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Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate: ѐ legge

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di Lino Lavorgna* 

Con 206 voti favorevoli e 104 contrari l’Aula della Camera istituisce la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate per il 4 novembre. Già approvato in Senato nel luglio scorso, il provvedimento diventa legge.

Il primo vagito della festività si ebbe il 4 novembre 1919, primo anniversario dell’armistizio con l’Impero austro-ungarico, in un clima di forte contrapposizione politica per l’ostilità manifestata dai socialisti, contrari all’entrata in guerra dell’Italia e quindi contrari anche a celebrarne la vittoria.

Dopo alterne vicende nel Ventennio fascista, la data fu ripristinata come festività nazionale nel 1944, per poi assumere la definizione di “Giorno dell’unità nazionale” nel 1949. Da allora, sia pure senza un decreto normativo, la festività fu dedicata anche alle Forze Armate e sublimata dalle stupende parole del presidente Einaudi: «Esaltare la data del 4 novembre significa non soltanto rievocare una pagina di storia gloriosa, ma anche tener fede alle generazioni immolatesi nel presagio di Vittorio Veneto e penetrarne il perenne monito che la salute del Paese poggia sulla concordia di tutti i suoi figli nel culto degli ideali di Patria e libertà.

In questo spirito, anche e soprattutto le Forze Armate, depositarie di una così illustre tradizione, si apprestano a celebrare quella che è stata a buon diritto prescelta a loro “giornata”».

Nel 1977, approfittando della crisi energetica, le forze di sinistra, che non avevano mai digerito la festività,  ebbero facile gioco nel sopprimerla adducendo come scusante la necessità di aumentare i giorni lavorativi.

In un clima che registrava  giorno dopo giorno il declino dei valori patriottici, soppiantato dal vento post-sessantottino, la festività perse progressivamente importanza. Del tutto assente il coinvolgimento dei giovani e delle scuole nelle annuali celebrazioni, spostate alla prima domenica di novembre e ridotte a un mesto rito con scarso risalto mediatico.

Nel 2018, un ufficiale dell’Esercito Italiano in quiescenza, il tenente Pasquale Trabucco, insieme con altri militari, fondò un comitato per il ripristino della festività nazionale del 4 novembre quale “Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate”.

Con una determinazione al limite dell’impossibile, partendo da Predoi, in provincia di Bolzano, percorse 1400 chilometri a piedi, sventolando il tricolore in 43 comuni con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica al rispetto di quei sacri valori per i quali milioni di connazionali avevano immolato la vita. Il viaggio si concluse a Capo Passero, in provincia di Siracusa. Dalla Sicilia partì in aereo per Roma per rendere omaggio al Milite ignoto, in una toccante cerimonia, il 27 marzo 2019. (Cliccare qui per il video)

Le sue gesta sono state racchiuse in un testo di grande successo, presentato in oltre cento città d’Italia: “L’ombra della vittoria – Il fante tradito”, edito da Albatros. Nella presentazione tenutasi a Caserta, il 18 novembre 2021 (cliccare qui per il video), come monito per il superamento di ataviche divisioni, che dovrebbero appartenere alla storia e non all’attualità, imperiose e da scolpire sulla pietra risuonarono le parole del Generale Massimiliano Quarto, che all’epoca comandava la Brigata “Garibaldi”: « Noi (militari, N.d.R.) vestivamo l’uniforme il 25 aprile, il 2 giugno, il 4 novembre.

Il quattro novembre è l’unica festa che unisce: se facciamo delle riflessioni, sul 25 aprile ci sono ancora delle divisioni; il 2 giugno è un momento di divisione nonostante rappresenti la nascita della Repubblica, perché oltre dieci milioni di persone scelsero la Monarchia. Tra queste tre feste, l’unica che abbia unito l’Italia, da nord a sud, è il 4 novembre.

E ciò può essere motivo di riflessione per le autorità politiche, perché noi siamo dei soldati, continuiamo ad esserlo fino alla fine, ma crediamo nel primato della politica in quanto espressione della volontà del popolo.

Il popolo, però, va motivato, va spinto a ragionare su queste cose e vanno coinvolti soprattutto i giovani, gli studenti, che rappresentano il futuro del nostro Paese. Abbiamo detto che se non conosciamo il nostro passato non abbiamo futuro. Sì alla festa, pertanto, ma si coinvolgano soprattutto i giovani e gli studenti».

Nel provvedimento divenuto legge, l’auspicio del generale Quarto, che di fatto ha reiterato quando più volte ribadito dal Comitato “Trabucco”,  ha trovato ampio risalto.  Si legge testualmente, infatti: «Le istituzioni nazionali, regionali e locali e gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nel rispetto dell’ autonomia scolastica, possono promuovere e organizzare cerimonie, eventi, incontri, conferenze storiche, mostre fotografiche e testimonianze sui temi dell’Unità nazionale, della difesa della Patria, nonché sul ruolo delle Forze armate nell’ordinamento della Repubblica, anche con riferimento alle specificità storiche e territoriali».

Un bel passo avanti, quindi, può ritenersi compiuto. Quanto ciò sia importante, anche alla luce delle drammatiche vicende attuali, non può sfuggire a nessuno. Le Forze Armate costituiscono un elemento di raccordo e di coesione perché tutti dobbiamo “riconoscerci” in esse, a prescindere dalle idee politiche.

I venti di guerra che soffiano sul cielo d’Europa impongono una maggiore attenzione nei confronti di chi è pronto a sacrificare la propria vita per difendere quella altrui, stroncando quell’ostracismo ammantato di banalità praticato dai “pacifisti de noantri”, adusi alle allegre scampagnate denominate “marce della pace”, con le quali ritengono di fermare i carri armati di chi tenta (e purtroppo vi sta riuscendo anche per l’ignavia occidentale) di spostare all’indietro le lancette dell’orologio. “Si vis pacem, para bellum”è un concetto che non ha mai cessato di essere attuale.

Ben venga la legittimazione della festività, quindi, e possa questo provvedimento fungere da prodromo per quella “pacificazione” che è ancora un obiettivo lontano, da perseguire con la stessa determinazione che Pasquale Trabucco ha inferto alla sua attività a sostegno di una nobile causa. Una pacificazione che troverebbe linfa vitale se fosse proprio il 4 novembre a fungere da primaria festa nazionale.

*(Presidente Associazione Nazionale Bersaglieri – Regione Campania)

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