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Israele assedia la roccaforte di Hamas

L'offensiva israeliana avanza a Gaza, mentre si intensifica lo sforzo delle diplomazie internazionali nel tentativo di trovare una mediazione. Israele ha spinto le forze di terra a Khan Younis, la roccaforte di Hamas nel sud di Gaza, chiedendo come condizione per un cessate il fuoco che al gruppo integralista sia impedito di riarmarsi.

L’offensiva israeliana avanza a Gaza, mentre si intensifica lo sforzo delle diplomazie internazionali nel tentativo di trovare una mediazione. Israele ha spinto le forze di terra a Khan Younis, la roccaforte di Hamas nel sud di Gaza, chiedendo come condizione per un cessate il fuoco che al gruppo integralista sia impedito di riarmarsi.

STRAGE IN UNA SCUOLA DELL’ONU – Tra le perdite si contano decine di palestinesi e quattro israeliani, uccisi da «fuoco amico». Lunedì a Gaza City un colpo sparato per errore da un blindato ha ucciso quattro soldati e ne ha feriti 24. Hamas aveva rivendicato l’uccisione ma l’esercito ha smentito la notizia. Un quinto soldato israeliano è rimasto ucciso in scontri a fuoco nel nord della Striscia, altri quattro sono rimasti feriti. Sul fronte opposto, sono state attaccate due scuole gestite dall’Onu. C’è stata una strage nell’istituto Al-Fakhura, nel campo profughi di Jabaliya (nel nord della Striscia), dove centinaia di civili avevano cercato rifugio: secondo l’Onu i morti sono 30, 55 i feriti ricoverati in due ospedali della zona. Per la maggior parte le vittime sono donne e bambini. Due proiettili sparati da carri armati sarebbero esplosi davanti alla scuola, investendo con le schegge molte persone all’interno e all’esterno. Secondo altre fonti l’espolsione sarebbe stata causata da quattro razzi sparati da un velivolo. Testimoni raccontano che al momento dell’attacco centinaia di civili erano nei dintorni dell’edificio. Martedì mattina in un raid aereo è stato colpito un istituto nel campo profughi di Shati, a Gaza City: morti tre civili palestinesi che insieme a molti altri – circa 450 – avevano cercato lì rifugio.

FAMIGLIA STERMINATA – Almeno 12 civili, tutti membri di una stessa famiglia, sono stati uccisi in un raid aereo che ha colpito con due missili la casa in cui abitavano a Gaza City, nel quartiere di Zeitun. Morti sette bambini, da uno ai dodici anni, tre donne e due uomini. I soccorritori stanno cercando di estrarre i corpi dalle macerie. Altre nove persone sarebbero ancora sepolte dalle macerie. Secondo testimoni nella casa abitava un comandante di Hamas. Nell’attacco, che ha danneggiato una decina di case vicine, è stato ucciso anche un passante. Secondo il quotidiano Haaretz, dall’inizio della operazione «Piombo fuso» – avviata undici giorni fa con i raid aerei e poi sfociata nell’attacco di terra iniziato sabato – sono stati uccisi 635 palestinesi e oltre 2.900 feriti. La battaglia è ormai al culmine e da lunedì nel capoluogo della Striscia si combatte strada per strada.

DISTRUTTE CLINICHE MOBILI – Tre cliniche mobili dell’organizzazione umanitaria danese Folkekirkense Noedhjaelp (DanChurchAid) a Gaza sono state bombardate e distrutte dall’esercito israeliano. «Abbiamo saputo che tutti i nostri tre ospedali mobili sono stati bombardati e resi inutilizzabili – ha denunciato il segretario di DanChurchAid, Henrik Stubkjaer -. Eppure avevano chiaramente e ben in vista le insegne ‘Mobile Clinic’». Il personale non è stato colpito.

ASSEDIO A KHAN YUNIS – Intanto sul fronte dei combattimenti è partito l’assedio a Khan Yunis, una delle roccaforti di Hamas. Duri scontri fra miliziani palestinesi e reparti dell’esercito israeliano sono iniziati all’alba nel sud della Striscia e a Deir el-Balah e Bureij, nella zona centrale. A Deir el-Balah l’artiglieria navale ha provocato almeno dieci morti. Un’emittente palestinese ha diffuso la notizia che alcuni miliziani sono riusciti ad abbattere un aereo senza pilota israeliano. Secondo un sito internet, Hamas avrebbe passato per le armi alcuni palestinesi che da Gaza avrebbero aiutato l’incursione israeliana.

NEONATA FERITA – A Gedera, città a 30 chilometri da Tel Aviv, un razzo Grad lanciato dalla Striscia ha ferito leggermente una neonata israeliana di tre mesi. Altri 5 razzi sono caduti nella regione di Eshkol, uno ha colpito l’area di Netivot senza causare danni. Lunedì circa 40 razzi avevano colpito il sud di Israele. Intanto un piccolo esercito di duemila afghani si è detto pronto ad andare a Gaza per combattere insieme ai palestinesi.

OLMERT: «NIENTE TREGUA» – E nonostante il dispiegamento di un’imponente macchina diplomatica, il premier israeliano Ehud Olmert ha respinto la richiesta avanzata dell’Unione Europea per una tregua umanitaria di 48 ore, assicurando però che Israele manterrà l’impegno di far arrivare nella Striscia beni di prima necessità per la popolazione. «Guardate dove stanno sparando – ha denunciato Olmert -. Hanno raggiunto Gedera. Prima della tregua, sparavano fino a 20 chilometri, adesso arrivano a 40. Se ci fosse una tregua, sparerebbero fino a 60 chilometri e anche di più».

APPELLO OMS – L’Organizzazione mondiale della sanità lancia un appello: negli ultimi giorni ci sono stati 330 morti e 900 feriti, per cui è necessaria la cessazione immediata delle ostilità e Israele deve garantire la fornitura di combustibile per salvare vite umane e curare i feriti. Sono centinaia i feriti, tra cui donne, bambini e anziani: «L’incapacità degli ospedali ad affrontare un problema di questa portata si tradurrà, se la situazione persiste, in un forte aumento del numero di decessi a causa di complicazioni prevedibili legate a complicazioni e infortuni: sono i civili che pagano il prezzo del prolungato blocco». La priorità assoluta da affrontare «deve essere la carenza di farmaci essenziali».

 

 

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