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Bye bye Uk. Ce ne’est qu’une au revoir

In questi giorni nei quali si scrive l’ennesima triste pagina della storia europea, un affettuoso pensiero, da parte di chiunque brami un’Europa unita sotto un’unica bandiera, va rivolto a tutti i cittadini del Regno Unito che abbiano il cuore lacerato. Un caldo abbraccio giunga agli irlandesi del Nord e agli scozzesi, nel commosso ricordo delle tante vittime che si sono sacrificate inseguendo il sogno di “A Nation Once Again”. Analogo abbraccio giunga ai cittadini del Galles e dell’Inghilterra che si sono battuti duramente per il “remain”, al di là e al di sopra di ogni possibile divisione su altri aspetti della vita. Sappiano che non solo soli e in tutta Europa hanno tanti amici che non li dimenticheranno mai e che li aspettano. Dovranno lavorare sodo per sopprimere l’imperante sub-cultura dell’arroganza e soppiantarla con la cultura dell’amore tra i popoli, “uniti nella diversità”. Battaglia difficile, ma ineludibile.

Gli “Stati Uniti d’Europa”, la meta che ogni cittadino d’Europa dovrebbe considerare obiettivo primario della propria esistenza, non possono fare a meno dell’Inghilterra, ma, soprattutto, non Devono fare a meno della Scozia e dell’Irlanda del Nord.

È lecito supporre che nei prossimi giorni l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea sarà ampiamente dibattuta dai media. Sperare, però, che dalle cronache giornalistiche e dai dibattiti tra politici, intellettuali, opinionisti possa scaturire un quadro realistico del fenomeno è pia illusione perché manca la condizione fondamentale affinché ciò possa accadere: una vera “coscienza europea”, che è appannaggio solo di pochi “eletti”, sistematicamente offuscati dai “falsi europeisti” (o europeisti di maniera che predicano bene e razzolano male) e gli ipernazionalisti che non sanno guardare al di là del proprio pianerottolo, eccezion fatta  per i migliori di loro che arrivano a guardare all’orticello. La conoscenza è l’unico antidoto contro la mistificazione, ma in questo paese – è notorio – si studia poco e male. Sarebbe opportuno, invece, che ciascuno avesse le idee chiare, almeno sotto il profilo storico, sul complesso e conflittuale rapporto tra Regno Unito e continente europeo, per discernere bene il grano dal loglio e non prendere lucciole per lanterne. Tanto meglio se si fosse in grado di conferire pari attenzione a tutta la storia europea. Restando all’attualità, tuttavia, di seguito si indicano alcuni testi fondamentali, tra i tanti che servirebbero, che consentono comunque di “orientarsi” nella nebbia senza sbandare più di tanto. Partendo da essi, poi, sarà facile andare oltre, se lo si vorrà. Per amor di sintesi sono indicati i soli titoli: basterà ordinare i testi in qualsiasi libreria o effettuare una semplice ricerca su Google per reperirli nei migliori web store.

“La vita quotidiana in Inghilterra ai tempi della regina Vittoria”, di facile lettura. Il testo fondamentale sull’argomento è quello di G.: Trevelyan: “Storia dell’Inghilterra nel secolo XIX”, attualmente di difficile reperibilità, ma disponibile su IBS e su Amazon. (Chi ne abbia voglia può vedere su SKY una fiction ben fatta sull’era vittoriana). “Maria Stuarda. La rivale di Elisabetta I d’Inghilterra”. “Storia d’Inghilterra. Dai romani alla regina Elisabetta”.  (Affresco necessariamente sintetico, ma molto interessante).  “Per l’onore d’Irlanda. L’insurrezione irlandese del 1916”. Per il periodo dei “troubles” e per le vicende irlandesi e scozzesi la pubblicistica è davvero infinita e pertanto è inutile indicare tutti i testi, che poi magari nessuno leggerebbe. Si segnalano, pertanto, solo i tre toccanti testi di Bobby Sands, l’eroe irlandese che la Tachter lasciò morire nel carcere di Long Kesh e alcuni film ben fatti, utili a comprendere molte cose:
I libri di Bobby Sands: “Un giorno della mia vita. L’inferno del carcere e la tragedia dell’Irlanda in lotta”; “Skylark Sing Your Lonely Song” (di difficile reperibilità; copie usate disponibili su Amazon); “Il diario di Bobby Sands”.

Film: “Braveheart”, “Michael Collins”, “Bloody Sunday”, “Hunger” (attenzione a non confonderlo con “Hunger games”) “Una scelta d’amore”.

I parlamentari europei inglesi hanno intonato “Auld Lang Syne” in segno di giubilo per l’uscita dall’Europa. Questo canto (noto in Italia come “valzer delle candele”) si intona in occasione degli addii e, nella notte del 31 dicembre, accompagna il passaggio dall’anno vecchio all’anno nuovo.

In segno augurale, per un futuro che possa cancellare questa brutta pagina di storia, è preferibile ascoltarla nella versione francese: “Ce n’est qu’un au revoir” (Non è che un arrivederci).

Lino Lavorgna

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