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ARDITI D’ITALIA

Un percorso dagli Arditi, tra cimeli e storia delle guerre

Anticamente quello degli Arditi fu un corpo speciale della fanteria del Regio Esercito nella Guerra del 15-18 voluto dal Principe Umberto I; nella storia rimane l’impresa di Fiume la battaglia più famosa combattuta dagli Arditi, a cui partecipò anche Gabriele D’Annunzio.

Il 76º Reggimento fanteria Napoli è stata un’unità dell’esercito italiano che trae origini dal 6º Reggimento Granatieri costituito a Firenze il 16 aprile 1861 che insieme al 4º Reggimento della Brigata Granatieri di Lombardia serve a costituire la Brigata Granatieri di Napoli. Costoro nacquero durante la prima guerra mondiale, come corpo speciale dell’esercito italiano. La loro istituzione era stata anticipata in qualche modo, nel ‘14, dalla creazione di gruppi d’esploratori addestrati ad agire dietro le linee nemiche, all’interno di ciascun reggimento dell’esercito. Peraltro, è diffusa anche la concezione popolare, che considera formazioni antesignane degli arditi le cosiddette Compagnie della morte, pattuglie speciali di fanteria o del genio, adibite al taglio o al brillamento dei reticolati nemici e contraddistinte dall’impiego di particolari corazze ed elmetti. Nella primavera del ‘17, poi, per uscire dall’impasse determinato dalla guerra di trincea, per iniziativa del colonnello Giuseppe Bassi furono istituiti i primi reparti d’assalto autonomi, formati da veri e propri professionisti del rischio e inseriti in seno alle compagnie e ai battaglioni dell’esercito, che al tempo della disfatta di Caporetto ascendevano al numero di 27. E proprio questi reparti, attraverso lo sfondamento della linea del Piave, consentirono nel novembre e del ‘18 la vittoria finale sull’esercito austroungarico, venendo sciolti nel gennaio del ‘20, per consentire la riorganizzazione dell’esercito italiano.

È un viaggio nella memoria storica, il piccolo museo tenuto dall’Associazione Nazionale Arditi d’Italia, nei locali della torre aragonese di Porta Capuana: l’Onore, raccoglie decine di cimeli risalenti al I e al II conflitto mondiale, ricordi delle 4 Giornate di Napoli, e tanti oggetti di guerra, bandiere, documenti, busti, dipinti; tuttavia il piccolo tesoro bellico. Le scale d’accesso al sacrario, dove si conservano oltre a fucili, elmetti, bisacce delle Campagne ‘40-45, anche i resti dei martiri d’Otranto risalenti al XV secolo, eroi che rifiutarono Nel dopoguerra gli Arditi, che avevano raggiunto ormai il numero di circa quarantamila, si riunirono nell’Associazione nazionale Arditi d’Italia (A.N.A.I.), fondata dal capitano Mario Carli, tra i primi ad aderire al fascismo, insieme con molti associati. Al sodalizio il regime conferì nell’ottobre del ‘22 la forma di Federazione, che meglio ne favoriva il controllo, e gli Arditi parteciparono all’impresa fiumana, ispirata da d’Annunzio, instaurando nella città di Fiume la Repubblica del Carnaro, poi distrutta dall’esercito italiano, con l’ausilio d’un nucleo di squadristi fascisti, nel tristemente famoso Natale di Sangue.

L’assalto squadrista alla sede del quotidiano socialista Avanti!, consumatosi il 15 apr ‘19, scosse intanto le coscienze di numerosi Arditi, finché nell’estate del ‘21 la sezione romana dell’A.N.A.I. diede vita, viceversa, per iniziativa di Argo Secondari, ex-tenente delle Fiamme nere, alla formazione degli Arditi del Popolo, iI movimento antifascista della storia d’Italia organizzato militarmente. Nel distintivo del nuovo movimento figurava sempre il teschio, ma con il pugnale e gli occhi rossi, ed esso, con la sua contrapposizione allo squadrismo fascista, incontrò il favore di comunisti (i quali ne costituirono l’ala maggioritaria), anarchici, repubblicani e socialisti, raggiungendo il numero di 20mila aderenti all’incirca, ma anche di oltre trentamila simpatizzanti, secondo alcune stime. La sua azione più significativa si ritiene essere stata la difesa di Parma dallo squadrismo fascista nel ‘22, da parte di 350 Arditi del Popolo, alla quale seguì una dura reazione squadristica. 

