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Ruanda, dopo 14 anni arrivano 4 condanne per genocidio

A distanza di 14 anni arrivano le prime condanne per il genocidio del Ruanda. Il tribunale penale internazionale (Tpir) ha inflitto l'ergastolo al colonnello Theoneste Bagosora (ritenuto la «mente» della strage) e ad altri due alti ufficiali, Aloys Ntabakuze e Anatole Nsengiyumva. Protais Zigiranyirazo, cognato dell'ex presidente Habyarimana, è stato condannato a vent'anni di carcere. Tutti sono stati riconosciuti colpevoli di «genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra» per il massacro di hutu e tutsi compiuto nel 1994. Il generale Gratien Kabiligi è stato invece assolto e rilasciato.

A distanza di 14 anni arrivano le prime condanne per il genocidio del Ruanda. Il tribunale penale internazionale (Tpir) ha inflitto l’ergastolo al colonnello Theoneste Bagosora (ritenuto la «mente» della strage) e ad altri due alti ufficiali, Aloys Ntabakuze e Anatole Nsengiyumva. Protais Zigiranyirazo, cognato dell’ex presidente Habyarimana, è stato condannato a vent’anni di carcere. Tutti sono stati riconosciuti colpevoli di «genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra» per il massacro di hutu e tutsi compiuto nel 1994. Il generale Gratien Kabiligi è stato invece assolto e rilasciato.

GLI IMPUTATI – Tutti ricoprivano importanti incarichi nel vecchio esercito ruandese. Il generale Kabiligi era responsabile delle operazioni militari dello Stato maggiore dell’esercito; il colonnello Nsengiyumva comandava le operazioni nel settore militare di Gisenyi, nel nord-ovest del Ruanda; il maggiore Ntabakuze era a capo di un battaglione paramilitare nella zona dell’aeroporto di Kigali; il colonnello Bagosora era capo di gabinetto al ministero della Difesa all’epoca del genocidio. Tutti si sono sempre dichiarati innocenti e la difesa aveva invocato per loro la piena assoluzione, mentre il procuratore del Tribunale aveva chiesto per tutti la condanna all’ergastolo.

LA «MENTE» – A giudizio della corte, il colonnello Bagosora, hutu di 68 anni che fu a capo delle truppe e della milizia hutu Interahamwe, è la «mente» dei massacri costati la vita ad almeno 800mila persone, tra tutsi e hutu moderati, in soli 100 giorni nell’estate del ’94. L’accusa ha sostenuto che il colonnello annunciò nel 1993, dopo aver messo fine ai negoziati con i ribelli tutsi del Fronte patriottico ruandese (oggi al potere a Kigali), che sarebbe tornato nel suo paese per «preparare l’apocalisse». Bagosora ha negato di aver mai pronunciato queste parole. Inoltre secondo l’accusa il colonnello esercitò de facto il potere a Kigali dopo l’attentato del 6 aprile 1994 contro l’aereo del presidente Juvénal Habyarimana, che innescò il genocidio. Il procuratore capo della corte di Arusha, Hassan Bubacar Jallow, ha accusato il colonnello di aver rifiutato di affidare all’allora primo ministro, Agathe Uwilingiyimana, la gestione della crisi seguita all’assassinio del presidente. La signora Uwilingiyimana venne assassinata da membri dell’esercito ruandese il 7 aprile 1994.

CASCHI BLU – Per il procuratore, Bagosora è anche responsabile dell’uccisione di 10 caschi blu belgi, avvenuto lo stesso giorno, allo scopo di indurre le forze delle Nazioni Unite a ritirarsi dal Paese. Rivolgendosi ai giudici nel corso dell’ultima udienza, il 1° giugno 2007, Bagosora si è definito una vittima della propaganda dell’attuale regime ruandese. «Non ho ucciso nessuno, né dato alcun ordine di uccidere nessuno – aveva detto -, soltanto voi potete riabilitarmi». Il colonnello era stato arrestato in Camerun il 9 marzo 1996 e trasferito al centro di detenzione della Corte di Arusha nel gennaio 1997. Il processo è iniziato il 2 aprile 2002. L’allora procuratore capo della Corte, Carla Del Ponte, aveva detto che Bagosora e gli altri tre imputati «si sono dimostrati particolarmente attivi nell’ideazione, nella preparazione e nella messa in atto» dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

DUE EPISODI – Per quanto riguarda Zigiranyirazo, la Corte ha ritenuto che aiutò e incoraggiò il massacro di circa 1.500 tutsi l’8 aprile 1994 sulla collina di Kesho, a Gisenyi, nel nord del Paese. In un altro episodio contestato al cognato dell’ex presidente 20 tutsi furono uccisi vicino alla sua casa di Kigali. Il procuratore aveva chiesto anche per lui l’ergastolo. Fratello maggiore di Agathe Kanziga, vedova del presidente Juvènal Habyarimana, Zigiranyirazo, 70 anni, fu deputato e poi prefetto di Ruhengeri, nel nord. Nel 1994 non aveva alcuna più alcuna carica, ma il tribunale ha concluso che aveva comunque mantenuto autorità e influenza. Era stato arrestato in Belgio a luglio 2001 e il processo è cominciato a ottobre del 2005.

 

 

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