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Barak Hussein Obama è il primo presidente di colore degli Stati Uniti d’America

Mercoledì 20 gennaio 2009. La storia degli Stati Uniti d’America e di tutto il mondo ha una pagina in più, una pagina importante, la pagina in cui c’è scritto che Barak Hussein Obama è il primo presidente statunitense di colore. Oggi Obama ha sostituito a tutti gli effetti George W. Bush e si è insediato alla Casa Bianca.

Mercoledì 20 gennaio 2009. La storia degli Stati Uniti d’America e di tutto il mondo ha una pagina in più, una pagina importante, la pagina in cui c’è scritto che Barak Hussein Obama è il primo presidente statunitense di colore. Oggi Obama ha sostituito a tutti gli effetti George W. Bush e si è insediato alla Casa Bianca.

La Casa Bianca. Nella famosa casa George W. Bush e la first lady Laura hanno accolto Barak e Michelle Obama per la prima colazione. Bush ha lasciato una lettera per Obama nel cassetto superiore della scrivania della sala Ovale, come d’altronde i predecessori di Bush hanno fatto abitualmente.

La cerimonia, introdotta dalla senatrice californiana Dianne Feinstein, è iniziata con la preghiera tenuta dal pastore Rick Warren, piuttosto discusso, e subito dopo Aretha Franklin ha cantato l’inno soul My Country, ‘Tis of Thee. Ricco di pathos è stato anche il momento in cui Michelle Obama, arrivata sulla scalinata del Campidoglio, insieme al vice presidente Joe Biden, con in mano la Bibbia sui cui nel 1861 Abraham Lincoln ha effettuato il ricorrente giuramento. Dal 1965 le first lady per tradizione reggono la Bibbia su cui giura il marito.

 Il giuramento effettuato alle 12:05 da Obama in qualità 44mo presidente degli Stati Uniti, ripetendo la formula pronunciata dal presidente della Corte Suprema, John Roberts, si è svolto con forte emozione e sotto gli occhi compiaciuti della moglie Michelle. Le parole del nuovo presidente sono colme di responsabilità e il suo discorso, durato 18 minuti, è pieno di frasi significative votate al cambiamento che Obama è determinato a sostenere. “Le sfide che dobbiamo affrontare sono molte, ma sappi questo America: saranno affrontate! Oggi siamo qui perché abbiamo scelto la speranza sulla paura” sottolineando la linea principale della campagna elettorale democratica. “È falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali. L’America è amica di ogni nazione, di ogni persona che cerchi pace, giustizia e libertà. Possiamo far fronte alle nuove sfide che chiedono uno sforzo ancora più grande, oltre che una maggiore cooperazione e comprensione tra le nazioni. Cominceremo a lasciare in modo responsabile l’Iraq alla sua gente.[…] A tutti coloro che perseguono i propri scopi con il terrore e l’assassinio degli innocenti possiamo dire… non sopravviverete, non durerete più a lungo di noi. Al mondo musulmano: cerchiamo un modo nuovo per andare avanti basato sul rispetto reciproco e sul reciproco interesse. Ai leader che cercano di dare le colpe all’Occidente, sappiate che il vostro popolo vi giudicherà per quello che farete. Anche se mostrerete il pugno, noi vi tenderemo la mano” ha proseguito Barak Obama.

Le linee guida della politica di Barak Obama. “Una mano tesa all’Islam” è una delle frasi che risalta maggiormente dal discorso di Obama. Il presidente afferma la presenza della crisi e la necessità di lottare per dei tempi migliori: “La nazione è in guerra. I dati della crisi sono ben noti a tutti noi ed è una situazione figlia di avidità e irresponsabilità” da questa dichiarazione sembra chiara l’intenzione di finire la guerra. Chiara anche la volontà di rispondere colpo su colpo alla crisi economica: “Per la nostra economia servono decisioni coraggiose e rapide e siamo pronti a prenderle. Creeremo infrastrutture, ammoderneremo le reti elettriche e investiremo sulle energie alternative. Useremo le nuove tecnologie, ci muoveremo non solo per creare nuovi posti di lavoro ma per porre nuove fondamenta per la crescita”. E soprattutto Barak Obama si è compiaciuto per il risultato sorprendente che un uomo di colore come lui è riuscito a raggiungere affermando che “Un uomo, il cui padre 60 anni fa non sarebbe stato neanche servito nei bar, è diventato presidente e oggi può pronunciare il giuramento più solenne. Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo: uomini, donne e bambini di ogni razza e ogni fede religiosa tutti insieme in questo luogo. Dio bendica gli Stati Uniti d’America”.

La folla americanaLa gente americana. Il popolo ha espresso tutto il suo sostegno partecipando, nonostante il freddo, alla cerimonia di Washington. La popolazione nera, colma di fiducia e di orgoglio, è impazzita di gioia nel poter condividere quest’oggi con il nuovo presidente l’orgoglio, quanto mai giustificato, di essere neri. I diritti della gente, che negli anni ha subito gli strascichi di un razzismo davvero obsoleto, stanno a cuore al presidente e saranno di certo uno dei punti forti della sua politica.

“Congratulation Mr. President”

 

 

Gianmarco Delli Veneri 

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