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La Polonia si scontra con l’omofobia della classe dirigente

Gli attivisti per i diritti LGBT si sono scontrati con la polizia all’inizio di agosto a Varsavia dopo essere scesi in strada per protestare contro l’arresto di un manifestante. Riportando le notizie dei media polacchi, l’attivista sarà detenuto per dque mesi per azioni di protesta contro atteggiamenti omofobi. Dopo che la persona è stata arrestata nel centro di Varsavia, i manifestanti hanno circondato l’auto della polizia e una persona vi si è arrampicata sopra. La polizia ha dichiarato su Twitter che “durante la detenzione dell’attivista, la folla ha ostacolato le manovre dei poliziotti. Sono in corso interventi contro le persone più aggressive. Tolleranza zero per chi infrange la legge”.

Gli attivisti per i diritti LGBT hanno dichiarato di autodifendersi dalle azioni omofobe e repressive del governo e dei gruppi ultra-conservatori. Il gruppo Campaign Against Homophobia, con sede a Varsavia, ha affermato che l’arresto di venerdì era politicamente motivato. Michał Szczerba, un legislatore con il partito di opposizione Piattaforma Civica, ha criticato il comportamento della polizia e il governo. “La natura sproporzionata e brutale della polizia conferma che ha l’approvazione politica”, ha detto.

L’incidente arriva in mezzo a tensioni crescenti in Polonia tra coloro che sostengono una maggiore tolleranza e protezioni legali per gay, lesbiche, bisessuali e transessuali e un governo conservatore che ha denunciato il movimento LGBT come una minaccia e come un’ideologia perversa. Il presidente Andrzej Duda ha vinto la rielezione il mese scorso dopo una campagna che ha sottolineato la sua opposizione ai diritti LGBT. Lui e i membri del partito populista al governo, Law and Justice, l’hanno ripetutamente definita una “ideologia” che minaccia le famiglie e le tradizioni polacche.

Matteo Giacca

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