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L’esercito israeliano spara a Gaza city

Il giorno dopo l'avvio dell'attacco di terra, l'esercito israeliano è entrato nella città di Gaza attaccando con i carri armati. Violenti combattimenti tra i militari e miliziani sono in corso dentro la città e in periferia. Presa di mira un'area commerciale molto frequentata nel centro: cinque civili palestinesi sono morti, una quarantina di feriti. A Netzarim, alle porte della città, una famiglia composta da cinque persone (tra cui una ragazzina di 14 anni) è stata sterminata: l'auto si cui si trovavano è stata presa di mira da un carro armato israeliano di stanza. Nella capitale la situazione è drammatica: è isolata dopo che sono stati bloccati tutti i principali punti di accesso, da giorni diversi quartieri sono privi di corrente elettrica e le linee telefoniche sono sull'orlo del collasso.

Il giorno dopo l’avvio dell’attacco di terra, l’esercito israeliano è entrato nella città di Gaza attaccando con i carri armati. Violenti combattimenti tra i militari e miliziani sono in corso dentro la città e in periferia. Presa di mira un’area commerciale molto frequentata nel centro: cinque civili palestinesi sono morti, una quarantina di feriti. A Netzarim, alle porte della città, una famiglia composta da cinque persone (tra cui una ragazzina di 14 anni) è stata sterminata: l’auto si cui si trovavano è stata presa di mira da un carro armato israeliano di stanza. Nella capitale la situazione è drammatica: è isolata dopo che sono stati bloccati tutti i principali punti di accesso, da giorni diversi quartieri sono privi di corrente elettrica e le linee telefoniche sono sull’orlo del collasso.

UN SOLDATO MORTO – Dopo un susseguirsi di notizie contrastanti sulle reciproche perdite, l’esercito israeliano ha ammesso la morte di un soldato, ucciso da un colpo di mortaio nell’area di Beit Lahiya, e il ferimento di altri trenta (di cui due gravi), dopo che Hamas aveva parlato di cinque militari morti e due rapiti. Sul fronte opposto, Hamas ammette di aver perso due miliziani, mentre Israele ritiene che dall’inizio dell’offensiva di terra ne siano stati uccisi almeno 50. Tra loro ci sono due comandanti di primo piano, morti domenica in un raid a Khan Younis. Inoltre a Rafah sarebbe stato ucciso in uno scontro a fuoco Muhhad Shalfuk, ritenuto uno dei capi delle forze speciali del movimento integralista. Nella sola giornata di domenica i palestinesi morti sono una quarantina (di cui più di metà civili) e i feriti duecento, mentre il bilancio generale è salito a 493 vittime palestinesi e oltre 2.300 feriti. Le vittime israeliane sono cinque. Continuano inoltre le manifestazioni contro l’operazione «Piombo fuso»: a Kalkilya (Cisgiordania) un palestinese di 22 anni che partecipava a una protesta è stato ucciso da militari israeliani durante scontri con lancio di sassi. A Beirut, in Libano, le forze dell’ordine hanno disperso un corteo di manifestanti. A Tripoli, in Libia, sono scese in piazza 5mila persone.

IRAN: STOP EXPORT PETROLIO – E mentre la diplomazia internazionale fatica a trovare la strada per un cessate il fuoco, i pasdaran (le ‘Guardie della rivoluzione’ in Iran) hanno lanciato un appello ai Paesi islamici invitandoli a interrompere le esportazioni di petrolio verso le nazioni che sostengono Israele. Il comandante Bagherzadeh, citato dall’agenzia Irna, vede nel petrolio «uno dei potenti elementi di pressione» sulle nazioni che sostengono Israele nella «iniqua guerra» a Gaza, puntando sulla «dipendenza degli occidentali dai Paesi islamici per le risorse energetiche».

