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Europa writes to Usa

Cari cittadini degli Stati Uniti d’America,

molti di voi mi conoscono abbastanza bene, venendo spesso nei mie vasti territori, in vacanza o per altri motivi; in maggioranza, poi, portate nel sangue i miei geni, il DNA che affonda le radici nella notte dei tempi. Chi sono? Io sono “Europa”, la Madre Patria dove tutto ebbe inizio e da dove sono partiti i vostri bisnonni, i nonni e addirittura, sia pure in forma minore, i genitori, per contribuire a creare, in un immenso territorio, quel melting pot di etnie capace di farvi diventare una potente nazione.

Ho deciso di scrivervi, alla vigilia di una tappa importante della vostra storia, senza alcuna volontà di interferire negli affari interni e semplicemente per parlarvi con il cuore in mano, come un nonno parlerebbe ai nipoti e un padre ai figli, manifestando serenamente il proprio pensiero su complesse vicende della vita. Il retaggio ancestrale che ci lega me lo consente e io mi sento autorizzata ad approfittare di questo diritto, perché, dopo tutto, le vostre scelte condizionano, nel bene e nel male, le vicende del mondo intero e quindi anche le mie, che già non sono tanto buone.

Tra pochi giorni, in un contesto terribile quale quello rappresentato dalla pandemia, sarete chiamati a scegliere chi dovrà rappresentarvi alla Casa Bianca per i prossimi quattro anni. (In tanti, per la verità – oltre quaranta milioni – avete già votato per posta). Sui social e nei media vi state scannando da mesi, ciascuno ritenendo di essere il depositario di verità assolute e di avere ragione su tutto ciò che sostenga.

Già questo, cari pronipoti, nipoti e figli miei, depone male. Non sapersi mettere in discussione e aprirsi civilmente e serenamente agli altri è un sicuro decadimento di quella “democrazia” di cui, a chiacchiere, dite di essere esemplari rappresentanti.

Non intendo indicarvi la strada, anche perché, come dice qualcuno, sono una “vecchia baldracca che ha puttaneggiato in tutti i bordelli contraendo le peggiori infezioni, per lo più culminanti in ismo”, dimenticando di aggiungere, però, che sono stata capace di curarle con ottimi antibiotici. (Prima o poi, potete starne certi, riuscirò a curare anche le infezioni attuali). Proprio perché molto vecchia e navigata, inoltre, so bene quanto sia difficile orientare milioni di persone a ragionare in un modo anziché in un altro, con una semplice lettera. Non vi dirò, pertanto, che per me, intrisa di storia millenaria, è facile capire che liberarvi di Trump è il più bel regalo che potreste fare a voi stessi e al mondo intero, magari precisando che Biden non è certo il miglior presidente da proporre come alternativa,  nonostante al cospetto del tronfio e rozzo tycoon faccia la figura di un gigante al cospetto di un nano.

Vi parlerò, invece, di cose molto semplici, che costituiscono l’ossatura di quello straordinario insieme di qualità e caratteristiche umane che, qui, da me, siamo soliti definire con la parola “civiltà”, mentre da voi è più appropriato il termine “cultura”, dal momento che ancora non avete ben decantato il termine “civiltà” nella sua piena essenza: siete giovani, tutto sommato, e avete ancora tanto da imparare. Civiltà o cultura che dir si voglia, possiamo partire da un personaggio sicuramente a tanti di voi noto e caro: il grande poeta e saggista Ralph Waldo Emerson, il quale, nel suo prezioso saggio “Civilizzazione”, constatava l’inevitabile estinzione dei popoli che non accettino di stare al passo con i tempi, rifiutando ogni tipo di innovazione, soprattutto quella che consenta una maggiore consapevolezza del proprio essere e di elevarsi da uno stato primordiale o comunque anacronistico.

Il suo saggio raffigura in modo magistrale l’essenza dello scontro tra due modi di concepire la vita e le relazioni tra gli uomini. Solo attraverso la piena accettazione di un semplice principio si potranno creare le premesse per un mondo migliore e tutelarsi dall’estinzione: l’uomo deve essere capace di “guardare” avanti e di “andare” avanti liberandosi degli inutili fardelli retaggio di una insostenibile e deprecabile leggerezza dell’essere.