A Napoli saranno proprio alcuni Arditi, con i loro figli dai 13 ai 16 anni che parteciperanno alla difesa della cità nelle famose Quattro giornate: infatti, a Porta Capuana un gruppo di 40 uomini si insediò, con fucili e mitragliatori, in una sorta di posto di blocco, uccidendo 6 soldati nemici e catturandone altri 4, mentre combattimenti si avviarono in altri punti della città come al Maschio Angioino, al Vasto e a Monteoliveto. Dopo, molti di costoro che persero i parenti per le Quattro Giornate, crearono l’Associazione Arditi d’Italia a Napoli, in memoria delle due Guerre e per le Quattro Giornate. È un viaggio nella memoria storica, il piccolo museo tenuto dall’Associazione Nazionale Arditi d’Italia, nei locali della torre aragonese di Porta Capuana. Il torrione, chiamato “Onore” – l’altro, a sinistra è denominato “Virtù” – raccoglie, infatti, decine di cimeli risalenti al primo e al secondo conflitto mondiale, ricordi delle Quattro Giornate di Napoli, e tanti oggetti di guerra, bandiere, documenti, busti, dipinti; tuttavia il piccolo tesoro bellico.

Il Museo degli Arditi d’Italia a Napoli è poco conosciuto, mandato avanti e completamente gestito da un gruppo di persone anziane che hanno combattuto nelle famose Quattro Giornate di Napoli; c’è Fusco Salvatore, il tesoriere del Museo, figlio di un vero ‘Ardito’, che mostra orgoglioso una vecchia foto ingiallita dal tempo: «Io ero la mascotte degli Arditi. Mio padre mi portava sempre qui; mi ha insegnato il valore, l’amore per la Patria; dal 1943 è questa la mia casa». Antonio Trapani, un reduce delle Quattro Giornate di Napoli, appartenente alla Scuola “Truppe Corazzate” di Caserta: «Io ho combattuto durante le Quattro Giornate di Napoli: ero solo un ragazzino e lanciavo contro i tedeschi le pietre che trovavo in terra; costruimmo una trincea a piazza Carlo III, ma questi ricordi pare che non interessino più a nessuno». Abbruzzese Pasquale, nipote di un altro ‘Ardito’, ha voluto far sistemare un epitaffio marmoreo nei sotterranei del Sacrario, dove vengono custodite alcune armi, elmetti della Prima e Seconda Guerra Mondiale, bandiere di guerre logore del fumo di antiche battaglie, teschi, mitragliatrici e tanto altro ancora, ma soprattutto alcune resti/ossa dei Ss. Martiri d’Otranto.

Il Presidente del Museo, il dottor Aldo Parrella, appartenente in passato al “Battaglione Folgore”, ci spiega che solo qualche volta, grazie all’Assessore della giunta comunale Rispoli, il Museo ha ricevuto in passato alcuni sovvenzionamenti e rimborsi. Oggi la Sovrintendenza è assente, la Regione e la Provincia neppure rispondono alle richieste degli Arditi e il Comune si limita a pagare la bolletta della luce. Gli Arditi di Napoli, seppur pochi e con le spalle incurvate dal peso degli anni, continuano a partecipare alle manifestazioni più emblematiche della storia d’Italia, come per esempio per il 2 giugno, il 25 aprile e il 4 novembre, a cui vengono invitati direttamente dalla Prefettura. Non è semplicemente nostalgia quella che si respira al Museo, ma è onore: «Tutti i giorni la bandiera Italiana sventola in questo Museo; quando il Paese è in lutto la issiamo a mezz’asta» confessa gonfio d’orgoglio Salvatore Trapani, e al suo spirito si aggiungono tutti gli altri componenti del Museo.

Marco Fiore

 

 

 

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