SCONTRI NEL NORD – Intensi i bombardamenti e gli attacchi di terra nel nord della Striscia, dove le truppe hanno occupato ampie porzioni di territorio, considerato base di lancio privilegiata dei razzi Qassam: almeno dodici palestinesi sono morti a Beit Lahiya per una cannonata. Tra le vittime ci sono almeno due miliziani, ma la maggior parte sono civili, fra cui quattro membri della stessa famiglia. L’esercito israeliano è avanzato su quattro diverse direttive, isolando due arterie di accesso a Gaza City e creando un cuneo nella zona centrale, all’altezza della ex colonia ebraica di Netzarim. Nella notte l’aviazione ha colpito 45 obiettivi fra cui tunnel, depositi di armi, lanciatori di razzi e di mortai. Alle operazioni ha partecipato anche la marina, che ha colpito il comando dell’intelligence a Gaza. Sul fronte palestinese, una trentina di razzi e diversi colpi di mortaio sono stati sparati verso diverse località del Neghev, ad Ashdod e Netivot. Centrata una casa a Sderot, un uomo è rimasto ferito. Un milione di israeliani che vivono a meno di 40 chilometri di distanza da Gaza sono costretti a restare in zone protette, nel timore di ulteriori attacchi.

RETROMARCIA UE – Le diplomazie sono al lavoro per cercare di trovare una via d’uscita, dopo la “fumata nera” al Consiglio di sicurezza dell’Onu e la Repubblica ceca, presidente di turno della Ue, fa dietrofront sulle dichiarazioni del portavoce del premier Mirek Topolanek, Jiri Potuznik, che aveva definito l’operazione «più difensiva che offensiva» e che «non vi erano state né vittime né violenze». Frase che viene definita un «grave errore» dal ministro degli Esteri di Praga, Karel Schwarzenberg, che sottolinea però come si sia trattato di uno sbaglio imputabile al funzionario. Più tardi il ministero degli Esteri aveva affermato a nome della Presidenza europea che Israele non ha il diritto di effettuare operazioni militari che «colpiscono in larga misura dei civili» e tale dichiarazione è «la sola ad essere valida», ha sottolineato Schwarzenmberg. Il ministro degli Esteri è a capo di una delegazione della Ue in partenza per il Medio Oriente, che ha già fatto appello alle due parti perché arrivino a un cessate il fuoco: ne fanno parte il commissario europeo per le Relazioni estere Benita Ferrero-Waldner, l’alto responsabile della politica estera e di difesa della Ue Javier Solana, e i capi delle diplomazie francese e svedese, Bernard Kouchner e Carl Bildt. La delegazione arriverà nel pomeriggio al Cairo, lunedì sarà in Israele, poi a Ramallah e ad Amman. Lunedì a Gerusalemme è atteso anche il presidente francese Sarkozy.

«ASSICURARE AIUTI» – La Commissione Europea ha lanciato un appello ad Israele perché assicuri «uno spazio umanitario» per distribuire gli aiuti nella Striscia di Gaza e ha annunciato un aiuto supplementare di tre milioni di euro per il territorio palestinese. La Russia, «estremamente preoccupata», ha annunciato l’invio di una emissario nella regione. Dall’Italia arriva una nota della Farnesina che esprime «preoccupazione per la sorte di tanti civili innocenti» ed è scontro tra maggioranza e opposizione sulla mancata richiesta di un cessate il fuoco. Forte l’intervento all’Angelus di papa Benedetto XVI che ha implorato israeliani e palestinesi perché pongano «immediata fine» al tragico conflitto e ha chiesto «giustizia e pace» per la Terra Santa e per le popolazioni ancora una volta vittime dell’odio e della guerra, che «non sono la soluzione dei problemi». Il Papa ha ricordato «le vittime, i feriti, quanti hanno il cuore spezzato, chi vive nell’angoscia e nel timore».

