Cassazione: niente più scuse per i “figli bamboccioni”
23 Settembre 2020
Fisco; Fontana (commercialisti): “Superbonus 110% volano per l’economia”
26 Settembre 2020
Mostra tutto

Il babbeo vanesio di Downing Street

INCIPIT

Babbeo: persona priva di una propria morale, che considera sé solo dal punto di vista della sua esteriorità. Vanesio: persona scioccamente fatua e vanitosa che si sforza di ostentare le proprie presunte qualità, riuscendo però a rivelare soltanto la propria effettiva vuotezza e stupidità.

LONDRA – CAMERA DEI COMUNI

A Londra, durante una seduta alla Camera dei Comuni, lo speaker Ben Bradshaw rivolge la seguente domanda al primo ministro Boris Johnson: “È possibile che la ragione per la quale Germania e Italia abbiano una percentuale più bassa di contagi da Covid dipenda da un sistema di tracciamento e di test realmente efficace?”.

Avete idea della reazione che più o meno potremmo avere tutti, se, aprendo un cassetto, vedessimo una vipera saltarci addosso? Così è stato per Johnson, che è scattato in piedi manco fosse Bolt nella finale mondiale dei cento metri, replicando con piglio minaccioso: “No, signor speaker. Non credo che sia cosí. E credo che continuare come abbiamo fatto a tracciare e a fare test sul territorio sia fallace e non necessario.

E in realtà c’è una sostanziale differenza tra il nostro e tanti altri paesi del mondo! Ci sono paesi che amano la libertà, signor speaker! Se guardate alla storia degli ultimi trecento anni di questo paese, virtuosamente sempre all’avanguardia per libertà di pensiero e di democrazia, risulta difficile costringere il nostro popolo a obbedire in modo uniforme alle linee guida che considerate indispensabili. Quello che voglio dire oggi, rispondendo quindi alla sua domanda, è che tutti insieme dobbiamo seguire le linee guida che abbiamo in vigore e dobbiamo farlo nel modo più corretto”.

A Johnson ha risposto con un colpo di fioretto il presidente Mattarella:  “Anche noi italiani amiamo la libertà, ma abbiamo a cuore anche la serietà”. La frase, nella sua estrema sintesi, di fatto, chiude il discorso elegantemente. Al babbeo vanesio, tuttavia, è opportuno mettere sotto gli occhi alcuni dati storici veritieri, perché delle due l’una: o non conosce la storia o mente spudoratamente. Sul Covid-19 vi è poco da cincischiare: le cifre parlano chiaro e sono drammatiche. La mistificazione della storia, invece, ha radici antiche e non bisogna mai perdere occasione per mettere le cose a posto.

IL VERO VOLTO DEL VIRTUOSIMSO INGLESE

Johnson invita a guardare gli ultimi trecento anni della storia inglese, esaltandone le peculiarità. Intanto, volendo anche sorvolare sul periodo che va dal III secolo a.C. al 1066, anno in cui inizia l’epopea Normanna, segnando una decisiva svolta rispetto al passato,  non si capisce perché si debbano cancellare con un colpo di spugna ben sette secoli pregni di significativi avvenimenti tra i quali, solo per citare i più importanti, la guerra dei cento anni; il distacco dalla Chiesa di Roma per colpa di un re invaghitosi di una zoccola, per giunta sorella di un’altra zoccola, da Francesco I di Francia definita “puledra inglese che lui e altri avevano spesso cavalcato, grandissima ribalda, infame sopra tutte” (Quanti problemi sono scaturiti dalla ignominiosa condotta di Enrico VIII); le vessazioni degli scozzesi e degli irlandesi e tante altre cosucce raccapriccianti. Comunque, anche analizzando solo gli ultimi tre secoli – ovviamente qui solo con pennellate rapide ma significative – tutto traspare dalla storia inglese fuorché quel virtuosismo di cui il primo ministro è tanto fiero.

IRLANDA – CARESTIA

Dopo tante mistificazioni e verità obnubilate  non è più un mistero per nessuno che la Grande Carestia Irlandese, tra il 1845 e 1852, si trasformò in una splendida occasione per un deliberato genocidio da parte degli inglesi.  Come noto le patate rappresentavano il principale alimento di un popolo che viveva in condizioni miserrime, duramente vessato dalla dominazione inglese. Nell’estate del 1845, la rapida diffusione di un fungo velenoso fece marcire tutti i raccolti e la popolazione fu ridotta ben presto alla fame.

