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Birmania, 18 mesi a Aung San Suu Kyi

Ancora agli arresti. Aung San Suu Kyi, il leader dell'opposizione birmana, rimarrà ai domiciliari per almeno altri 18 mesi. L'accusa al premio Nobel per la Pace è di violazione degli arresti domiciliari. Secondo molti una scusa del regime fornita John William Yethaw, cittadino americano mormone, che il 3 maggio ha raggiunto a nuoto la casa di Suu Kyi. L'uomo, anche lui al processo, è stato condannato a sette anni di lavori forzati.

Ancora agli arresti. Aung San Suu Kyi, il leader dell’opposizione birmana, rimarrà ai domiciliari per almeno altri 18 mesi. L’accusa al premio Nobel per la Pace è di violazione degli arresti domiciliari. Secondo molti una scusa del regime fornita John William Yethaw, cittadino americano mormone, che il 3 maggio ha raggiunto a nuoto la casa di Suu Kyi. L’uomo, anche lui al processo, è stato condannato a sette anni di lavori forzati.

GLI ARRESTI– La leader della Lega Nazionale per la Democrazia è stata condannata per aver ospitato il 4 e il 5 maggio Yethaw. L’americano aveva raggiunto a nuoto la residenza della donna dopo aver avuto a suo dire «una visione nella quale sarebbe stata assassinata». La 64enne avrebbe finito di scontare la sua pena il 21 maggio. La donna è agli arresti domiciliare dal 1989. Ed è diventata simbolo della lotta per la libertà birmana.

LA CONDANNA– San Suu Kyi è stata condannata a tre anni dal tribunale militare. Una pena che il generale Than Shwe, capo della giunta militare al potere, ha tuttavia deciso di ridurre, commutandola in un anno e mezzo agli arresti domiciliari. Con questa nuova reclusione, Suu Kyi viene esclusa dalla elezioni che la giunta militare intende organizzare nel Paese per il 2010. Più pesante il verdetto a carico del co-imputato di Suu Kyi, il 54enne statunitense John Yettaw, in tutto sette anni di lavori forzati: tre ancora per violazione delle leggi sulla sicurezza, altrettanti per immigrazione illegale nel Paese asiatico, e infine uno per violazione delle norme municipali sull’attività natatoria.

LE REAZIONI– «Costernato e in collera». Così il primo ministro inglese Gordon Brown si esprime sull’ennesima condanna al premio Nobel. Insieme alla reazione di Brown è giunto anche un appello del governo della Malaysia per una riunione d’urgenza dell’Associazione dei Paesi del sud est asiatico, Asean. «L’Unione europea condanna il verdetto di colpevolezza emesso contro Aung San Suu Kyi e risponderà con sanzioni supplementari verso i responsabili della condanna». È quanto si legge in un comunicato della presidenza della Ue. «Il processo contro San Suu Kyi è ingiustificato e va contro il diritto nazionale e internazionale».

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