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Iran, Mousavi sfida i divieti

Precipita la situazione post-elettorale a Teheran, dove la manifestazione dei sostenitori di Mir Hossein Mousavi, sta assumendo dimensioni imponenti. Centinaia di migliaia di persone (c'è chi parla di due milioni), compreso lo stesso candidato riformista alle presidenziali accompagnato da un altro candidato, Mehdi Karroubi, sono scese in piazza, sfidando il divieto imposto dal governo, per denunciare il presidente Ahmadinejad di brogli e chiedere nuove elezioni presidenziali.

Precipita la situazione post-elettorale a Teheran, dove la manifestazione dei sostenitori di Mir Hossein Mousavi, sta assumendo dimensioni imponenti. Centinaia di migliaia di persone (c’è chi parla di due milioni), compreso lo stesso candidato riformista alle presidenziali accompagnato da un altro candidato, Mehdi Karroubi, sono scese in piazza, sfidando il divieto imposto dal governo, per denunciare il presidente Ahmadinejad di brogli e chiedere nuove elezioni presidenziali. Quando la testa del corteo, dove si trova lo stesso Mousavi, deve ancora arrivare alla Piazza Azadi, la coda si trova ancora oltre la piazza Imam Hossein, chilometri più a est. Il lunghissimo viale su cui stanno marciando i sostenitori di Mousavi è lo stesso su cui si svolsero tra il 1978 e il 1979 alcune delle più imponenti manifestazioni durante la rivoluzione contro la monarchia Pahlavi. La tv di Stato, che domenica aveva trasmesso in diretta il raduno di decine di miglia sostenitori del presidente Mahmud Ahmadinejad, non ha trasmesso finora alcuna immagine dell’immenso corteo odierno.

 

LA MOGLIE DI MOUSAVI – L’opposizione iraniana «andrà avanti fino in fondo» per contestare l’elezione di Mahmud Ahmadinejad, ha dichiarato la moglie di Mousavi. Sulla stessa linea anche Mohammad Reza Khatami, fratello dell’ex capo dello Stato riformatore Mohammad Khatami: «Il nostro movimento andrà avanti finchè le elezioni presidenziali non verranno annullate e ne verranno indette nuove».

ONU –«La genuina volontà del popolo iraniano deve essere pienamente rispettata» è l’appello del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, il quale ha spiegato che le Nazioni Unite stanno seguendo da vicino la situazione del dopo-elezioni. «Preoccupazione» è stata espressa dalla Casa Bianca, mentre dall’Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini fa sapere che il nostro Paese «mantiene l’invito all’Iran» al G8 esteri di Trieste su Afghanistan e Pakistan, nonostante ciò che sta succedendo nel Paese dopo le elezioni presidenziali.

SCONTRI – Cresce intanto nel Paese il fronte dei contestatori dei risultati delle presidenziali. L’ayatollah Khamenei, massima autorità religiosa del paese, ha ordinato un’inchiesta sull’accusa di brogli avanzata dall’opposizione (una prima risposta dovrebbe arrivare dal Consiglio dei guardiani entro una decina di giorni). Anche l’ex presidente riformista e predecessore di Ahmadinejad, Mohammad Khatami, annunciando la sua partecipazione alla manifestazione ha chiesto l’annullamento dei risultati e un nuovo voto.

L’INCONTRO – Khamenei, che ha ricevuto Mousavi, lo ha invitato ad «agire con calma e seguendo le vie legali» e ha assicurato che sarà avviata un’indagine sui presunti brogli, sottolineando però che i disordini a Teheran sono il risultato di «provocazioni dei nemici che agiscono da dietro le quinte». «Tutti devono mantenere la calma – ha detto l’ayatollah -. Anche in elezioni passate è accaduto che vi siano stati candidati non contenti del risultato, ma hanno agito per vie legali. Anche questa volta bisogna procedere così». Mousavi ha presentato al Consiglio dei Guardiani una richiesta ufficiale di annullamento dei risultati del voto denunciando gravi irregolarità e Khamenei ha detto di avere dato personalmente istruzioni al Consiglio «perché esamini con precisione i reclami».

