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Al via le “Giornate Fai di Primavera”

Una macchia rosa nell’azzurro di acqua e cielo, sono centinaia di fenicotteri che soggiornano tranquillamente a Valle Foce di Comacchio. Si tratta solo di una delle visite organizzate dal Fai ferrarese il 15 e 16 maggio. Curiosi e appassionati possono anche ammirare l’Impianto idrovoro di Codigoro, il Palazzo Naselli-Crispi di Ferrara e l’Oratorio della Crocetta di Cento. Sono ben quattro, infatti, gli appuntamenti che quest’anno la vulcanica capo delegazione ferrarese, Barbara Pazi ha predisposto con l’ausilio del suo team di infaticabili volontari.

Alla Stazione Valle Foce di Comacchio per i visitatori è pronta un’esperienza multipla. Il percorso ha inizio partendo da 2500 anni fa: la prima tappa infatti li porta a scoprire l’antica civiltà di Spina, immergendosi nell’atmosfera ricreata grazie alla ricostruzione di una porzione dell’insediamento abitativo spinetico, che invece giace ancora per la maggior parte sepolto tra le dune di queste meravigliose valli.

La seconda tappa svela l’antica tradizione della pesca tra casoni, ‘lavorieri’ (strutture immerse nell’acqua e deputate alla cattura del pesce) e imbarcazioni particolarissime: dalla barca usata per trasportare il pescato ancora vivo e fresco per migliaia di chilometri seguendo la costa (il natante è bucherellato in modo da consentire la semi-immersione) a quella snella con il fondo piatto che permette di spostarsi agilmente tra le valli, solo per citarne due.

Infine, c’è il bird watching della terza tappa: lo spettacolo di centinaia di fenicotteri rosa che vivono senza problemi in un habitat accogliente insieme a cavalieri d’Italia, aironi, oche selvatiche, gabbiani e tanti altri volatili. Camminando in questi luoghi, il visitatore è colpito dal coro dei versi prodotti da tanti uccelli diversi. Ad accompagnarli i volontari comacchiesi, entusiasti di mostrare  uno scrigno unico di natura e storia.

A una manciata di chilometri di distanza, ecco l’Impianto idrovoro di Codigoro, dove – invece –  sono gli Apprendisti Ciceroni della classe IV B dell’istituto tecnico ‘G.B. Aleotti’ (guidati dall’instancabile professoressa Paola Di Stasio) a condurre il pubblico alla scoperta di un’altra affascinante epopea ferrarese: la conquista della terra… asciutta, sottratta alla palude attraverso imponenti interventi di bonifica. Si tratta di cinque impianti che costituiscono uno dei complessi idraulici più significativi d’Italia e del mondo, è stato realizzato tra il 1872 e il 1874, ma più volte ampliato. Tra le tante curiosità: due pompe storiche ancora in condizione di  funzionare.

Spostandosi verso ovest, si raggiunge Ferrara e il cinquecentesco Palazzo Naselli-Crispi. Qui gli onori di casa sono fatti da volontari Fai e alcuni dipendenti del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, che ha sede in questi pregevoli ambienti. Si tratta di una ‘prima visione’, poiché l’edificio  riapre dopo un significativo intervento di recupero. La struttura è opera di Girolamo da Carpi, architetto e pittore ferrarese, che lo progettò negli anni Trenta del ‘500 per Giuliano Naselli, protonotario apostolico e canonico della cattedrale estense. Nella facciata di caratteristico cotto ferrarese spicca il portale di bugnato marmoreo bianco e rosa, mentre per il cortile interno il suo autore si è ispirato al Teatro Marcello di Roma con arcate a due ordini. Anche qui, tra le tante curiosità, l’affresco della ‘Madonna con Bambino’, dipinto dallo stesso Carpi.

Ancora in viaggio verso ovest si giunge a Cento, dove l’Oratorio della Crocetta accoglie i visitatori sin dalla fine del XIV secolo, sono del 1388 – infatti- alcune testimonianze scritte, che fanno riferimento all’altare dedicato alla “SS.ma Croce, alla SS.ma Vergine Maria e a S. Antonio Abate”. Qui i viaggiatori sono di casa. Si tratta, infatti, di una meta antichissima di pellegrinaggio.

E’ possibile ancora oggi leggere l’anno e il nome di chi vi è passato e ha voluto scriverli di proprio pugno sui mattoni esterni, mentre all’interno si possono ammirare policromi affreschi di santi. Ancora curiosità: durante recenti operazioni di recupero architettonico sono emersi frammenti di pitture ancora più antiche di quelle normalmente visibili ma anche monete, maioliche e una misteriosa sepoltura. Ritornando all’esterno, i visitatori possono incamminarsi in un percorso di pilastrini votivi, che testimoniano quanto il luogo sia stato frequentato nel corso del tempo, oppure fare ritorno a casa, dopo un’intensa giornata Fai di primavera.

Domenico Allocca

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