La partita, come vedete, non è di quelle facili e voi avete la responsabilità di scelte molto difficili, senza, per altro, essere ancora sufficientemente  attrezzati, culturalmente, per evitare errori che, questa volta, possono davvero costare molto caro. Siamo in tempi di svolte epocali, infatti, che richiedono un radicale cambiamento di usi e costumi; dappertutto, certo, ma soprattutto dalle parti vostre. Queste scelte possono essere effettuate solo da uomini di altissimo profilo, sotto qualsivoglia punto di vista. Solo loro, infatti, sono capaci di leggere gli scricchiolii della Storia e agire con coraggio affinché non si tramutino in frane colossali, come purtroppo spesso avvenuto nei secoli scorsi. Solo  gli uomini di grande levatura etica e culturale, infatti, sanno rinunciare ai condizionamenti sociali (quelli che da voi, per esempio, provengono dalle tante ciniche lobby), privilegiando l’interesse generale e non quello di pochi.

Quindi, cari pronipoti, nipoti e figli miei, questa volta non si tratta di scegliere tra un repubblicano e un democratico, come sempre accaduto, senza che, sostanzialmente, le cose mutassero più di tanto. Questa volta è in gioco il destino del mondo, e ciò, evidentemente, non è cosa da poco.

Voi, purtroppo, di grandi uomini non ne avete in gara, perché da sempre preferite il “brav’uomo all’uomo bravo”: se così non fosse, per esempio, nel 2000 avreste riversato una marea di voti così ingente su Al Gore, da rendere impossibile gli imbrogli che consentirono a Bush Jr. di vincere le elezioni. Quanto è costata a voi e al mondo intero quella dabbenaggine?

Vi esorto caldamente, pertanto, a ragionare a lungo, con calma, prima di decidere chi, tra i due contendenti, abbia più titoli per sedersi nella sala ovale. Sia detto senza tanti giri di parole, è arrivato il momento di svegliarvi dal lungo sonno dell’american dream e fare i conti con la realtà. Una realtà minacciata dal più malsano capitalismo (ammesso e non concesso che ne sia mai esistito uno sano) e costantemente condizionata negativamente da logiche comportamentali semplicemente assurde, non scevre di insopportabili  venature razziste. Avete un sistema sanitario che non è azzardato definire criminale e addirittura un emendamento costituzionale, il secondo, che vi rende prigionieri di un passato lontano e tra l’altro molto discutibile, in virtù delle angherie inferte ai nativi. Qui da me il Far West è un filone cinematografico di terz’ordine: voi lo ritenete ancora un asset importante del vostro vivere quotidiano. È tempo di crescere!

Cari pronipoti, nipoti e figli miei, in questi giorni che vi separano da una scelta importante,  è bene che vi facciate un serio e sereno esame di coscienza per scandagliare il vostro modo di vivere e di pensare, tenendo bene a mente, però, che è il bene comune quello supremo e l’egoismo esacerbato, prima o poi, si trasforma in un boomerang. È giunto il momento di soppiantare la subcultura dell’egoismo con  la cultura dell’altruismo. È giunto il momento di pensare seriamente all’ambiente, allo sviluppo sostenibile, a ridurre il divario tra chi spreca risorse e chi muore di fame.  È giunto il momento, quindi, di creare davvero un mondo migliore ed è fondamentale che siate voi a muovere i primi passi perché è da voi che si registrano le distonie più gravi. Sicuramente Biden non ha i numeri per determinare una vera svolta, ma può rappresentare un “punto di partenza”: è già qualcosa, rispetto allo stallo e al regresso che si registrerebbe con il suo rivale.  Pensare bene e agire di conseguenza, quindi, è una necessità vitale dalla quale non vi potete sottrarre. Che Dio vi aiuti.

Con tanto affetto, la vostra lontana parente, Europa.

 

Lino Lavorgna

Presidente del movimento culturale “Europa Nazione”

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