MANIFESTAZIONE – Nuovi scontri si sono registrati in piazza tra i sostenitori del vincitore delle ultime elezioni presidenziali Ahmadinejad e quelli di Mousavi, dopo quelli già registrati nel weekend per le strade di Teheran e che hanno portato all’arresto di 170 persone. Lunedì sono state fermate altre persone: sono parenti dei giovani manifestanti incarcerati, radunati davanti al tribunale rivoluzionario di Teheran per chiedere la loro liberazione. Inoltre nella notte la polizia ha fatto irruzione nell’ospedale Hezar Takhtekhabi per mettere agli arresti alcuni feriti.

VIAGGIO ANNULLATO – Il presidente Ahmadinejad ha annullato il viaggio a Iekaterinburg, negli Urali, dove avrebbe dovuto partecipare in qualità di osservatore al vertice del Gruppo di Shanghai e incontrare il presidente russo Medvedev. Probabilmente partirà martedì. Intanto al Consiglio dei Guardiani, organismo che sovrintende alle elezioni, sono arrivati due ricorsi: oltre a quello di Mousavi, un altro del leader conservatore Mohsen Rezai. Anche Karrubi ha detto di non riconoscere il risultato del voto, ma non ha presentato ricorso. «Per la prima volta, e anche se non vi saremmo obbligati, pubblicheremo nei dettagli i dati per rassicurare i cittadini sulla correttezza del voto» ha detto il portavoce del Consiglio, Abbas-Ali Katkhodai.

MEDIA IMBAVAGLIATI – Il governo agisce anche sul fronte dell’informazione. Il giornale di Mousavi, Kalameh Sabz, è stato messo al bando. Domenica la polizia, scrive il quotidiano riformista Sarmayeh, ha fatto irruzione nella sede del giornale, ha effettuato una perquisizione e sigillato l’edificio. Anche il giornale Velayat è stato costretto a sospendere la pubblicazione, sempre secondo Sarmayeh. In questo caso il provvedimento sarebbe legato alla pubblicazione di una caricatura non meglio precisata e a un reclamo per oltraggio ad Ahmadinejad. Il giornale Asr Eghtesad era stato censurato già sabato mattina poiché prevedeva di titolare «Il verde della primavera prosegue», con riferimento al colore del partito di Mousavi. Da domenica inoltre è vietato l’accesso a YouTube, dove erano stati pubblicati filmati degli scontri a Teheran ripresi con i telefoni cellulari.

ESPULSA TROUPE SPAGNOLA – Presi di mira anche i media stranieri. Una troupe della tv pubblica spagnola Tve è stata costretta a lasciare il Paese dopo la copertura delle manifestazioni di protesta. I direttori dei canali pubblici tedeschi Ard e Zdf hanno scritto all’ambasciatore iraniano accusando le autorità di Teheran di impedire ai loro giornalisti di riferire su quanto sta accadendo nel Paese. Due giornalisti belgi sono stati fermati domenica per circa un’ora a Teheran e rilasciati con la consegna di non scattare foto o riprendere filmati. Un tecnico audio della rete pubblica spagnola Rtbf, Miguel Allo, è stato aggredito dalle forze dell’ordine mentre seguiva una manifestazione e gli è stato sequestrato un video. Sono stati invece rilasciati i due giornalisti olandesi arrestati domenica per aver ripreso gli scontri, ma la polizia li ha costretti a lasciare il Paese sequestrando loro il girato degli scontri e ritirando gli accrediti stampa.

APPELLO UE: «FERMARE LA VIOLENZA» – Una situazione che la comunità internazionale guarda con preoccupazione. I ministri degli esteri della Ue hanno chiesto all’Iran di condurre un’indagine sulle denunce di irregolarità nello svolgimento delle elezioni. «Questa è una questione che le autorità iraniane devono affrontare e indagare» affermano i ministri in una dichiarazione scritta. Il Consiglio esprime anche «seria preoccupazione sulle violenze nelle strade e sull’uso della forza contro dimostranti pacifici». Germania e Francia hanno convocato i rispettivi ambasciatori a Teheran perché forniscano spiegazioni su quanto sta accadendo nel Paese e in particolare sui presunti brogli e gli scontri.

AMNESTY: APRIRE INCHIESTA – Amnesty International ha chiesto alle autorità iraniane di aprire un’inchiesta sul comportamento della polizia durante le manifestazioni.

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