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Cina, nuova protesta degli uiguri

Circa duecento uiguri, in gran parte donne, hanno inscenato una protesta ad Urumqi, la capitale della regione cinese del Xinjiang, dove domenica scorsa 156 persone sono state uccise quando la polizia ha disperso una manifestazione di protesta.

Circa duecento uiguri, in gran parte donne, hanno inscenato una protesta ad Urumqi, la capitale della regione cinese del Xinjiang, dove domenica scorsa 156 persone sono state uccise quando la polizia ha disperso una manifestazione di protesta. I manifestanti protestano contro gli arresti effettuati dalla polizia, 1.434 secondo l’agenzia Nuova Cina, e chiedono notizie dei loro congiunti. La situazione è molto tesa, ma fino a questo momento non si ha notizia di gravi incidenti.

ALTRA PROTESTA – Un episodio analogo è avvenuto lunedì nella tarda serata a Kashagar, un’altra città del Xinjiang, dove alcune centinaia di persone si sono radunate sulla piazza centrale della città e sono state disperse dopo pochi minuti dalla polizia, senza che siano stati segnalati episodi di violenza.

ARRESTI – E intanto “Nuova Cina” ha annunciato che 15 persone sono state arrestate nel Guangdong, nella Cina del sud, in relazione alla vicenda che ha innescato le proteste sfociate in violenze domenica scorsa ad Urumqi. Alla fine di giugno, almeno due immigrati uiguri erano stati uccisi da operai cinesi in violenze etniche alimentate dalla falsa voce secondo la quale giovani uiguri avevano violentato due ragazze cinesi. L’agenzia non ha precisato quando sono stati effettuati gli arresti. Pechino ha accusato la dissidente uigura in esilio Rebiya Kadeer di aver organizzato la manifestazione di domenica con l’obiettivo ultimo di staccare il Xinjiang dalla Cina. La dissidente ha smentito le accuse e, in un comunicato diffuso su Internet, ha affermato di «non aver mai chiesto a nessuno, in nessun momento, di dimostrare in piazza».

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