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Risoluzione Onu, no di Hamas e Israele

Le Nazioni Unite chiedono un immeditato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, ma quasi sicuramente l'appello cadrà inascoltato e le armi non saranno riposte. Sia Hamas sia il governo israeliano hanno infatti deciso di non tenere conto delle indicazioni dell'Onu e di continuare a perseguire le rispettive strategie politiche e militari. Per il premier israeliano Ehud Olmert «l'esercito continuerà ad agire per difendere i civili israeliani e realizzerà gli obiettivi affidatigli in questa operazione». Intanto ad esasperare gli animi arriva anche un appello del leader libico Gheddafi che ha esortato tutti gli arabi ad unirsi alla lotta dei palestinesi.

Le Nazioni Unite chiedono un immeditato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, ma quasi sicuramente l’appello cadrà inascoltato e le armi non saranno riposte. Sia Hamas sia il governo israeliano hanno infatti deciso di non tenere conto delle indicazioni dell’Onu e di continuare a perseguire le rispettive strategie politiche e militari. Per il premier israeliano Ehud Olmert «l’esercito continuerà ad agire per difendere i civili israeliani e realizzerà gli obiettivi affidatigli in questa operazione». Intanto ad esasperare gli animi arriva anche un appello del leader libico Gheddafi che ha esortato tutti gli arabi ad unirsi alla lotta dei palestinesi.

LA RISOLUZIONE ONU – Il Consiglio di sicurezza, con l’astensione degli Stati Uniti, aveva deciso nella riunione di giovedì sera di chiedere l’immediato stop alle armi. La risoluzione, adottata con 14 voti a favore, chiedeva di metter fine ai combattimenti con un cessate il fuoco immediato, duraturo e pienamente rispettato, che conduca a un ritiro completo delle forze israeliane da Gaza. Veniva poi chiesto l’avvio di una fornitura senza ostacoli e la distribuzione su tutto il territorio della Striscia di aiuti umanitari, compresi cibo, medicine e carburante. Le due parti in causa hanno però deciso di respingere il documento.

I NO DI HAMAS E ISRAELE – Hamas ha fatto sapere, tramite una fonte del gruppo dirigente a Beirut, Raafat Morra, di non poter accettare la risoluzione dell’Onu per Gaza perchè, a giudizio del Movimento di resistenza islamico, non è nell’interesse del popolo palestinese e «non parla della fine dell’assedio e dell’apertura dei valichi». Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, ha invece spiegato che il suo Paese si regolerà esclusivamente sulla base del proprio interesse. Parole non dissimili, insomma, da quelle pronunciate dai radicali palestinesi. «Israele ha agito, sta agendo e agirà soltanto in armonia con le sue valutazioni, con le esigenze di sicurezza dei suoi cittadini e con il suo diritto all’auto-difesa», ha tagliato corto Livni in un comunicato, senza fare il minimo accenno alla tregua. Il capo della diplomazia israeliana in giornata si era riunita con il premier ad interim, Ehud Olmert, e con il ministro della Difesa, Ehud Barak, proprio per discutere della risoluzione appena adottata al Palazzo di Vetro e delle prossime mosse sul campo nell’enclave palestinese.

CIVILI BOMBARDATI – Intanto l’Onu rivela che l’esercito israeliano ha ucciso in un bombardamento 30 civili che facevano parte di un gruppo di 110 palestinesi che avevano riunito in una casa di Gaza. «Secondo diverse testimonianze, il 4 gennaio, dei soldati hanno evacuato e raggruppato circa 110 palestinesi in una sola casa a Zeitun (di questi la metà erano bambini) ordinando loro di restare all’interno dell’immobile», afferma l’ufficio Onu per il coordinamento umanitario (Ocha) in un comunicato. «Ventiquattr’ore più tardi, le forze israeliane hanno bombardato a più riprese quella casa, uccidendo circa 30» persone, aggiunge il comunicato. Secondo una stima delle Nazioni Unite, inoltre, almeno 257 bambini palestinesi sono rimasti uccisi dall’inizio delle operazioni militari nella Striscia di Gaza. Nel suo ultimo bilancio rilasciato oggi, l’Onu ha spiegato inoltre che altri 1.080 bambini sono rimasti feriti dal 27 dicembre scorso, primo giorno di incursioni aeree israeliane in territorio palestinese.

L’APPELLO DI GHEDDAFI – A gettare altra benzina sul fuoco ci pensa poi il numero uno libico Muammar Gheddafi che nella notte ha lanciato un appello a tutti gli arabi perchè vadano a combattere al fianco dei palestinesi contro Israele. «Esorto gli arabi ad aprire la porta al volontariato per combattere Israele al fianco dei palestinesi», ha detto Gheddafi citato dall’agenzia di stampa libica Jana. Nei giorni scorsi Gheddafi aveva criticato i governi arabi per il loro atteggiamento morbido nei confronti dell’attacco israeliano a Gaza e aveva chiesto di boicottare Israele, visto come paese nemico.

 

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