PERES: «GUERRA GIUSTA» – Israele continua invece a definire l’offensiva necessaria e inevitabile. L’obiettivo dell’incursione è «distruggere le infrastrutture terroristiche di Hamas nell’area delle operazioni – ha detto la portavoce dell’esercito israeliano Avital Leibovitch -. Sarà un’operazione lunga e durerà numerosi giorni». Le fa eco il ministro della Difesa Ehud Barak, secondo cui l’offensiva non «sarà semplice o breve, ma siamo determinati». Barak, che ha richiamato decine di migliaia di riservisti, ha detto che l’obiettivo dell’operazione è promuovere «un cambiamento significativo» della situazione nel sud di Israele annientando Hamas. Alla riunione del Consiglio dei ministri a Tel Aviv ha aggiunto che l’attacco sarà prolungato ed eventualmente esteso «sulla base delle nostre necessità». Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha sottolineato che Israele non vuole l’apertura di un nuovo fronte di guerra con il Libano, ma ha sottolineato di aver dato istruzione «ai responsabili della Difesa di tenersi pronti nel caso in cui qualcuno (Hezbollah, ndr) dovesse pensare di trarre vantaggio dal fatto che Israele sta operando sul fronte sud». Incontrando alcuni parenti dei soldati, Olmert ha detto che l’operazione di terra era «inevitabile» e secondo il presidente Shimon Peres quella che Israele sta combattendo contro Hamas «è una guerra necessaria e giusta». Lo ha detto incontrando un gruppo di bambini nel sud di Israele: «Se otterremo la nostra vittoria, ci sarà la pace». Al contrario il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen parla di «brutale aggressione» e ha ribadito la sua offerta per una condivisione dei poteri con Hamas, finora ignorata dall’organizzazione estremista, perché «l’unità nazionale è divenuta la cosa più importante».

STOP ALL’ONU – Nella notte c’è stato il nulla di fatto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dopo che gli Stati Uniti hanno bloccato un documento che chiedeva il cessate il fuoco immediato. La riunione, convocata d’urgenza alle 19 ora locale (l’1 in Italia) dopo l’avvio dell’operazione terrestre contro Hamas, si è conclusa così senza un accordo. La Libia, unico paese arabo rappresentato in Consiglio di sicurezza, aveva presentato una bozza di risoluzione in cui esprimeva seria preoccupazione per l’escalation delle violenze a Gaza e chiedeva a tutte le parti in causa di osservare un immediato cessate il fuoco. Ma gli Stati Uniti hanno deciso di bocciare il documento, che non indicava in Hamas un gruppo terroristico reo, secondo gli Usa, di avere sottratto il potere a Gaza alla legittima autorità nazionale palestinese guidata dal presidente Abu Mazen. Il vice ambasciatore americano all’Onu, Alejandro Wolff, ha spiegato che gli Stati Uniti non vedono l’intenzione di Hamas di rispettare il cessate il fuoco ponendo fine al lancio di razzi. Quindi, dato che i documenti del Consiglio vanno approvati all’unanimità, il testo libico è caduto. Anche una seconda dichiarazione più blanda, che chiedeva una tregua, è stata bocciata dagli Usa. Il ministero degli Esteri egiziano ha convocato gli ambasciatori dei cinque membri del Consiglio di Sicurezza (Gran Bretagna, Francia, Russia, Stati Uniti e Cina) per chiedere che «operino seriamente riguardo alla situazione attuale e assumano le proprie responsabilità secondo quanto stabilito dalla Carta dell’Onu che prevede reazioni immediate agli avvenimenti».

HAMAS: «FARSA» – Hamas ha definito la riunione del Consiglio di sicurezza «una farsa che mostra l’ampiezza della sovranità sulle sue decisioni esercitata dall’America e dall’occupazione sionista», si legge in un comunicato del portavoce Fawzi Barhoum. Il Consiglio di sicurezza «ha confermato il suo allineamento sulle posizioni dell’occupazione (israeliana, ndr) e gli ha dato la possibilità per proseguire il suo massacro a Gaza» ha aggiunto Barhoum. Il presidente del Parlamento iraniano Ali Larijani ha detto che la Striscia di Gaza «diventerà il cimitero dei sionisti». Poche ore prima della “fumata nera” al Consiglio di sicurezza il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon aveva chiesto, dopo una telefonata con il premier israeliano Olmert, l’immediata cessazione dell’operazione di terra e a Israele di fare tutto il possibile per garantire la protezione dei civili, dicendosi «profondamente preoccupato per il fatto che l’escalation renderà inevitabilmente ancora più grave la già pesante situazione in cui si trova la popolazione». Domenica mattina c’è stato infine un nuovo appello del premier britannico Gordon Brown, che ha chiesto un immediato cessate il fuoco, spiegando che l’attacco di terra è «una fase molto pericolosa» del conflitto: «Gli israeliani devono avere assicurazioni che non ci saranno attacchi con i razzi sul loro territorio» ha detto in un’intervista alla Bbc.

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