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Rivolta anche a Tripoli, sessanta le vittime

Libia, scontri a Bengasi (ansa)

Libia in fiamme nel settimo giorno dall’inizio della rivolta contro il governo che non risparmia più neppure Tripoli: nella capitale è stata saccheggiata la sede della tv di Stato, mentre l’ufficio del governo centrale ed altri uffici pubblici sono stati dati alle fiamme. 

Fonti mediche non confermate parlano di 61 morti nella sola giornata di oggi, mentre il bilancio delle vittime stimato da Human Rights Watch dall’inizio degli scontri è arrivato a quota 233 persone uccise. Cifre che Saif al Islam, il figlio di Muammar Gheddafi, ha negato nella tarda di ieri in un discorso in tv nel quale ha però ammesso che per la sua struttura tribale e per il petrolio la Libia potrebbe sprofondare nella guerra civile. Per il figlio del leader libico nel Paese è in atto un “complotto” ordito da un non meglio precisato “movimento separatista”.

Muammar Gheddafi non ha lasciato il Paese, ha poi assicurato Saif e oggi gli hanno fatto eco altre fonti locali – “sta guidando la lotta a Tripoli e vinceremo”. Per quanto riguarda la protesta, il figlio del leader libico ha ammesso “errori” nella gestione della crisi e ha detto che in alcuni casi la reazione delle forze di sicurezza è stata “eccessiva”. Intanto però, l’onda lunga della rivolta si propaga: gli ambasciatori libici in Cina e India si sono dimessi, il primo speculando su una “possibile fuga di Gheddafi all’estero”, il secondo annunciando l’addio per protestare contro la repressione violenta delle dimostrazioni. E, mentre l’Ue valuta l’evacuzione dei cittadini europei dal Paese, con le compagnie petrolifere che hanno già avviato le operazioni di rientro, compresa Finmeccania, è unanime la condanna internazionale per quanto accade nel Paese. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha fatto appello a “non ricorrere all’uso della forza e a rispettare le libertà fondamentali”, rivolgendosi alla Liba e alle altre rivolte che infiammano il mondo arabo. Gli Stati Uniti dal canto loro stanno valutando “tutte le azioni appropriate” in risposta alla violenta repressione delle manifestazioni.

FINMECCANICA STA RIMPATRIANDO DIPENDENTI – Finmeccanica sta rimpatriando i propri dipendenti italiani dalla Libia. Lo confermano fonti vicine all’azienda, precisando che si tratta di poche persone, meno di dieci, e che stanno rientrando in queste ore in Italia. I lavoratori italiani di Finmeccanica impegnati in Libia lavorano tutti nell’insediamento di Abu Aisha, 60 chilometri a sud di Tripoli, dove opera la joint venture tra Agusta Westland e Liatec (Libyan Italian Advanced Technology Company). I libici sono azionisti di Finmeccanica attraverso Lybian Investment Authority che detiene una quota del 2,01%.

BP E STATOIL INIZIANO EVACUAZIONE DIPENDENTI – La britannica Bp e la norvegese Statoil hanno iniziato l’evacuazione del personale dalla Libia. Il gigante Bp completerà l’operazione entro le prossime 48, mentre la gran parte del personale della Stateoil ha già lasciato il Paese. Lo riferiscono le due compagnie petrolifere.

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