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Elezioni Usa, la destra si riprende il Congresso

È una vittoria netta quella dei repubblicani alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: il partito conservatore ha infatti strappato ai democratici il Senato e ha conquistato la maggioranza alla Camera, ormai assolutamente solida. La ritrovata supremazia dei suoi avversari è la punizione più dura che il suo elettorato infligge ad Obama, sconfessato proprio dai suoi fedelissimi ed ora costretto ad un difficile compromesso. Ma il Presidente sembra ottimista e determinato: «Sono impaziente di collaborare col nuovo Congresso. Nei prossimi due anni possiamo trovare strade per lavorare insieme». «Mi aspetto dalla destra un’agenda molto precisa, perché adesso i repubblicani in Congresso hanno la forza per fare le cose. Possiamo cooperare in diverse aree, come quella dell'aumento del salario minimo, ma prenderò decisioni che non piaceranno al Congresso e loro vareranno leggi che io non firmerò. Gli americani hanno inviato un chiaro messaggio e ora si aspettano dei risultati: si deve lavorare duro per loro, e ci si deve concentrare sulle loro aspirazioni, non sulle nostre». A cominciare dalla legge sull’immigrazione, su cui si prospetta già il primo duello con gli avversari, che definiscono come un grave errore una possibile azione unilaterale del Presidente.

È una vittoria netta quella dei repubblicani alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: il partito conservatore ha infatti strappato ai democratici il Senato e ha conquistato la maggioranza alla Camera, ormai assolutamente solida. La ritrovata supremazia dei suoi avversari è la punizione più dura che il suo elettorato infligge ad Obama, sconfessato proprio dai suoi fedelissimi ed ora costretto ad un difficile compromesso. Ma il Presidente sembra ottimista e determinato: «Sono impaziente di collaborare col nuovo Congresso. Nei prossimi due anni possiamo trovare strade per lavorare insieme». «Mi aspetto dalla destra un’agenda molto precisa, perché adesso i repubblicani in Congresso hanno la forza per fare le cose. Possiamo cooperare in diverse aree, come quella dell’aumento del salario minimo, ma prenderò decisioni che non piaceranno al Congresso e loro vareranno leggi che io non firmerò. Gli americani hanno inviato un chiaro messaggio e ora si aspettano dei risultati: si deve lavorare duro per loro, e ci si deve concentrare sulle loro aspirazioni, non sulle nostre». A cominciare dalla legge sull’immigrazione, su cui si prospetta già il primo duello con gli avversari, che definiscono come un grave errore una possibile azione unilaterale del Presidente.
I repubblicani ottengono così la vittoria dopo aver conquistato Florida, Wisconsin e Georgia, e aver strappato ai rivali North Carolina, Arkansas, South Dakota, West Virginia, Colorado, Iowa e Montana; ora ambiscono direttamente alla Casa Bianca, ma dovranno dimostrare di essere un partito pronto al compromesso e al dialogo e attenti a non cedere all’ala più conservatrice del Tea Party. Per Obama si prospettano comunque tempi difficili, e sembra ormai che questa sarà la sua ultima esperienza al comando della sua nazione: «Non ho aspirazioni politiche, non sono più candidato. Nei due anni di tempo che mi restano ho il solo obiettivo di aiutare il più possibile gli americani».

Giuseppe Grasso

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