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Catalogna: sì indipendenza, no violenza

Un vecchio adagio recita testualmente: “Una giusta causa difesa da uomini sbagliati si trasforma in una causa sbagliata”. Massima quanto mai appropriata per inquadrare in una giusta ottica la rivolta intrisa di violenza che ha fatto seguito all’arresto del rapper Pablo Hasél, sostenitore della causa indipendentista catalana con metodi che, di fatto, si trasformano in un boomerang.

Nato nel 1988 a Lleida, il rapper, esponente dell’estrema sinistra, aduso a insultare la monarchia, l’esercito e le forze di polizia,  ha varcato più volte la soglia di un carcere. I primi guai con la giustizia iniziarono nel 2011, quando fu arrestato per aver elogiato, con una canzone, un membro del gruppo terroristico GRAPO (organizzazione terroristica armata di stampo maoista)

Nell’aprile 2014 fu condannato a due anni di reclusione per dieci canzoni in lode a GRAPO, ETA (il più famoso gruppo separatista spagnolo, d’ispirazione marxista- leninista, non più operativo), Rote Armee Fraktion (uno dei gruppi terroristici di estrema sinistra più importanti e violenti nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale), Terra Lliure (organizzazione separatista armata, non più operativa).  

Nuovo arresto, sempre nel 2014, per aver attaccato, con altri compagni, una bancarella appartenente alla Lleida Identitària, legata al partito di estrema destra Platform for Catalonia. Nel giugno 2016 riversò del detersivo per piatti addosso a un giornalista di TV3. Altra condanna a sei mesi di carcere e 12.150 euro di multa nel giugno 2016, più altri 2.500 euro nel 2017 per aggressione, ostruzione della giustizia, calci e minaccia a un testimone.

Nel 2018 ancora lodi sperticate nei confronti dei terroristi di GRAPO e insulti al re Juan Carlos:  nuova condanna a due anni. L’ultimo arresto del 16 febbraio scorso ha generato violente sommosse in molte città, culminate sabato scorso col tentato omicidio di un poliziotto, per poco non finito arrosto nel suo veicolo, incendiato con una bottiglia molotov da una ragazza italiana della galassia anarchica, arrestata con cinque connazionali.

In Catalogna è molto forte il sentimento indipendentista, non essendo ritenuto sufficiente il pur alto livello di autonomia concesso nel 1978. Primaria meta turistica del Paese, la regione ha anche il più alto tasso di industrializzazione grazie alle oltre settemila multinazionali presenti sul territorio. Con 7,5 milioni di abitanti, pari al 16% della popolazione spagnola, contribuisce al 19% del Pil. Il reddito pro capite è di 27.663 euro contro 24.100 della media spagnola e la disoccupazione è al 13,2% rispetto al 17,2% del resto del paese.

Le violenze degli ultimi giorni, subito subdolamente sfruttate mediaticamente, sono state condannate con fermezza da tutti gli esponenti dei partiti che si battono per l’indipendenza, con molteplici dichiarazioni protese a prendere le distanze dai manifestanti e dal rapper loro idolo. Intanto è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare, senza possibilità di uscire su cauzione, per i sei italiani, una cittadina spagnola e una francese, tutti sospettati di far parte dello stesso gruppo “violento” e “organizzato”.                                                       

Lino Lavorgna

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