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Alda Merini, otto anni fa l’addio alla poetessa schiva

Quando pensiamo alla poesia al femminile del Novecento, non possiamo non associarla ad Alda Merini. Otto anni fa, il primo novembre, a causa di un tumore osseo si spegneva la poetessa milanese classe 1931 e, come in molti casi, fama e popolarità si incontrano solo post mortem per crearne il mito. Donna fragile e controversa, ha dedicato tutta la vita alla poesia, sua unica e autentica passione.

Timidezza e riservatezza hanno delineato i tratti di una donna schiva, poco socievole ed incline ai convenevoli: se le si diceva che era una grande poetessa citata da Quasimodo, Pasolini, Manganelli, sorrideva nel pensarsi intenta a lavare i pavimenti come “una servaccia”, perché era nei gesti pedestri, quotidiani a riconoscersi.

Tutta l’attività letteraria è stata segnata dall’esperienza devastante del manicomio, che la Merini conosceva bene, i gravi disturbi bipolari e le fasi depressive devastanti di cui soffriva sono stati al contempo trappola e fonte di ispirazione artistica, marchio indelebile di alienazione. E nonostante avesse conosciuto la disperazione, la sua poesia ha inneggiato alla gioia e alle passioni, ha aperto una finestra sul suo mondo interiore, in un bisogno imprenscindibile di comunicare l’amore e la bellezza che è ovunque, e che il poeta sublima.

La Merini è diventata un simbolo in un mondo appannaggio degli uomini a suo dire, perché dietro ad una donna pensante, autonoma e sicura di sé, ci sono pregiudizi atavici e resistenze mai superate. Proprio alle donne, alle mamme e a quelle meno giovani aveva dedicato una delle sue ultime poesie: “I ghiacciai sono tutte le lacrime rapprese delle madri su cui vanno gli sciatori, queste lacrime non si sono mai sciolte”.

Se poi le si chiedeva di cosa avesse bisogno, la Merini non riuscendo a non pensare ai più bisognosi, rispondeva che avrebbe voluto disporre di molti soldi, perché è nella carità giornaliera il senso più autentico dell’esistenza umana. Il poeta in fondo è anche un grande fatalista.

 

Marita Langella

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