansie, nei recipienti, da lasciare per aria, da mettere sotto le scarpe, in testa ed in tutto quello che  vi grada visualizzare. Le immagini della memoria raffigurano,  ricavandole dalla tradizione ermetica ed in modo particolare da Cornelio Agrippa, i dodici segni zodiacali attraverso tre immagini per ognuno di essi.

Avremo pertanto la prima conformazione dell’Ariete con un uomo nero, di statura possente, avvolto in un candido mantello. Ed ancora per lo stesso segno, una donna non priva di grazia, vestita di una tunica bianca, coperta da un vero mantello fenicio impregnato di colore, con i capelli sciolti e incoronata di alloro. Ed ancore un uomo pallido, i capelli rossicci, vestito di vesti rosse, con un braccialetto d’oro a sinistra, un bastone di rovere (quercia) nella destra, mostrando il volto dell’inquieto e dello sdegnato poichè non può ottenere nè conservare i beni desiderati. E via di seguito per tutti i segni zodiaco.

Ed arriviamo alla fine  della vita di Bruno, che avviene non dopo aver incontrato Shakespeare, che dopo l’incontro con il Nolano fa diventare le sue commedie sempre più esoteriche, che rappresentavano la poetica ermetica più alta e sublime.  Si discute anche, od ancora, della pubblicazione dei manifesti dei Rosacroce, ovvero Fama e Confessio, mentre Shakespeare girava per l’Italia e per l’Europa…

Lo spazio ci è tiranno e quindi diciamo: “Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam” (”Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla”). Bruno non rifiuta la morte perchè ha scelto di morire  da uomo libero che ha colto gli impenetrabili  misteri dell’essere, e muore da  Guerriero mistico, affrontando un dazio ed accogliendo su di se un gravoso carico per diventare un esempio per le  future generazioni. La morte, per uno che concepiva l’universo come infinito, fatto di infiniti mondi, ma tutti riconducibili ad un unico Principio è solo un elemento di passaggio nel continuo divenire. Così Bruno rievoca il suo mondo più esoterico, che potremmo mettere in relazione con i Rosacroce, con i Templari, segnando una eventuale continuità’ tra il cammino filosofico e religioso dei cavalieri e quello del grande eretico. Come nel caso del riferimento, presente in “La cena delle ceneri” del 1584, all’onirico e simbolico viaggio verso quella che era la sede londinese dell’Ordine del Tempio. Un capitolo ancora tutto da scrivere. Tornando a noi, Bruno risiedeva a Parigi  nel 1585 quando fu invitato dal  nobile veneziano Giovanni Mocenigo a rientrare in Italia. Bruno fu stimolato dalla possibilità  di ottenere una cattedra di mnemotecnica presso l’ateneo di Padova. In seguito  Mocenigo non condivise le idee   eterodosse del filosofo e lo denunciò all’Inquisizione. Bruno fu sottoposto a processo per eresia  rimanendo in prigione per circa otto anni, mentre veniva discusso il procedimento a suo carico per eresia, condotta immorale e bestemmia.

brunoSurrealmente Papa Clemente VIII lo visita e lo ascolta: “Non sono solo in questa dimensione perchè tutto il mondo, fuori dell’apparire, è nella sua verità un sistema di interiori centri, di individuate tendenze che vogliono un congiungimento che deve invece rimanere inappagato. Sono brame disumanate che nell’essere mancanza e struggimento trovano la loro realtà dionisiaca solitaria. E pure sanno, queste interiorità, queste brame disumanate, che al di fuori di esse ne esistono altre a loro affini, altre interiorità, parimenti isolate e parimenti struggentesi nella loro eneliminabile individuazione. E verso di queste tendono eroticamente, essendo tutte avvinte le une con le altre da reciproco desiderio, ma che pure non è desiderio. E tutte coesistono in rale struttura metafisica che non patisce mutamenti. Sono un mosaico di musica più alta dell’udibile.” Il pontefice coglie in Bruno una grande pericolosità e  tenta di farlo ritrattare.

Rifiutatosi Bruno di ritrattare la proprie teorie  il Pontefice lo fa bruciare. Il Nolano fu arso vivo in Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600. Alla fine del XIX secolo, nel luogo del suo martirio fu eretta una statua dedicata alla libertà di pensiero. Bruno è morto? No! Bruno c’è. Ancora oggi.

Roberto Cristiano

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