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Il mistero della tomba di Vlad III

Dracula è sepolto a Santa Maria la Nova

Alcuni ricercatori dell’Università di Tallinn in Estonia insieme alla Dott.ssa Erika Stella, hanno compiuto accurati studi sulla principessa Maria Blasa, fuggita a Napoli nel 1479, ed accolta nella città da Ferdinando d’Aragona, a seguito delle persecuzioni turche. La donna, che avrebbe poi sposato Giacomo Alfonso Ferrillo, era la figlia di Vlad III.

L’interesse degli studiosi ha riguardato la figura del leggendario Dracula, al fine di appurare la sua presenza in città. Il sepolcro nato per ospitare Matteo Ferrillo, suocero di Maria Blasa, ma che presumibilmente ospita le spoglie di suo padre Vlad III, fu realizzato nel 1499 da Jacopo della Pila e si presenta inquadrato in un arco a scomparti con rosoni, e alla base reca l’iscrizione con data. Due mensole reggono una lastra su cui è posta la statua del defunto e la Madonna con Bambino. Una prima prova che l’”impalatore” sia sepolto proprio lì, è rappresentata dall’unione tra i due blasoni fusi nello stemma con la presenza di un drago.

Ai lati sorgono due baldacchini sovrastati da 2 sudari, al primo livello due piramidi sorreggono due sfere, più in basso due delfini legati per la coda, ed infine un altare sorretto da 2 sfingi al centro del quale una testa d’angelo alato. Al centro un bassorilievo raffigurante un drago ed alcuni simboli di matrice egizia mai visti su una tomba europea, infatti vi sono due sfingi contrapposte che identificano la città di Tebe (dagli egizi chiamata TEPE). La parola Tebe, per traslazione diviene Tepes che significa “impalatore”, ossia l’appellativo usato per Vlad III ovvero Dracula (nobile casato rumeno). Un’altra prova è rappresentata dall’unione tra i due blasoni fusi nello stemma con la presenza di un drago.

Nella chiesa, appoggiato su uno degli altari, c’è un rotolo di pergamena (un codice affrescato nella cappella interna della chiesa non ancora decodificato). Le sfingi con corpo marino e le piramidi, sono richiami al mondo esoterico egizio, mentre i mostri hanno testa e corpo di leoni ma coda di drago. Tre stelle con la punta di un triangolo o compasso rappresenta lo stemma Ferrillo. Due stelle sono rivolte verso l’alto come nella cripta del duomo d’Acerenza, mentre la seconda, vale a dire quella centrale, punta verso il basso dove troviamo una piramide (un messaggio da decodificare).

Nei manoscritti lo stemma dei Ferrillo non ha mai avuto il drago, né il cimiero, che indica l’appartenenza a un cavalierato. S’ipotizza che Matteo avesse aderito all’Ordine del Drago, fondato da Sigismond di Lussemburgo nel 1408 di cui erano adepti Alfonso d’Aragona, Giorgio Castriota Scandemberg e Vlad II, padre di Vlad III (simbolo del blasone di questi è il drago). Facevano parte dell’ordine 24 membri di estrazione politica e non militare, che si riconoscevano mutuo soccorso contro l’espansione ottomana e musulmana.

Secondo un’ipotesi, Vlad Țepeș morì in battaglia nel 1476, e sua figlia Maria, residente a Napoli, riuscì a riscattarne il corpo dai turchi e a tumularlo con il marito. Quindi non è da escludersi che Vlad III sia stato seppellito per volere della figlia con l’aiuto dei regnanti d’Aragona che non poterono sottrarsi alla richiesta, perché legati all’Ordine. A dar forza alle ipotesi sono la tomba della famiglia Scandemberg presente nello stesso chiostro, appartenenti anch’essi all’ordine del dragone; nonché, l’eredità da parte di madre delle figlie di Ferrillo e Maria Balsa, ovvero possedimenti terrieri in Romania, entrati poi a far parte dei beni dei mariti: un Orsini Duca di Gravina ed un Gesualdo principe di Venosa. A distanza di secoli il mistero permane e la leggenda di Dracula continua ad affascinare i posteri.

Assunta Mango

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