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Il Mito della Donna nei Campi Flegrei

I segreti delle donne che hanno fatto la Storia: da Napoli a Cuma

Campi Flegrei in epoca romana: è questo un luogo in cui si respirano fatti e miti legati al passato, e dove addirittura le Dee hanno lasciato tracce indelebili.

Basti pensare ai resti del Tempio di Diana, visibile arrivando da Napoli a Baia, avamposto della città cuore dei Campi Flegrei, dove un’imponente mezza cupola ogivale, secoli fa congiunta alla metà mancante, serviva a raccogliere i vapori termali provenienti dal terreno sottostante. Fu il ritrovamento di un bassorilievo raffigurante la dea ad indurre tutti nell’errore che si trattasse di un edificio di culto.

Oppure al Tempio di Venere, anch’esso un edificio termale sito una manciata di metri più avanti. Di forma circolare all’interno ed ottagonale all’esterno, con otto finestroni ad arco ribassato all’interno dei quali correva un ballatoio che affacciava sulla piscina. Ricco di decorazioni vantava altri ambienti appartenenti al medesimo complesso e dalla particolare planimetria.

Non tutte le ricchezze sono però alla luce del sole, ma sopravvivono nel silenzio delle profondità marine. È il caso del Parco Archeologico di Baia Sommersa, che vanta la Villa del senatore Pisone. Eretta agli inizi del I secolo d.C., fu sede della congiura del senatore contro Nerone a cui si unì la liberta Epicari, personaggio chiave del complotto. Arrestata per aver tentato di persuadere l’ufficiale neroniano Volusio Proculo a partecipare all’attentato, la giovane preferì suicidarsi piuttosto che confessare i nomi dei complici. Fu per questo che Tacito la ricordò come un’eroina: “Fulgido esempio di eroismo, dato da una donna, una liberta, che in un così grande pericolo volle proteggere degli estranei e quasi degli sconosciuti, mentre degli uomini nati liberi, dei cavalieri e dei senatori romani, senza essere sottoposti a tortura, tradirono ognuno le persone più care”.

Ma Nerone ha disseminato molti cadaveri lungo la via percorsa, non di meno quello di Agrippina, sua madre; che regnò come una vera imperatrice e spinse il marito Claudio a lasciargli il trono piuttosto che al figlio naturale di lui, Britannico. Nonostante ciò, Nerone la fece assassinare, perché stanco del suo amore morboso e del suo costante bisogno di controllarlo e così, nel porticciolo di Bacoli, di fronte al mare, sorge la cosiddetta tomba di Agrippina, ma in realtà non si tratta di un mausoleo, quanto di un teatro.

Ma tra le figure femminili di quei tempi nei Campi Flegrei, non possiamo dimenticare la sacerdotessa di Apollo, col suo esoterico Antro della Sibilla. Sita a Cuma, la famosa galleria trapezoidale scavata nel tufo, un Dromos, riecheggia dei suoi oracoli e secondo la leggenda, di lei non sarebbe rimasta che la voce, infatti, il dio del sole, ammaliato dalla ragazza, promise di darle qualsiasi cosa pur di averla come sacerdotessa, ed ella chiese l’immortalità, piuttosto dell’eterna giovinezza. Una scelta poco saggia, e fu così che col passare degli anni, il corpo della somma sacerdotessa si consumò fino a scomparire.

Il mito va oltre il personale e contiene una valenza fortemente energetica che attira l’attenzione degli uomini e ne favorisce le trasformazioni spirituali. Nel mito il mistero diventa un percorso iniziatico, in cui la donna acquisisce il suo potere femminile fecondo, attraverso tappe dolorose di morte-rinascita, e viva nella memoria collettiva di Bacoli, è la consapevolezza del potere delle donne che riecheggia prepotente attraverso personaggi eterni.

Assunta Mango

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