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A Pozzuoli va in scena Virgilio

Nei giorni 11, 12 e 13 settembre, nel contesto scarno e suggestivo del Rione Terra di Pozzuoli la Compagnia dei Narratori dell’Arte di Mani e Vulcani ha messo in scena “Allo tempo di Virgilio” di Massimo D’Antonio, un genuino pezzo di teatro sulla leggenda di un poeta che depose la corona di alloro per salvare una città.

Nei giorni 11, 12 e 13 settembre, nel contesto scarno e suggestivo del Rione Terra di Pozzuoli la Compagnia dei Narratori dell’Arte di Mani e Vulcani ha messo in scena “Allo tempo di Virgilio” di Massimo D’Antonio, un genuino pezzo di teatro sulla leggenda di un poeta che depose la corona di alloro per salvare una città.

Lo spettacolo, che ha avuto quali sponsors eccellenti il Comune di Pozzuoli e l’Assessorato al Turismo della Regione Campania, si è avvalso dell’efficace direzione artistica di Antonio Di Martino e della sapiente regia di Pippo Cangiano, i quali, in un atto unico ispirato alla leggenda popolare di Virgilio, hanno saputo evocare con suggestive parole e musiche  le  millenarie memorie storiche di Napoli e dei Campi Flegrei. Senza il Rione Terra, antica Acropoli della città di Pozzuoli, e senza l’intera area dei Campi Flegrei, terra delle divinità infere, non potremmo comprendere il fascino, le atmosfere, gli scenari e la poesia di cui si sostanziano le leggende e i miti tramandatici nei secoli. Leggenda vuole, infatti, che proprio nella misteriosa città nascosta nel cuore del Monte Barbaro, poco distante dal Rione Terra, Virgilio si sia recato col suo discepolo Filomeno  per delle ricerche e vi abbia trovato un misterioso libro di scienze occulte, dal quale avrebbe appreso quella magia che secondo le leggende gli consentì di proteggere la sua amata città.

Per tornare alla rappresentazione, Allo tempo di Virgilio”, spettacolo ispirato al manoscritto “Cronaca di Partenope” di età angioina, è una sorta di rivisitazione della “Fabula Vergiliana”,(un percorso che si esplica tutti i venerdì sera nei luoghi sottostanti il Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore alla scoperta dei simboli e dei rituali che avvolgono la Napoli del mito) trasposta in chiave teatrale e arricchita da effetti sonori e vocali, resi con rara perizia dal giovane gruppo musicale “Macchia Mediterranea” e dalla voce solista di Tiziana Carnevale, folk singer versatile, sensibile e polidialettale. In poco più di un’ora la compagnia ha animato una vivace rassegna di personaggi, come zingare, femmenielli, ianare, sibille, anime pezzentelle, diavoli danzanti e monacielli, oltre all’immancabile Pulcinella; con felice scelta scenica Pippo Cangiano, regista dello spettacolo, ad intervalli è apparso in video dando voce alla figura di Filomeno e recitando passi della “Cronaca di Partenope”, mentre Massimo D’Antonio si è esibito con prènsile immediatezza nel ruolo di narratore.

Una rappresentazione curata nei particolari, dunque, ricca di energia e di pathos, che ha proiettato il pubblico in una magica dimensione spazio-temporale, grazie alla bravura di tutti gli artisti, che hanno fatto rivivere il fascino di antiche leggende, miti, credenze e superstizioni di una città avvolta nel limbo, in perenne lotta tra il bene e il male;  una città che forse non riesce più a sognare e che talvolta appare quasi rassegnata, in attesa che il “miracolo” (ma quale?) possa compiersi. Grande merito infine va riconosciuto alle coreografie di Erna Muto e ai costumi di Rossella Rosa Montella, le quali hanno dato un tocco di armonia e di colore al tutto, lavorando di cultura, istinto e fantasia.

Francesca Bruciano

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