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Gaza City sempre più sotto alle macerie

Sembra molto lontana l'ipotesi di una tregua a Gaza, nonostante la risoluzione per il cessate il fuoco immediato approvata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu giovedì scorso. Il capo della Difesa israeliana, generale Gabi Ashkenazi, ha dichiarato che i soldati stanno facendo un «lavoro eccezionale» e che combattenti e infrastrutture di Hamas hanno subìto seri danni. Tuttavia «c’è ancora molto lavoro da fare». Per questo, ha spiegato il generale al Comitato parlamentare per gli Affari esteri e la difesa, l’esercito israeliano continuerà a colpire Hamas, finché non cesserà il lancio di razzi contro le città israeliane.

Sembra molto lontana l’ipotesi di una tregua a Gaza, nonostante la risoluzione per il cessate il fuoco immediato approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu giovedì scorso. Il capo della Difesa israeliana, generale Gabi Ashkenazi, ha dichiarato che i soldati stanno facendo un «lavoro eccezionale» e che combattenti e infrastrutture di Hamas hanno subìto seri danni. Tuttavia «c’è ancora molto lavoro da fare». Per questo, ha spiegato il generale al Comitato parlamentare per gli Affari esteri e la difesa, l’esercito israeliano continuerà a colpire Hamas, finché non cesserà il lancio di razzi contro le città israeliane.

BATTAGLIA FEROCE – Continua dunque l’avanzata delle forze israeliane che, protette da intensi bombardamenti, hanno rafforzato la propria presenza nei rioni periferici di Gaza City penetrando da est e ovest. Nella notte i blindati, supportati da elicotteri e navi (che nel frattempo hanno bombardato la costa), hanno fatto incursione in tre zone densamente popolate. «I carri armati sono entrati più profondamente nei quartieri di Tal al-Hawa, Ajline e Zeitoun, che l’aviazione e i carri armati bombardano – ha riferito un corrispondente dell’Afp -. Si tratta della notte più lunga dall’inizio della guerra. I minuti sono interminabili, pesanti». Almeno una persona è morta a Zeitun, secondo fonti mediche palestinesi. In un altro quartiere periferico, Raduane, tre persone sono rimaste ferite quando in un raid aereo sono state colpite le loro abitazioni. Al Jaziraha riferito che l’esercito sta tentato di entrare nel campo profughi di Jabaliya. L’aviazione ha condotto raid notturni a Rafah per distruggere dei tunnel che collegano il sud della Striscia di Gaza all’Egitto.

«CITTÀ ISOLATE» – Il volontario italiano Vittorio Arrigoni, intervistato telefonicamente dal sito Infopal.it, ha detto che Khan Younis è isolata: «Di fatto, a Beit Hanoun e Khan Younis non ci possiamo più arrivare: sono bloccate dai carri armati. Vediamo dalla finestra feriti, stesi in strada, ma non possiamo soccorrerli: il cielo di Gaza è monitorato centimetro per centimetro». Le Brigate Ezzedine al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno riferito di aver distrutto due carri israeliani a Zeitun e ucciso un numero indeterminato di militari nel villaggio di Khuzaa, vicino a Khan Yunes. Affermazioni poi smentite dall’esercito, che ha invece parlati di otto militari feriti da ‘fuoco amico’. La giornata si era aperta con un attacco ai soldati israeliani al confine con la Giordania: un uomo ha sparato dei colpi contro i militari nella zona di Wadi Araba, senza causare feriti. Non è chiaro se si tratti di un militare o di un civile ma l’esercito giordano ha chiarito di non essere responsabile dell’attacco. Anche stamane le operazioni militari sono state sospese per tre ore per consentire l’arrivo di aiuti umanitari: cento camion sono stati autorizzati ad attraversare i valichi. Il bilancio delle vittime palestinesi nella 18esima giornata di scontri ha superato i 900 morti e i 4mila feriti. Sul fronte israeliano sono stati uccisi 10 soldati e 3 civili. Quattro militari sono rimasti feriti nella notte a Gaza per un’esplosione all’interno di una casa, che era stata minata dai miliziani in previsione di un’ispezione israeliana. Uno dei feriti è grave. Nei giorni scorsi l’esercito ha diffuso immagini di interi edifici minati: tra questi anche una scuola e uno zoo.

HAMAS: NO TREGUA – Intanto continua l’impegno di alcuni leader mondiali per arrivare a un cessate il fuoco. Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, è tornato a chiedere una tregua mentre sono intense le trattative con i leader di Egitto, Israele, Giordania e Siria. «Il mio messaggio è semplice e va dritto al punto: i combattimenti devono cessare. A entrambe le parti dico: fermatevi adesso». Il segretario generale dell’Onu comincia mercoledì un giro in Medio Oriente. L’Egitto prosegue i suoi sforzi per mediare un cessate il fuoco ma fonti politiche libanesi hanno riferito che i negoziatori di Hamas – tornati al Cairo dopo essersi consultati con i leader siriani a Damasco – rifiuteranno la proposta di mettere fine agli attacchi. Il gruppo integralista si oppone a una tregua a lungo termine, al cessate il fuoco prima che Israele ritiri tutte le sue truppe da Gaza e alla presenza di osservatori internazionali al valico di Rafah. Israele ha rifiutato la richiesta del Consiglio della Sicurezza delle Nazioni Unite per una tregua, ma ha dichiarato di essere aperto a discutere nuove proposte. Il Consiglio di Sicurezza si riunirà di nuovo oggi alle 10 (le 16 in Italia) per discutere ancora una volta della situazione a Gaza. È la prima riunione dopo che è stata approvata la risoluzione 1860, che invita al cessate il fuoco immediato, duraturo e pienamente rispettato che porti al ritiro totale delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza. La risoluzione, approvata giovedì, è stata ignorata sia da Israele che da Hamas. Venerdì il presidente palestinese Abu Mazen parteciperà al vertice straordinario dei ministri degli Esteri arabi a Kuwait City.

ARMI NON CONVENZIONALI – Intanto l’organizzazione non governativa Physicians for Human rights ha avviato un’indagine sul «possibile uso di armi non convenzionali da parte dell’esercito israeliano sulla popolazione di Gaza». Lo ha annunciato all’agenzia Misna un portavoce della ong, precisando di aver avuto accesso a «video girati negli ospedali della Striscia, che mostrano pazienti con ferite e bruciature sospette, riconducibili ad armi il cui utilizzo non è permesso dal diritto internazionale». Da giorni le fonti di stampa locali e internazionali, suffragate dalle testimonianze di medici e operatori sanitari, avanzano l’ipotesi dell’utilizzo di bombe “sporche”, proibite dalle convenzioni internazionali. Due giorni fa, testimoni palestinesi hanno riferito che le forze israeliane hanno utilizzato bombe al fosforo su Khouza, un villaggio vicino al confine della Striscia, causando alte fiamme in un edificio. Fonti ospedaliere hanno raccontato che una donna è morta e altre 50 persone sono ferite, la maggior parte lamentando ustioni e avvelenamento da gas. Testimonianze in parte confermate da uffici delle Nazioni Unite, che parlano di diffusi problemi respiratori dopo il lancio di alcuni ordigni a gas. Il portavoce del primo ministro israeliano, Ehud Olmert, Mark Regev, ha dichiarato che «le munizioni utilizzate da Israele sono simili, se non identiche, a quelle in dotazione a tutti gli eserciti delle democrazie occidentali, compresi gli stati membri della Nato».

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