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Thailandia: la Corte costituzionale scioglie il partito al potere, premier interdetto

Una decisione che potrebbe o risolvere o aggravare la grave crisi politica che sta affrontando la Thailandia. La Corte costituzionale ha infatti sciolto il partito al potere accusato di brogli elettorali nelle elezioni del 2007, e ha interdetto dalla politica per 5 anni il premier Somchai Wongsawat. «La Corte - ha annunciato il panel della Corte costituzionale thailandese - ha raggiunto un accordo all'unanimità per sciogliere il Partito del Potere del Popolo. Di conseguenza il leader del partito e i suoi vertici saranno interdetti dalla politica per cinque anni». Il primo ministro thailandese ha annunciato di accettare la sentenza della Corte Costituzionale.

Una decisione che potrebbe o risolvere o aggravare la grave crisi politica che sta affrontando la Thailandia. La Corte costituzionale ha infatti sciolto il partito al potere accusato di brogli elettorali nelle elezioni del 2007, e ha interdetto dalla politica per 5 anni il premier Somchai Wongsawat. «La Corte – ha annunciato il panel della Corte costituzionale thailandese – ha raggiunto un accordo all’unanimità per sciogliere il Partito del Potere del Popolo. Di conseguenza il leader del partito e i suoi vertici saranno interdetti dalla politica per cinque anni». Il primo ministro thailandese ha annunciato di accettare la sentenza della Corte Costituzionale.

NIENTE ELEZIONI ANTICIPATE – Il provvedimento non implica necessariamente che si terranno elezioni anticipate, perché molti dei leader del Ppp non colpiti dall’interdizione hanno già annunciato la formazione di un nuovo partito, il Puea Thai. «Ci iscriveremo tutti a un nuovo partito e puntiamo a eleggere un nuovo primo ministro l’8 dicembre», ha detto un portavoce del Ppp, Jatuporn Prompan, dopo la sentenza della corte. Con lo scioglimento del Ppp (Partito del Potere del Popolo) e di altri due partiti della coalizione di governo, vengono in pratica dimissionati 14 dei 36 componenti del governo. I restanti 22 possono invece far parte del governo facente funzioni affidato al primo vicepremier Chaovarat Chanweerakul.

L’AEROPORTO – Il Paese continua però a essere paralizzato dalle proteste degli stessi manifestanti antigovernativi che, dopo aver occupato i palazzi del potere, hanno paralizzato per giorni lo scalo internazionale di Bangkok, il più importante, obbligando di fatto migliaia di turisti stranieri a rimanere in Thailandia da diversi giorni. Tanto che il nostro governo ha deciso un aumento dei biglietti aerei di 50 centesimi per finanziare il rimpatrio dei nostri connazionali bloccati da giorni nel regno asiatico. Lo scalo di Bangkok, dicono i responsabili dello scalo, potrebbe rimanere chiuso fino al 15 dicembre, nonostante sia stato trovato un accordo tra autorità e manifestanti per la ripresa del traffico aereo dopo la decisione della Corte Costituzionale. I vari Paesi si stanno dunque organizzando per riportare indietro i turisti rimasti bloccati: un primo gruppo di italiani, riferisce la Farnesina, è stato ad esempio imbarcato all’aeroporto militare di U-Tapao.

RINVIATO VERTICE ASEAN – Anche il vertice annuale dell’Asean – l’Associazione delle Nazioni dell’Asia del Sud est -, che doveva tenersi a metà dicembre in Thailandia, è stato rinviato a marzo a causa della crisi politica nel regno, come ha annunciato il portavoce del governo thailandese Nattawut Saikur.

BOMBA ALL’AEROPORTO – Intanto si aggrava il bilancio dell’esplosione avvenuta lunedì fuori dall’aeroporto per i voli domestici di Bangkok, che ora è di un morto e 20 feriti. Un ordigno è saltato in aria tra i manifestanti anti-governativi accampati fuori dell’aeroporto. E’ il terzo attacco di questo tipo sferrato in due giorni da ignoti contro i manifestanti.

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