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Mousavi: «Brogli pianificati da mesi, sono pronto a morire»

«Sono pronto a morire. I brogli erano stati pianificati da mesi». Così Mir Hossein Mousavi, il candidato riformista, ha parlato alla folla dei suoi sostenitori in piazza che hanno sfidato il regime, secondo i blogger iraniani. Si alza quindi il livello della sfida in Iran.

«Sono pronto a morire. I brogli erano stati pianificati da mesi». Così Mir Hossein Mousavi, il candidato riformista, ha parlato alla folla dei suoi sostenitori in piazza che hanno sfidato il regime, secondo i blogger iraniani. Si alza quindi il livello della sfida in Iran. Nel mirino dei riformisti di Mousavi e Karroubi non c’è più solo il presidente Mahmoud Ahmadinejad, ma – mai avvenuto dalla rivoluzione khomeinista del 1979 – la stessa Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei, che nel sermone del venerdì aveva legittimato l’elezione di Ahmadinejad e aveva vietato i cortei. La polizia iraniana, schierata da ore in forze in assetto antisommossa, ha bloccato e in alcuni casi pestato i manifestanti che si sono presentati in 2-3 mila a Teheran. Nella zona a sud della capitale, la polizia ha sparato in aria per disperdere i riformisti che hanno incendiato una sede dei basij, il braccio armato dei pasdaran sostenitori di Ahmadinejad.

ATTENTATO – Nello stesso momento della manifestazione, è giunta la notizia, che nessun osservatore indipendente ha potuto verificare, di un kamikaze che si è fatto esplodere nell’ala nord del mausoleo dell’ayatollah Khomeini, alla periferia meridionale di Teheran. L’esplosione ha provocato due morti e otto feriti, secondo la tv di Stato in inglese Press Tv.

LA MANIFESTAZIONE – La manifestazione era prevista in piazza Enghelab alle 16 ora locale (le 13,30 in Italia). Testimoni hanno detto che la polizia ha disperso il corteo davanti all’università usando idranti e gas lacrimogeni mentre duri scontri si sarebbero verificati anche in altre zone della città con i basij, i volontari in borghese del regime che a bordo di moto «sistemano i conti» con gli oppositori facendo «il lavoro sporco» protetti dai pasdaran e dalla polizia. I manifestanti scandivano slogan come «morte al dittatore» e «morte alla dittatura». Proteste anche nelle regioni curde iraniane. Lo ha reso noto venerdì l’Associazione per i popoli minacciati attraverso il suo sito internet, secondo la quale a Kermanshah mercoledì le forze di sicurezza iraniane avrebbero ucciso cinque persone durante le manifestazioni.

LA REPLICA DEL REGIME – Le autorità iraniane avevano chiesto a Mousavi di non «provocare manifestazioni illegali e non sostenere tali assembramenti», ha dichiarato l’agenzia ufficiale Isna. «Invece di accusare le forze dell’ordine o le forze militari (…) ci attendiamo da voi che evitate di provocare manifestazioni illegali e non sostenete tali assembramenti», ha affermato Abbas Mohtaj, segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, che dipende dal ministero dell’Interno. Il funzionario di Teheran ha affermato che Mousavi «sarà ritenuto responsabile delle conseguenze di manifestazioni illegali».

MOUSAVI: ANNULLARE ELEZIONI – Mousavi ha reso noto sul suo sito internet di aver inviato una lettera al Consiglio dei guardiani, che sovrintende alla regolarità delle elezioni, chiedendo l’annullamento del voto in quanto, a suo parere, i brogli erano già stati pianificati da mesi.

RICONTEGGIO – Il Consiglio dei guardiani si era detto pronto a ricontare solo «il 10% dei voti, scelti a caso». Lo aveva affermato il portavoce, Abbas Ali Katkhodai, prima della lettera di Mousavi. Il quale non aveva preso parte sabato mattina a un incontro convocato dal Consiglio dei guardiani con i quattro candidati alle presidenziali. Lo ha riferito la televisione iraniana in lingua inglese PressTv, precisando che alla riunione mancavano anche Karroubi e Ahmadinejad ed era presente solo il candidato conservatore Mohsen Rezai.

PROTESTA CALCIATORI – La protesta di sei calciatori della nazionale di calcio iraniana, compiuta mostrando la fascia verde di Mousavi nell’incontro contro la Corea del sud, Der Spiegel. venne bloccata dopo il primo tempo su intervento di Mohammed Ali-Abadi, responsabile della Federazione sportiva iraniana e cognato di Ahmadinejad. Lo rivela il settimanale tedesco

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