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Storia di una crisi umanitaria tra ritorsioni e negazioni dei diritti umani

I respingimenti avvengono di notte, nel freddo delle zone boscose tra Bielorussia e Polonia, dove è difficile inoltrarsi e sopravvivere per giorni senza morire di stenti.

“Il confine polacco è sigillato, le autorità del BLR ti hanno detto bugie. Torna indietro a Minsk. Non prendere pillole dai soldati bielorussi”.

Questo messaggio inviato dalle autorità polacche alla frontiera farebbe parte della strategia del governo polacco di Andrzej Duda, addossare responsabilità su Minsk, i cui militari darebbero ai profughi pillole di anfetamine e veleno, in una vicenda che è diventata un pericoloso rimbalzo di responsabilità, omissioni e attacchi incrociati.

La vita umana sacrificata in nome degli “interessi superiori” degli Stati ai confini europei preclusi oggi a migliaia di profughi. Mentre l’Europa accusa il presidente Lukashenko di utilizzare i migranti in chiave anti-europea per far pressione su Bruxellex scatenando una crisi umanitaria, a ridosso della zona rossa a Szczyt Gówniak nella Polonia Nord-orientale, il filo spinato è inespugnabile.

Dal primo settembre è stato dichiarato lo stato di emergenza in un raggio di 3 chilometri protetti come in tempo di guerra. Dopo giorni di digiuni, privazioni e percorsi estenuanti, chiunque vi giunga e provi a valicare il confine viene brutalmente caricato e allontanato dalla polizia polacca, non importa se si tratti di donne, bambini o anziani, i respingimenti valgono per tutti. In questa vicenda non ci si può appellare al rispetto dei diritti umani o individuare i cattivi da punire. A mobilitarsi è solo la società civile, volontari, Ong di Varsavia e abitanti del posto, che si muovono a fatica da un punto all’altro di un territorio impervio per distribuire cibo, acqua, capi di abbigliamento e ogni genere di prima necessità. 

“Non c’è molto margine per queste persone”, racconta un volontario della Ong, perché le possibilità che vengano portate dalla polizia militare in centri di accoglienza sono scarse”, e quando raramente capita che riescano ad oltrepassare la foresta nascondendosi tra legnaie e fienili, finiscono nella mani degli “smugglers” i contrabbandieri che in cambio di soldi cercano di portarli al confine con la Germania o verso Varsavia.

A detta della Ocalenie Foundacja a portare i migranti verso la Polonia sarebbero propri i militari bielorussi che hanno l’ordine di ammassare sul quel fronte più anime possibili, una carovana di disperati  bisognosi di cure, riparo e di un approdo sicuro. Nessuna istituzione interviene al momento in questo scontro in cui interessi e contropartite in gioco superano la volontà politica di avviare una trattativa, negando numeri e morti che vengono attribuiti alla responsabilità sempre “dell’altra parte”. In ballo vi sarebbero poi interessi economici da parte della Bielorussia,  visto che dopo che Lukashenko ha autorizzato l’arrivo di voli da Turchia, Egitto e Siria, i militari guadagnerebbero dal trasporto degli sfollati alla frontiera polacca, lasciati poi alla deriva e alla mercé delle forze polacche.

In questa ottica la Ong denuncia di venire allertata proprio dai bielorussi, che inviano spesso le coordinate con il luogo in cui vengono lasciati i migranti per poi liberarsi del problema. ” Siamo slavi, abbiamo un cuore. I nostri soldati sanno che i migranti sono diretti in Germania. Magari qualcuno li ha aiutati. Non farò indagini in proposito”, è stata la risposta di Lukashenko in un’intervista con la BBC, che continua a negare di aver incoraggiato il flusso migratorio con i due Paesi per guadagnare “potere contrattuale” in ambito di Ue e vendicarsi per le sanzioni comminate alla Bielorussia per la sua condotta da sempre controversa.

 Eppure oltre il filo spinato e la fitta vegetazione delle foreste, un segnale luminoso arriva da chi vive in quelle zone di confine e ha deciso di accendere luci verdi in segno di solidarietà verso i richiedenti asilo.  Lasciare la porta aperta a chiunque riconosca quei bagliori nel buio dell’inverno imminente e abbia bisogno di ospitalità e ricovero. È il gesto di alcuni abitanti di Werstok, un minuscolo villaggio polacco, che stanno prestando soccorso a famiglie e minori attraverso un contatto costante con le Ong, riuscendo a recuperare persone infreddolite, affamate o ritrovate prive di conoscenza.

Nel frattempo mentre la crisi umanitaria si consuma alle porte di quella Europa che dovrebbe essere il baluardo della difesa dei diritti inalienabili, il Consiglio Ue riunito a Bruxelles ha disposto nuove sanzioni verso la Bielorussia, trovando riscontro anche sul fronte americano che seguirà la stessa linea, come fa sapere  il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price.” Di una “situazione inaccettabile che può essere risolta solo bloccando il flusso di migranti”, parla l’alto rappresentante per la politica estera Borrell, che però si muove su un doppio binario, da un lato di condanna del comportamento subdolo di Minsk (che sarebbe forte del sostegno russo), e dall’altro di protezione delle frontiere dell’Unione che non possono essere aperte in modo illimitato. 

Marita Langella

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