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Usa: a novembre persi 533mila posti. Obama: “La crisi peggiorerà”

La recessione è già costata quasi 2 milioni di posti di lavoro, «è per questo che abbiamo bisogno di un piano di ripresa economica che crei almeno 2,5 milioni di posti di lavoro nei prossimi due anni». Così il presidente eletto Barack Obama commenta i pesanti numeri relativi al mercato del lavoro nel mese di novembre, con il peggior risultato da 34 anni a questa parte. «È il momento di rispondere con urgenza a una crisi che ci offre anche la possibilità di trasformare la nostra economia e migliorare la vita». Obama sostiene però che la situazione è destinata a peggiorare prima dell'inizio di una ripresa: «Non ci sono scappatoie veloci o facili da questa crisi, che covava da molti anni».

La recessione è già costata quasi 2 milioni di posti di lavoro, «è per questo che abbiamo bisogno di un piano di ripresa economica che crei almeno 2,5 milioni di posti di lavoro nei prossimi due anni». Così il presidente eletto Barack Obama commenta i pesanti numeri relativi al mercato del lavoro nel mese di novembre, con il peggior risultato da 34 anni a questa parte. «È il momento di rispondere con urgenza a una crisi che ci offre anche la possibilità di trasformare la nostra economia e migliorare la vita». Obama sostiene però che la situazione è destinata a peggiorare prima dell’inizio di una ripresa: «Non ci sono scappatoie veloci o facili da questa crisi, che covava da molti anni».

 

BUSH: «PREOCCUPATO PER AUTO» – Anche il presidente uscente, George Bush, ha commentato i dati sull’occupazione riconoscendo che gli Stati Uniti sono in piena recessione e che bisogna «andare alle radici» della crisi per riportare in salute l’economia. Ha inoltre garantito, tramite le parole del portavoce della Casa Bianca Scott Danzel, che l’amministrazione Bush si occuperà di portare a termine il piano di stimoli all’economia e sarà il presidente eletto Barack Obama ad occuparsi di un nuovo pacchetto di misure. Nella conferenza stampa Bush si è detto particolarmente preoccupato per la situazione delle compagnie automobilistiche, e non esclude l’ipotesi di fallimenti. Allo stesso tempo ha espresso forti dubbi sugli aiuti alle industrie del settore, ovvero sull’ipotesi di «soldi dei contribuenti versati a quelle compagnie che potrebbero non sopravvivere». Bush ha concluso affermando che «è importante che il Congresso agisca la prossima settimana su questo piano. Ed è importante che ottenga la garanzia che i soldi dei contribuenti verranno poi restituiti se verranno versati alle compagnie».

GM: VIA ALTRI 2MILA LAVORATORI – Anche gli stessi vertici delle case automobilistiche, al secondo giorno di audizioni al Congresso per illustrare i piani di ristrutturazione, finalizzati a ottenere prestiti e linee di credito governativi per 34 miliardi di dollari, hanno messo in evidenza la situazione drammatica che sta vivendo il settore. Robert Nardelli, Ceo di Chrsyler, ha detto che, a sabato scorso, 240 rivenditori Chrysler erano falliti e altri 250 non avevano più credito. Nardelli ha sottolineato che le istituzioni finanziarie sono esposte verso i tre maggiori produttori di auto del Paese per oltre 300 miliardi di dollari, lasciando intendere che un’eventuale bancarotta avrebbe conseguenze pesanti anche per il comparto finanziario. Nardelli ha spiegato che ci sono un milione di persone che dipendono dalla sopravvivenza di Chrysler. Il numero uno di General Motors, Richard Wagoner, si è soffermato sulle questioni legate al pagamento delle pensioni agli ex dipendenti della casa automobilistica e ha detto che la possibilità per la finanziaria Gmac di ricorrere ai prestiti governativi, nel quadro del piano varato per il settore finanziario, è ancora oggetto di studio. Gm ha annunciato il taglio della produzione in tre impianti americani, con la conseguente riduzione di quasi 2mila posti di lavoro.

IN CERCA DI UN COMPROMESSO – Si tratterà quindi di trovare velocemente un compromesso per salvare dal fallimento i «Big Three», i tre grandi produttori di auto. «Mi aspetto che la settimana prossima sia sottoposto al voto della Camera un progetto di legge in questo senso», ha annunciato Nancy Pelosi al termine della seconda giornata di audizioni al Congresso dei dirigenti delle tre grandi industrie automobilistiche. Nel comunicato si parla di un aiuto «limitato» ai costruttori, con misure «rigorose e continue» di supervisione per garantire che non vadano sprecati i soldi dei contribuenti.

DISOCCUPAZIONE AL 6,7% – Negli Stati Uniti dunque, nel solo mese di novembre, si sono persi ben 533.000 posti di lavoro, il calo più importante dal dicembre del 1974. Molti di più di quanti erano attesi dagli analisti, che ne prevedevano 350.000. L’indice di disoccupazione sale così al 6,7% dal 6,5% di ottobre. Si tratta del massimo livello dall’ottobre del 1993. Livello che sarebbe stato ancora più alto se molti aspiranti lavoratori non si fossero cancellati dalle liste di collocamento, perché hanno smesso di cercare un’occupazione.

PERSI 1.256MILA POSTI IN TRE MESI – A ottobre il calo è stato di 320.000 unità (dato rivisto dagli iniziali -240.000 posti) e a settembre di 403.000 unità (dato rivisto dagli iniziali -284.000 posti). Ciò significa che negli ultimi tre mesi l’economia americana ha perso ben 1,256 milioni di addetti e oltre 2 milioni di lavoratori dall’inizio dell’anno.

COLPITA L’INDUSTRIA – Più in dettaglio, nell’industria sono state cancellate 85.000 posizioni
(-104.000 a ottobre) di cui 13.100 solo nel settore auto. Pesante il bilancio anche nel settore dei servizi dove sono state eliminate 370.000 posizioni più del doppio rispetto alle 153.000 cancellate a ottobre. Nel comparto delle costruzioni si sono registrati 82
.000 occupati in meno e in quello finanziario sono stati cancellati 32.000 posti.

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