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Presidenza semestrale Ue affidata alla Slovenia, le preoccupazioni di Bruxelles

Il Portogallo ha ceduto il testimone alla Slovenia che ha preso le redini, per la seconda volta dalla sua adesione, della presidenza semestrale di turno del Consiglio dell’Unione europea fino al 31 dicembre.

Come affermato dal Primo ministro Janez Janša, per il Paese è un’opportunità per rafforzare l’integrazione nell’Unione e delle sue istituzioni. Non mancano però le preoccupazioni di alcuni Stati membri, visti i legami tra la Slovenia e l’Ungheria sovranista di Victor Orban.

Il Presidente sloveno ha, invero, smentito chi vede una deriva autoritaria nel Paese, rassicurando Bruxelles. “Ci sono alcune attività del governo con cui non sono d’accordo. Non posso tuttavia accettare valutazioni così pesanti sul pericolo della democrazia. Dobbiamo concentrarci su questioni importanti come le relazioni tra la Slovenia e l’Europa”

I punti chiave della presidenza slovena sono quattro: il “rafforzamento della resilienza, della ripresa e dell’autonomia strategica dell’Unione, con un’attenzione particolare al Recovery Fund e al pacchetto Next Generation EU, pensato in particolare per la transizione ‘green’ e digitale, ha spiegato il governo.

Nonostante le sue dichiarazioni, Janez Janša, è curioso notare che, il primo ministro della Slovenia, nel novembre scorso inviò una lettera a Charles Michel, presidente del Consiglio Europeo, per sostenere Polonia e Ungheria nella battaglia contro il meccanismo che lega il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto all’erogazione dei fondi europei.

La Slovenia non mise il veto al Bilancio europeo, come fecero gli altri due paesi a guida populista bloccando anche l’autorizzazione al Recovery Fund, ma nella lettera, pubblicata sempre nel novembre 2020 dai giornali sloveni, Janša scrisse: «Alcuni gruppi politici minacciano apertamente di usare il meccanismo erroneamente chiamato “stato di diritto” per disciplinare i singoli stati membri».

La lettera di Janša fu oggetto di numerose critiche, accolta con preoccupazione nell’Unione Europea: Slovenia, Polonia e Ungheria venivano considerate alleate e tutt’ora vengono definite tali, simbolo dell’ala sovranista all’interno del palcoscenico comunitario.

Matteo Giacca

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