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Compie 18 anni il cellulare che fa le foto

Essere o non essere, si chiedeva l’Amleto di Shakespeare cinque secoli fa. Oggi traslando l’interrogativo potremmo dire: ”Apparire o non apparire”.

Il must dell’era digitale è diventata l’immagine e la sua rappresentazione, strumento di comunicazione di massa. Dalla sua nascita nell’Ottocento fino ad oggi la fotografia, di strada, ne ha compiuta tanta. La rivoluzione che ha cambiato significativamente l’alfabeto universale è stata forse l’invenzione del telefono cellulare prima e della fotocamera applicata ad esso dopo.

Sono passati 18 anni dalla commercializzazione del primo smartphone in grado di produrre foto: diversi marchi si contendono i natali, quel che è certo è che potevano offrire una risoluzione di appena 0,10 megapixel, niente in confronto ai 10 mega dei modelli attuali.

Nel solo 2017 sono stata scattate un trilione di fotografie, più di quante ne siano state fatte negli ultimi 150 anni. I millennials, la nuova generazione che utilizza ormai quasi solo la rete, è l’espressione massima di questo fenomeno epocale.

Non a caso due social network come Snapchat o Instagram, centrate sulle immagini, hanno spopolato prendendo il monopolio in una fascia tra i 15 e i 30 anni, con milioni di iscritti e quasi 800 scatti postati al secondo. Il fenomeno in atto è complesso e ha radici sottili da individuare. Tocca il nostro modo di essere, di percepire la realtà e filtrarla all’esterno.

L’immagine è istantanea, inclusiva, si imprime raccontando un attimo, una storia. Ci rende protagonisti unici, smaterializza i confini della realtà per raffigurarci come in una fiction. In questo il selfie, vocabolo entrato a pieno titolo nel nostro dizionario, ha rivoluzionato i termini della comunicazione visiva.

Vogliamo raccontare non ciò che siamo, che spesso non ci gratifica, ma apparire come in una fiction, protagonista un nostro avatar alla ricerca del consenso di una una platea di voyeur multimediali . Approvazione, narcisismo ed esibizionismo delineano i tratti di questo racconto ridefinendo linguaggi e spostando tendenze. L’immagine è diventata profitto. 

Oggi instagramers, bloggers e influencers, sconosciuti fino a un decennio fa, sono le nuove figure professionali, spesso con fatturati da capogiro e milioni di seguaci in rete. Dimenticate o quasi le macchine fotografiche e i rullini, l’imperativo odierno è postare, condividere il nostro privato su un diario virtuale, creare personalità parallele. 

Forse, in un mondo globalizzato che ci spersonalizza e distorce la nostra percezione di stabilità e realizzazione individuale, Internet ha trovato una formula. Permettere alla nostra identità di insinuarsi nella rete capillare dei social, in uno schermo di uno smartphone o su un pc.

Marita Langella

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