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Da Padova a Napoli, un viaggio nel patrimonio artistico italiano

Da nord a sud dello stivale, l'Italia non manca mai di sbalordire, così si scopre che l'attaccamento dei cittadini per il proprio patrimonio artistico e culturale non cambia da Padova a Napoli.
Padova, Palazzo Zuckermann. Percorrendo l'asse che conduce in pieno centro ci si imbatte in questo possente edificio affacciato sull'arena romana, la Cappella degli Scrovegni e i musei civici agli Eremitani. Palazzo Zuckermann viene considerato una delle costruzioni simboliche della Padova borghese,  progettato dal milanese Filippo Arosio e realizzato tra 1912 e '14. All'entrata si viene accolti gentilmente dai custodi.

Da nord a sud dello stivale, l’Italia non manca mai di sbalordire, così si scopre che l’attaccamento dei cittadini per il proprio patrimonio artistico e culturale non cambia da Padova a Napoli.
Padova, Palazzo Zuckermann. Percorrendo l’asse che conduce in pieno centro ci si imbatte in questo possente edificio affacciato sull’arena romana, la Cappella degli Scrovegni e i musei civici agli Eremitani. Palazzo Zuckermann viene considerato una delle costruzioni simboliche della Padova borghese,  progettato dal milanese Filippo Arosio e realizzato tra 1912 e ’14. All’entrata si viene accolti gentilmente dai custodi.

Fa parte del loro lavoro, del resto, e si procede senza pensarci. Giunti al piano nobile è sufficiente chiedere un’indicazione a un altro addetto per avviare una piacevole conversazione sulle vicende del palazzo, voluto da Enrico Zuckermann, grande industriale fondatore di una fabbrica di bottoni e minuterie metalliche. Con il caratteristico garbo padovano e malcelato orgoglio il custode elogia la ricchezza delle collezioni di arti applicate e decorative esposte: oltre duemila oggetti, dai gioielli ai mobili, dagli intagli ai tessuti. Invita a soffermarsi sui preziosi cassettoni seicenteschi intarsiati, gli antichi manufatti legati alla devozione (dai crocifissi ai calici, dagli ostensori ai paramenti), gli oltre quattrocento gioielli di alta fattura (dagli anelli alle spille da cravatta). Alla fine del percorso il custode invita a proseguire la visita al piano superiore, dov’è la collezione ‘Bottacin’. Salite le scale, non si fa in tempo a entrare e già si odono le parole di un altro impiegato che sta suggerendo ai visitatori di  ammirare le sculture di Canova (busto del doge Renier) e le settecentesche quattro stagioni in alabastro, ma anche la ricchissima collezione con monete di qualsiasi epoca,  per cui il Museo Bottacin viene considerato uno degli istituti numismatici più prestigiosi d’Europa.
L’orario di chiusura si avvicina e, purtroppo, bisogna interrompere la piacevole conversazione.
Napoli, Chiesa di S. Maria in Portico a Chiaia. Giungendo dalla riviera, in fondo alla strada  colpisce la facciata barocca attribuita a Cosimo Fanzago. A spingere alla visita è stato il desiderio di ammirare il presepe ligneo seicentesco, il più antico conosciuto che presenti figure a grandezza naturale. La gentile accoglienza del sagrestano non sbalordisce, data l’istintiva socievolezza dei napoletani, ma mentre si osservano le statue dai ricchi tessuti e dalle vivaci espressioni barocche, giunge il diacono che con eleganza d’altri tempi  introduce agli altri tesori. Ecco la preziosa icona in lamina d’oro e pietre dure che dà il nome alla chiesa e riproduce quella venerata a Roma in S. Maria in Portico in Campitelli: raffigura la Vergine con il Bambino, secondo l’iconografia bizantina. A volere l’edificazione a Napoli fu la duchessa di Gravina, Felicia Maria Orsini nel 1632.  E i richiami alla Madonna sono presenti anche nell’affresco di scuola giordanesca sullo sfondo della cantoria, dedicato alla ‘Gloria nel nome di Maria’ . Con la passione di chi ama il patrimonio della propria città, il diacono illustra il pregio dei marmi policromi dell’altare di Domenico Antonio Vaccaro e i raffinatissimi antichi stucchi delle volte. Mentre indica le pregevoli tele alle pareti, consegna un pieghevole realizzato dagli studenti dell’Istituto ‘De Sanctis’ (che ha adottato il monumento), un depliant sulla chiesa e la pubblicazione ‘Notizie dal Portico’ (da lui curata mensilmente con appuntamenti liturgici ma anche informazioni storico-artistiche).
Da nord a sud dello stivale, nel 150°  anniversario dell’Unità, ecco un bell’esempio di fratelli d’Italia uniti dalla passione per la propria terra.

Domenico Allocca

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