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Miss oltre le barriere: anche la diversità è bellezza

Si torna a parlare del concorso di Miss Italia, impegnato a rinnovarsi pur rispettando la propria storia. Se è vero che i media sono a caccia di notizie oggetto di reazioni controverse, sul piano umano ci sono temi che vellicano il comune sentire.
Diversità e riscatto per esempio attecchiscono sulla nostra percezione in un mondo che appare sempre più omologato e massificato, suscitando empatia e in alcuni casi un interesse quasi morboso. Una diciottenne di Tarquinia (nel Viterbese), Chiara Bordi, giovane disabile a cui è stata amputata una gamba dopo un incidente stradale, è in gara per la partecipazione alla finale di Miss Italia; ed è subito notizia. Sarà per attribuire a un concorso di bellezza anche elementi che si scollano dalla consacrazione riduttiva di canoni meramente estetici, o per creare interesse mediatico e attesa attorno all’evento, in ogni caso questa scelta induce a riflessione. Ricordiamo già altre storie similari in cui menomazioni fisiche e privazioni sono diventate paradigma di successo e rinascita. Lo sport ci ha consegnato esempi di atleti come Alex Zanardi o più recentemente la schermitrice campionessa mondiale di fioretto Bebe Vio, che assurgono a paladini virtuosi da emulare. 
Per loro, interviste, articoli e programmi televisivi in veste di conduttori e narratori hanno raccontato una realtà in cui si possono conseguire traguardi importanti anche in condizione di “diversità” o handicap che inibiscono un’esistenza normale. E forse sono proprio queste storie positive che vogliamo sentire e di cui abbiamo bisogno, a testimonianza che la normalità comunemente intesa è un concetto limitativo che abbiamo erroneamente creato noi stessi. Un bombardamento giornaliero ci viene poi dai mezzi di comunicazione più diffusi, social network in primis, con un flusso gigantesco di immagini che richiamano alla perfezione fisica, come se fosse contemplato un unico canone estetico universale. Proporzioni fisiche e lineamenti del volto richiamano a una bellezza effimera e artificiale, creata da programmi studiati ad arte, ma in cui milioni di persone cercano riconoscimento e riscontro. E chi non rientra in questo schematismo per caratteristiche anatomiche differenti è escluso dal meccanismo drogato dell’approvazione virtuale a tutti i costi.
Ecco allora che portare in prima serata su Rai 1 un’ex finalista di Miss Italia sfigurata barbaramente in viso dall’acido, ed esibirsi nel ballo con entusiasmo ritrovato, ci insegna a guardare a un volto deturpato non più solo con compassione. Ci riporta alla dignità umana, al coraggio di apparire senza vergogna, alla bellezza che si scopre in un corpo solo all’apparenza privato della sua perfezione. Tutte queste storie lo insegnano, speriamo solo che proporle all’opinione pubblica e in un programma tv non finisca solo ad alimentare il tritacarne massmediale con l’intento artificioso di racimolare ascolti o conquistare spazi in siti Internet. Riflettere sul significato della diversità in ogni sua forma come valore a cui attingere e non compatire è il punto di partenza imprenscindibile per rispettare noi stessi e gli altri. 

Marita Langella

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