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Diplomatica svizzera morta a Teheran, è giallo

Gli investigatori iraniani avrebbero escluso l’ipotesi di un suicidio nella morte della diplomatica svizzera, il cui corpo è stato rinvenuto martedì 4 maggio, dopo che era precipitata dal 18esimo piano dell’edificio in cui abitava, in zona residenziale di Teheran. Lo ha detto all’Irna il portavoce del Dipartimento per le emergenze di Teheran, Mojtaba Khaledi. Precedentemente c’era intenzione delle autorità di non escludere alcuna ipotesi, comprese quelle di omicidio, incidente e anche suicidio.

“La polizia ha allertato i paramedici dopo che il corpo della 52enne svizzera è stato trovato in un’area verde vicina, ma la donna era morta da un po’ di tempo”, ha affermato il portavoce.

Intanto, il ministero degli Esteri iraniano ha espresso le sue condoglianze alla Svizzera, assicurando che i risultati delle indagini verranno resi noti “al più presto”.

Altro spunto importante nella vicenda riguarda l’ambasciata svizzera a Teheram e il suo ruolo cruciale nei rapporti bilaterali tra Iran e Stati Uniti: dopo la rivoluzione islamica avvenuta in Iran nel 1979, e la successiva chiusura dell’ambasciata statunitense nel paese, l’ambasciata svizzera è diventata infatti la principale rappresentante degli interessi diplomatici degli Stati Uniti in Iran.

Il motivo del giallo attorno alla morte della diplomatica è da ricercare nel ruolo che aveva la donna, e cioè quello di incaricata di curare gli interessi diplomatici degli Stati Uniti. La Svizzera, infatti, dopo la rottura dei rapporti tra Washington e Teheran non ha mai ripristinato ufficialmente i contatti con una sede diplomatica.

Matteo Giacca

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