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Iran: anche una francese processata per i disordini dopo le elezioni

È iniziato a Teheran il processo a carico di un secondo gruppo di persone coinvolto nei disordini scoppiati in Iran dopo le contestate elezioni presidenziali che hanno visto la vittoria di Mahmud Ahmadinejad.

È iniziato a Teheran il processo a carico di un secondo gruppo di persone coinvolto nei disordini scoppiati in Iran dopo le contestate elezioni presidenziali che hanno visto la vittoria di Mahmud Ahmadinejad. Alla sbarra c’è anche la studentessa francese Clotilde Reiss, «accusata di aver raccolto informazioni, incoraggiato i facinorosi e agito contro la sicurezza nazionale», precisa l’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna, secondo cui la donna ha confessato di essere stata presente agli incidenti e ha chiesto scusa per gli «errori» commessi.

«HO SBAGLIATO» – Clotilde ha dichiarato di aver consegnato un rapporto all’ambasciata francese sulle manifestazioni a Isfahan: «Ho scritto un rapporto di una pagina e l’ho consegnato al capo dell’Istituto francese di ricerca in Iran che appartiene al servizio culturale dell’ambasciata di Francia». Inoltre ha spiegato di aver partecipato ai disordini «per motivi personali» e che si è trattato di un errore. Il suo avvocato ha chiesto che sia graziata. La Reiss, 24 anni, aveva ottenuto da cinque mesi una borsa di studio come assistente di francese all’Università di Isfahan dopo essersi laureata in Francia in scienze politiche. Il 1° luglio è stata arrestata all’aeroporto di Teheran mentre stava lasciando l’Iran. La sua colpa sarebbe quella di aver inviato a un amico iraniano un’email con fotografie effettuate durante una protesta a Isfahan. La Francia ha respinto le accuse intentate contro Reiss definendole «prive di fondamento» e il presidente Nicolas Sarkozy ha chiesto che venga immediatamente rilasciata. Il padre della ragazza si è detto sorpreso, sottolineando che la figlia è innocente: «Non ne sapevo niente, sono sorpreso di vederla comparire in questo processo. Ripeto che mia figlia è innocente e che non c’è alcuna prova delle accuse formulate nei suoi confronti».

DUE DIPLOMATICI – Tra gli imputati figurano inoltre un’impiegata dell’ambasciata di Francia, Nazak Ashfar, e un impiegato iraniano dell’ambasciata britannica, Hossein Rasam, accusato di spionaggio. È uno degli otto dipendenti dell’ambasciata inglese arrestati il 27 giugno e l’unico ancora in carcere: in aula ha riferito che l’ambasciata aveva chiesto ai suoi dipendenti locali di essere presenti sul luogo delle manifestazioni che hanno seguito le elezioni del 12 giugno. Londra ha fatto sapere di ritenere «totalmente inaccettabile e in contraddizione diretta con le assicurazioni che ci sono state più volte date da alti responsabili iraniani» la presenza di Rasam in aula e le cosiddette “confessioni” dei prigionieri ai quali sono stati negati i loro diritti umani». La dipendente dell’ambasciata francese ha detto che la rappresentanza diplomatica francese aveva dato istruzioni di accogliere i manifestanti se fosse stato necessario.

GIORNALISTA IRANIANO – Tra coloro che sono comparsi in aula, secondo l’agenzia Fars, c’è anche uno dei più noti giornalisti persiani, Ahmad Zaydabadi, ed esponenti di spicco del fronte moderato quali Ali Tajernia, Hedayat Aghàie, Shahab Tabatabaie e Javad Emam. Gli imputati sono accusati di spionaggio, violenze e attentato alla sicurezza nazionale: rischiano dai cinque anni di reclusione sino alla pena di morte, in questo caso se riconosciuti colpevoli di essere «mohareb» (nemici di Dio). Domenica scorsa era iniziato un altro processo a carico di una decina di imputati. I candidati riformisti Mousavi e Karroubi e l’ex presidente Khatami hanno detto che i processi sono una farsa e di fatto già decisi.

CARICA CONTRO I PARENTI – La polizia ha disperso i parenti degli accusati che si erano radunati davanti al tribunale. Lo rende noto il sito riformista Mosharekat. Secondo il sito, «i parenti degli imputati e un gran numero di persone si erano radunati davanti al tribunale. Quando hanno cominciato a gridare Allah è grande, la polizia ha caricato per disperdere la folla».

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