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Mumbai, il giallo del bracciale

Mentre gli scontri a fuoco continuano in diverse zone di Mumbai, rimane circondata dal mistero l'identità dei terroristi che mercoledì hanno attaccato la capitale finanziaria dell'India, uccidendo almeno 80 persone. Gli attacchi sono stati rivendicati dai «Deccan Mujaheddin», un'organizzazione fino ad oggi sconosciuta (l'altopiano del Deccan occupa una vasta porzione dell' India meridionale). Le caratteristiche dell'attacco - i terroristi sembrano votati alla morte e hanno preso di mira in particolare i cittadini degli Usa e del Regno Unito - confermano la matrice islamica.

Mentre gli scontri a fuoco continuano in diverse zone di Mumbai, rimane circondata dal mistero l’identità dei terroristi che mercoledì hanno attaccato la capitale finanziaria dell’India, uccidendo almeno 80 persone. Gli attacchi sono stati rivendicati dai «Deccan Mujaheddin», un’organizzazione fino ad oggi sconosciuta (l’altopiano del Deccan occupa una vasta porzione dell’ India meridionale). Le caratteristiche dell’attacco – i terroristi sembrano votati alla morte e hanno preso di mira in particolare i cittadini degli Usa e del Regno Unito – confermano la matrice islamica.

In passato Mumbai, che dal punto di vista politico è una roccaforte dell’integralismo indù, è stata oggetto di selvaggi attacchi dei gruppi dell’«internazionale» islamica del terrore che fa capo ad Al Qaida, il gruppo fondato dal saudita Osama bin Laden. Alcuni organi di stampa indiani hanno fatto il nome del Lashkar e-Taiba, un gruppo basato in Pakistan molto attivo nel Kashmir, il territorio a maggioranza musulmana controllato dall’India. Dubbi sono sorti a causa delle immagini di uno dei terroristi, un giovane in maglietta e jeans che porta al polso un bracciale sacro indù, usato come un segno di riconoscimento da alcuni militanti estremisti indù.

LA PISTA PACHISTANA – Sarebbe invece sicuramente di nazionalità pachistana, uno degli attentatori delle stragi di Mumbai arrestato dalla sicurezza indiana. A rivelarlo alla tv satellitare araba al Jazeera è stato il capo redattore del giornale indiano «Daily Today» che ha citato fonti della sicurezza. L’arresto, se confermato, potrebbe gettare un ombra pesante sulla relazione tra Delhi e Islamabad. Secondo il giornalista indiano, “la natura, l’organizzazione e il coordinamento” dimostrato dai terroristi nei loro attacchi in diversi punti della città di Mumbai “fa pensare che ci sia dietro un organizzazione come Jaish el Mohammed”; Ovvero l’esercito di Mohammed, organizzazione fondata nel Pakistan nel 1994 per l’indipendenza del Kashmir dall’India. Si tratta del più temuto gruppo estremista islamico nel Sud asiatico: Nato nel 1994 da una scissione dal gruppo islamico “Harakut ul Mujahiddin”, (Movimento dei Mujahiddin) e guidati da Maulana Masood Azhar, secondo osservatori arabi, «il gruppo conta un alto numero di espatriati pakistani in Gran Bretagna e in altre parti del mondo». Il gruppo è considerato un’organizzazione terroristica da diversi stati incluso India, Gran Bretagna e Stati Uniti. Jaish Mohammed è considerato da molti come “il più letale” ed “la principale organizzazione terroristica in Jammu e Kashmir”. Il gruppo è stato implicato per il sequestro e l’uccisione del giornalista americano Daniel Pearl.

DE GENNARO: «ALZARE LA GUARDIA IN OCCIDENTE» – Dopo gli attenti terroristici in India è necessario alzare la guardia anche in Occidente. È quanto ha riferito, in sintesi, il prefetto Giovanni De Gennaro, direttore generale del Dis, al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir). « Dai primi elementi di valutazione – ha detto De Gennaro -. la matrice degli attentati si riferisce a formazioni jihadiste autoctone che rimandano a circuiti qaedisti».

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