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De Sangro… il Cristo velato

Un’opera che vela la grande arte del Sanmartino

L’opera del Cristo velato, posto al centro della navata centrale doveva originariamente essere scolpita da Antonio Corradini, già autore della Pudicizia, del Decoro e della statua dedicata a Paolo di Sangro, ma già ottantaquattrenne, morì nel 1752 senza riuscire a completare l’opera, ma realizzandone solo un bozzetto in terracotta. Raimondo fu quindi costretto ad affidarsi al talento di Giuseppe Sanmartino, che ebbe così l’opportunità di realizzare «una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua».

Il Sanmartino, in ogni caso, tenne poco conto dei bozzetti precedentemente disegnati dal Corradini, ripartendo quindi con un nuovo progetto. Si trattava di un Cristo, sdraiato su un materasso, con il capo sorretto da due cuscini e inclinato lateralmente, il cui corpo è ricoperto da un velo che aderisce perfettamente alle forme del viso ed al corpo stesso, tanto che sono visibili le ferite del martirio.

Al lato si trovano gli strumenti del supplizio: una realistica corona di spine, una tenaglia e dei chiodi, uno dei quali sembra quasi pizzicare il velo del sudario. In questo caso la lettura è di un corpo morto che traslucida il velo, madido di sudore e liquidi della morte, il sudario o sacra sindone diviene il senso della Ragione, fisicamente uomo nel corpo e nei simbolismi. Così in contrapposizione i simboli della passione, resi più grandi, per sottolinearnee il senso simbolico, indicano la divinità e la spiritualità del personaggio ovvero Cristo. È proprio il velo l’elemento della statua più notevole e che meglio evidenzia l’abilità dello scultore, il Sanmartino riuscì a imprimere al panno una plasticità ed un movimento che si discostano dai più rigidi canoni del maestro veneto. Il velo aderisce alle ferite del corpo del Cristo e al costato scavato, mettendone ancora più in luce, anziché nasconderle, il dolore e la sofferenza.

Marco Fiore

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