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Osama bin Laden, dieci anni dopo la morte dell’uomo più ricercato al mondo

Nella notte tra l’1 e il 2 maggio 2011 una squadra dei Navy Seals, le forze speciali statunitensi, fece irruzione in un edificio di Abbottabad, in Pakistan. Il luogo era stato identificato come il possibile rifugio di Osama bin Laden, capo dell’organizzazione terroristica islamista Al Qaida, uno dei fautori dell’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, nonché all’epoca l’uomo più ricercato al mondo.

L’operazione, la più segreta e rischiosa mai organizzata dall’intelligence americana, conseguì al ritrovamento del terrorista al terzo piano dell’edificio indicato ed al suo omicidio. Immediato l’annuncio dell’allora Presidente Barack Obama in conferenza stampa alla Casa Bianca che venne diffusa in tutto il mondo e che segnò la fine di un decennio. A seguito degli attentati dell’11 settembre, l’amministrazione del presidente repubblicano George W. Bush aveva dato inizio a una serie di operazioni militari ostili in Medio Oriente. Queste, cominciate ufficialmente con l’invasione dell’Afghanistan il 7 ottobre dello stesso anno, secondo l’allora direttore dell’intelligence americana Clapper erano seconde solo ad una priorità: catturare o uccidere Osama bin Laden.

Prima della morte del terrorista, «alcuni pensavano che bin Laden vivesse in una grotta, alcuni che fosse nelle aree tribali del Pakistan, altri pensavano che potesse essere in Iran, altri ancora lo ritenevano morto» (secondo quanto raccontato da Per Leon Panetta, allora direttore della CIA). Fatto sta che dopo gli attentati di New York e Washington, bin Laden era sparito. Nel decennio successivo, complici le lunghe e impegnative operazioni militari in Afghanistan e Iraq, la ricerca di bin Laden non portò nessun risultato concreto e di fatto si bloccò. Fu solo con l’avvento dell’amministrazione Obama che le ricerche furono riprese ed intensificate. I nuovi sforzi portarono una pista da seguire nell’agosto del 2010, quando la CIA riuscì a individuare due soggetti ritenuti i corrieri fidati di bin Laden.

Dopo altre valutazioni e un’esercitazione di tre settimane svolta in una replica del complesso residenziale di Abbottabad costruita in una località segreta degli Stati Uniti, Obama diede ordine a McRaven di organizzare l’attacco. La squadra di soli nove uomini irruppe nella abitazione.

Arrivati al terzo piano, i militari aprirono la porta di una camera da letto. Neutralizzato due delle mogli, bin Laden fu colpito alla testa e morì. Il corpo fu avvolto in una busta di plastica e caricato in elicottero. Due campioni di midollo e alcuni tamponi per la prova del DNA furono prelevati dal cadavere per stabilire con certezza l’identità.

Fu poi deciso di trasportare la salma per via aerea sulla portaerei a propulsione nucleare USS Carl Vinson, al largo del mar Arabico, sulla quale fu celebrata una breve cerimonia con rito islamico, prima di seppellire i resti di bin Laden in mare. L’operazione fu eseguita nella massima segretezza, non furono diffuse fotografie, né video, né altri documenti su come furono gestite le cose: tutto per evitare che la sua tomba diventasse un santuario o un obiettivo sensibile per il terrorismo internazionale.

Giorgia Cremona

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