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L’esperimento della Nuova Guinea: un mese senza Facebook

Tecnologia e globalizzazione sono diventate due facce della stessa medaglia, l’una speculare all’altra. E in un mondo che corre veloce azzerando qualsiasi confine geografico e comunicativo attraverso Internet, la propagazione dei social network tocca da vicino le nostre vite. Fenomeni come condivisione, esibizionismo virtuale e circolazione di informazioni a cui è complicato trovare un riscontro di veridicità, vengono sempre più spesso posti sotto la lente di ingrandimento. Appare poi controverso imbattersi in notizie giunte da luoghi che nell’immaginario collettivo conservano prerogative di incontaminazione verso il modello occidentale. 

È il caso di Papua Nuova Guinea in Oceania, continente conosciuto per le sue isole dalle spiagge coralline di inestimabile valore, al centro di un curioso esperimento. Oscurare Facebook per un mese e capire gli effetti sui suoi otto milioni di abitanti, stride con la cultura di un popolo immerso in scenari così ameni, tra tribù locali, vulcani attivi, diversità linguistiche e tradizioni dalle antiche radici. Come se l’ircocervo dei social non abbia risparmiato neanche un continente lontano da quel capitalismo consumistico che fagocita il pensiero moderno, segnandone indelebilmente costumi e comportamenti.

Lo scopo dell’operazione è fermare il fenomeno delle notizie false, misurare la reazione della popolazione messa a digiuno dalla rete, e forse sperimentare nuove forme di comunicazione e trasmissione delle notizie. Perché ormai non c’è comunità che non si riconosca su una piattaforma on line, che non senta il richiamo irrefrenabile di raccontare la propria storia, di condividere immagine, pensieri e  momenti della propria vita. Non importa verificare se una notizia sia foriera di autenticità o chi si nasconde dietro un profilo, uno schermo, approvazione e propagazione rapida sono gli unici must dei moderni navigatori.

Non esiste più nessun luogo in cui dimenticare dispositivi e smartphone, in cui rifugiarsi nella suggestione di una ormai arcaica macchina fotografica per cogliere uno scorcio o la poesia di un luogo. 

Internet è come un mostro dalle mille radici del quale tutti subiscono una fascinazione quasi incontrollabile, perché alimenta un recondito desiderio di aggregare consensi, di riconoscersi attraverso il giudizio degli altri. I risvolti di questa moderna deriva sono per certi aspetti incontrollabili ed imprevedibili e non possiamo prevedere gli effetti di un’astinenza coatta dai social, come nel caso della Guinea. Immaginare però di poter raggiungere una delle sue Isole e volgere lo sguardo alle meraviglie che offre senza distrarci su uno schermo di un cellulare, ci riporta alla dimensione di un mondo pieno di colori e sfumature che nessun social potrà mai rendere al meglio.

Marita Langella

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