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Turchia-Armenia, la firma salta «Rinviata a data da destinarsi»

La firma dell'accordo di normalizzazione delle relazioni tra Turchia e Armenia è stata rinviata «a data da destinarsi» per non meglio precisate «difficoltà intervenute all'ultimo momento tra la delegazione Usa e quella armena».

La firma dell’accordo di normalizzazione delle relazioni tra Turchia e Armenia è stata rinviata «a data da destinarsi» per non meglio precisate «difficoltà intervenute all’ultimo momento tra la delegazione Usa e quella armena». Lo ha riferito l’emittente privata turca Ntv citando l’organizzazione della cerimonia in programma a Zurigo. Ci sarebbero contrasti sulla formulazione delle dichiarazioni finali delle due rappresentanze. Il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Ian Kelly, ha precisato che la delegazione americana sta lavorando a stretto contatto con turchi e armeni per giungere a un compromesso sulle dichiarazioni finali: «Stiamo aiutando le due parti a trovare un accordo sulle dichiarazioni da fare durante la cerimonia». Secondo fonti vicine al dossier, la delegazione armena sarebbe preoccupata per il testo presentato dai turchi. Nell’attesa, Hillary Clinton, che dovrebbe assistere alla cerimonia assieme al ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner e alla svizzera Micheline Calmy-Rey, è rientrata in hotel.

MOMENTO STORICO – A 16 anni dalla chiusura delle frontiere tra Armenia e Turchia, quella di oggi doveva essere un’occasione storica per i due Paesi. A Zurigo, sotto l’occhio attento di Russia, Stati Uniti, Unione europea, Francia e Svizzera i rappresentanti di Erevan e Ankara avrebbero dovuto firmare l’accordo di normalizzazione dei rapporti, che prevede la ripresa delle relazioni diplomatiche e prelude all’apertura del confine. La possibile schiarita era maturata poche settimane fa dopo un intenso dialogo tra i due Paesi che sono stati e sono ancora divisi dal mancato riconoscimento da parte della Turchia del genocidio armeno e dal conflitto congelato dell’enclave armena in territorio azero del Nagorno Karabak, in cui Ankara ha appoggiato da sempre l’alleato azero, chiudendo nel 1993 le porte delle frontiere agli armeni.

PRESENZE DI RILIEVO – Un giro di conferme e annunci di presenze di rilievo aveva accompagnato la vigilia della cerimonia a Zurigo. La prima è stata quella del segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che ha commentato con soddisfazione l’eventuale raggiungimento di un accordo e ha offerto la propria disponibilità per concludere i passi futuri del protocollo. Poi è seguito il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il cui dicastero aveva per primo annunciato la data ufficiale della firma per il 10 ottobre. All’appello delle conferme ufficiali mancava soltanto l’Armenia, tassello fondamentale del patto, che secondo circoli diplomatici sarebbe stata messa sotto pressione da parte della potente diaspora, che è contraria alla firma, una concessione troppo grande ai «nemici» di sempre. Per i due Paesi la firma del protocollo sarebbe il primo passo verso relazioni mutualmente vantaggiose: da una parte la Turchia spera ottenere un’accelerazione nei negoziati di adesione all’Unione europea, dall’altra l’Armenia, incastrata nel Caucaso e senza risorse petrolifere, potrà uscire dall’isolamento.

I PROTOCOLLI – Per entrare in vigore i protocolli dovranno essere ratificati dai due Parlamenti. Questa fase, nonostante i governi detengano una larga maggioranza in aula, potrebbe impiegare più tempo del previsto a causa dell’ostilità dell’opposizione dei due Paesi all’accordo. Il riconoscimento del genocidio armeno è il cuore del dibattito. Secondo Erevan tra il 1915 e il 1917 un milione di armeni, percepiti come minaccia per la sicurezza dell’Impero Ottomano, vennero uccisi sistematicamente. Ankara, però, non riconosce il termine genocidio e ha da sempre negato il fatto storico così come viene riportato dall’Armenia. A peggiorare i rapporti tra i due Paesi negli anni Novanta ha contribuito il conflitto del Nagorno Karabakh, in seguito al quale la Turchia ha chiuso la frontiera come segno di appoggio a Baku. Un contributo al riavvicinamento di Ankara e Erevan è arrivato inaspettatamente nei mesi scorsi dallo sport. Il presidente turco Abdullah Gul si è recato nel settembre 2008 a Erevan in una visita dai toni storici per il match di qualificazione per i Mondiali di calcio del 2010, tra le due nazionali. Adesso si attende che il capo di stato armeno Serge Sarkisian ricambi la visita il prossimo 14 ottobre per il ritorno della partita ad Ankara.

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