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Nato e Irlanda del Nord, le parole sono importanti

Gentile direttore,

si dice che i panni sporchi debbano lavarsi in famiglia. Questo motto, però, non può valere per la nostra categoria perché la famiglia è troppo numerosa e, per codice deontologico, può tenere riservato solo ciò che possa nuocere alle persone e all’interesse nazionale. Ricordiamo tutti la bella scena di un famoso film, che vede Nanni Moretti compiere addirittura un gesto volutamente  osceno e deprecabile per caricarla di valenza simbolica: uno schiaffo alla giornalista stupidotta, mentre a squarciagola le urlava proprio la frase scelta come titolo di questo articolo.

Chi scrive, educato all’umiltà e al rigore esistenziale, non ha alcuna pretesa di fungere da maestro per chicchessia e dare lezioni “a gratis”. Da giovane nessuno  mi ha preso a schiaffi, ma avendo avuto l’onore e il privilegio di avere come Maestri personaggi del calibro di Pietro Buscaroli, Alberto Giovannini e Pietro Zullino,  posso assicurare che  i rimbrotti per correggere qualche “distonia”, retaggio dell’inesperienza e del furore giovanile frammisto a quel pizzico di ingenuità che sempre porta a vedere le cose da una prospettiva sfocata, facevano molto più male dello schiaffo morettiano.

Veniamo a noi.

In queste ultime ore vi è un diluvio di articoli dedicati alla dichiarazione di Stoltenberg sulla Crimea (la Nato non accetterà mai l’annessione alla Russia) e alle recenti elezioni nel Regno Unito che, nell’Irlanda del Nord, hanno visto  per la prima volta il trionfo del Sinn Féin, storico e “romantico” partito che sin dalla fondazione auspica l’unificazione dell’Isola Verde.

I titoli, però, che come mi insegni sono la parte essenziale di un articolo, fatta salva qualche eccezione che sicuramente vi sarà ma che non ho ancora individuato, sono tutti fuorvianti. O meglio, diciamolo senza tanti giri di parole: sbagliati, un po’ per leggerezza, un po’ per ignoranza. (Stendiamo un velo pietoso, senza darvi peso, su coloro che trasformano i desideri in notizia).

Zelensky – Ucraina.

Scrivere che “Stoltenberg gela Zelensky”; “Stoltenberg corregge Zelensky” è profondamente sbagliato perché dimostra di non aver compreso né lo spirito con il quale il presidente ucraino abbia pronunciato le  parole connesse al ripristino dello status quo ante 24 febbraio né lo spirito con il quale il Capo della Nato abbia replicato. Immaginiamo un piccolo imprenditore che subisca un crack finanziario per contingenze particolari a lui non imputabili e, sull’orlo del fallimento, decida di vendere i beni familiari e svendere l’azienda, perdendo praticamente tutto.

All’ultimo momento, però, un amico gli viene in soccorso e gli dice: «Ho risorse per sanare i tuoi debiti e sono a tua disposizione. Mi renderai quello che ti presto come potrai e quando vorrai. L’importante è salvare i tuoi beni, l’azienda e il lavoro dei dipendenti». Cosa scriveremmo, in questo caso: “L’amico gela i piani dell’imprenditore?”. No, ovviamente, ma titoli di tutt’altro sentore inneggianti al valore della solidarietà, dell’amicizia, del saper vivere. Zelensky, del quale tutti stiamo ammirano la straordinaria forza d’animo, è comunque un uomo lacerato per la sofferenza del suo popolo.

È normale che possa avere qualche cedimento ed è chiaro che le parole sulla Crimea siano ascrivibili a un estremo tentativo di porre fine al più presto alla terribile invasione russa. Parole, quindi, più che “comprensibili” per chiunque abbia un minimo di raziocinio, senza alcun bisogno di aver perfezionato studi di psicologia. E basta, per favore, con la dietrologia sugli interessi USA.

Lo sanno anche le pietre che gli USA tutelano innanzitutto i propri interessi, ma non possiamo scrivere la storia degli ultimi cento anni ogni volta che si discuta di un fatto contingente. Vediamo le cose, pertanto, per quelle che sono nella loro essenza più importante e “attuale”.

È un abominio l’occupazione della Crimea da parte della Russia non meno grave di quella del Donbas. Il Capo della Nato lo ha fatto capire chiaramente e ciò non può che riscaldare il cuore di un disperato Zelensky. Anche i nostri, se siamo persone serie e teniamo alla saldezza dell’Occidente.

Irlanda del Nord

Il Sinn Féin è un partito nato nel 1905 per rappresentare il diritto degli irlandesi a liberarsi dell’occupazione inglese. Nel 1921, con il “Patto di Londra” che sancì la separazione dell’Irlanda del Nord dalla madre patria, subì una scissione che portò a una sanguinosa guerra civile. Guerra che costò la vita al più significativo dei suoi esponenti, l’eroico Michael Collins. Nei terribili anni de troubles, “ovviamente”, è stato il “punto di riferimento politico” per “gli eroici combattenti dell’Irish Republican Army, che si battevano contro l’occupazione dell’Irlanda del Nord da parte degli inglesi.

La storia è complessa e qui può essere solo accennata. Basti dire che, come in ogni guerra, muore chi combatte e muoiono i civili per la ferocia degli occupanti. Il numero delle stragi perpetrate dagli inglesi è innumerevole.

Famosa quella del Bloody Sunday (il 30 gennaio 1972, a Derry, 26 civili furono massacrati dai soldati inglesi durante una pacifica marcia) grazie al brano degli U2 e al toccante film di Paul Greengrass. Caso vuole che proprio oggi, 8 maggio, ricorra l’anniversario della strage del 1987: nel piccolo villaggio di Loughgall  le teste di cuoio della  Sas (corpo speciale dell’esercito inglese) uccisero otto militanti dell’Ira e un povero passante che si trovò al posto sbagliato nel momento sbagliato.

E in un articolo in cui si parli dell’Irlanda del Nord non si può non citare Bobby Sands, altro eroe della resistenza irlandese, che si lasciò morire nel carcere di Long Kesh dopo un lungo sciopero della fame, insieme con altri undici commilitoni. 

Il 5 maggio 2022, per la prima volta nella sua storia, il Sinn Féin ha vinto le elezioni nell’Irlanda del Nord e il suo capo, Michelle O’neill si appresta a diventare Primo Ministro. Risultato importantissimo perché, grazie anche ad altri fattori qui omessi per amor di sintesi, si creano i migliori presupposti per la tanto aspirata unificazione. Tutti a titolare: “Il Sinn Féin, ex braccio politico dei terroristi dell’Ira, vince le elezioni”.

Che deve pensare chi legga senza sapere i fatti?  I combattenti dell’Ira  non erano terroristi! Se così fosse dovremmo considerare terroristi anche Cesare Battisti (quello nato a Trento nel 1875, non l’omonimo, nato nel 1954 e terrorista vero al servizio dei proletari armati per il comunismo); tutti gli irredentisti che allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruolarono nell’esercito italiano, pur essendo di fatto “cittadini austriaci”; tutti i nostri nonni che hanno combattuto sull’Isonzo e sul Piave e anche noi che li celebriamo annualmente ogni 4 novembre! Studiare un po’ di più, prima di scrivere, quando si faccia questo mestiere, non guasterebbe.

                                                                                              Lino Lavorgna

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