Si sarebbe potuto ovviare alla tragedia con due semplici provvedimenti:  blocco delle esportazioni dall’Irlanda verso l’Inghilterra; concreto sostegno con cospicuo afflusso di cibo dall’Inghilterra, a prezzi equi. Facile a dirsi. I proprietari terrieri in Irlanda erano quasi tutti inglesi e se ne fregavano se la gente moriva di fame: niente blocco, quindi, delle redditizie esportazioni; la politica protezionista delle Corn Laws, tesa a proteggere i proprietari terrieri dai prezzi più competitivi dei cereali provenienti da altre colonie britanniche, rese impossibili gli aiuti, che tra l’altro nessuno voleva seriamente concedere.

Per un battello che arrivava con misere scorte di viveri per gli affamati, ne partivano sei pesantemente caricati con ottimo grano e ben nutrito bestiame. Il ministro del Tesoro Charles Trevelyan, per esempio, ebbe il barbaro coraggio di affermare che “Dio aveva punito i cattolici irlandesi per i loro comportamenti superstiziosi e la loro devozione nei confronti del Papa”. Se era stato Dio a far marcire le patate, quindi, che gli irlandesi morissero pure in santa pace e senza fare tante storie, altrimenti sarebbero scattate le sanzioni previste dall’ennesimo Coercion Act, che forniva la base giuridica per perpetrare dure repressioni in caso di malcontento e tumulti.

E così, non proprio in “santa pace”, circa un milione di irlandesi perse la vita nei primi mesi di carestia e tanti altri attraversarono l’oceano in cerca di miglior fortuna negli Stati Uniti. Nel giro di dieci anni la popolazione passò da 8.500mila abitanti a sei milioni, fino a ridursi a quattro milioni all’inizio del XX secolo.  

INDIA

È praticamente impossibile riassumere in un articolo le atrocità perpetrate dagli inglesi in due secoli di dominazione e pertanto possono fungere da aiuto alcune  significative dichiarazioni di personaggi famosi.

“La mancanza cronica di cibo e acqua, la mancanza di igiene e di assistenza medica, la trascuratezza nei mezzi di comunicazione, la povertà delle misure educative, l’onnipresente spirito di depressione che vidi di persona, prevalente nei nostri villaggi dopo oltre un secolo di dominio britannico, mi fa perdere ogni illusione sulla loro benevolenza” (Radindranath Tagore); “Se la storia del governo britannico dell’India fosse condensata in un singolo fatto, questo sarebbe che in India non vi fu alcun aumento di reddito pro-capite dal 1757 al 1947 (Mike Davis, storico statunitense); “Gli hindu sono una razza sudicia, protetta grazie alla sua continua riproduzione dal destino che merita”. (Winston Churchill, spiegando al suo segretario privato perché difendesse l’accumulo di cibo i Gran Bretagna mentre milioni di persone morivano di fame in Bengala).

Giusto per mettere la ciliegina sulla torta è appena il caso di ricordare che, Adolf Hitler, nel Mein Kampf  e in molti discorsi, fece riferimento alla politica coloniale britannica in India, ritenuta esplicitamente genocida, come modello per quella nazista.

Di fatto oltre sessanta milioni di indiani morirono di fame durante la dominazione inglese, caratterizzata dai feroci saccheggi e dall’assoluta mancanza di riguardo nei confronti delle popolazioni autoctone.

CHI NASCE TONDO NON MUORE QUADRATO

La storia inglese è una storia di sopraffazione e di alterigia che perdura da secoli ed è inutile girarci intorno. Ancora oggi nell’Irlanda del Nord e Scozia si paga un prezzo altissimo per “il brutto carattere” di chi tiene da secoli quegli splendidi popoli sotto giogo e tante città, soprattutto nell’Irlanda del Nord, sono costellate di lapidi che ricordano gli eroi immolatisi per la causa indipendentista, come il mitico Bobby Sands, che si lasciò morire di fame con altri dodici eroi per portare all’attenzione del mondo la causa irlandese.

Sarebbe bastato un semplice gesto da parte di Margaret Thatcher per salvare loro la vita, ossia il riconoscimento dello status di prigionieri politici. La perfida donna di ferro fu ben felice, invece, di vedere morire i tredici a uno a uno, considerando loro “dei criminali” e non i suoi soldati che si macchiavano continuamente di efferati crimini nei confronti di gente inerme. Lei e il suo erede attuale, di fatto, appartengono alla stessa genia, quella genia che già verso la metà del XIX secolo indusse Thomas Carlyle ad affermare: “Gli inglesi: trenta milioni, in maggioranza cretini”.

Lino Lavorgna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *