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Congresso Forza Italia con vista Europee.Tajani: Berlusconi come Maradona

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Sullo sfondo la competizione (negata a parole) con Salvini. Scontro Occhiuto-Lega

Roma, 23 feb. (askanews) – Il repertorio della mozione degli affetti – e non potrebbe essere altrimenti – c’è tutto. C’è la commozione di Antonio Tajani nell’intervento di oltre un’ora e mezza con cui si candida, in una corsa senza rivali, a fare il segretario di Forza Italia. C’è il ricordo costante e ricorrente di Silvio Berlusconi: la proiezione del suo ultimo discorso in Senato, l’applauso e la standing ovation della platea, il fratello Paolo che arriva a sorpresa in rappresentanza della famiglia (grande assente Marta Fascina).

Tajani lo omaggia, cominciando quello che definisce “il discorso più difficile e importante” della sua vita, con un riferimento calcistico. “Ti senti come un giocatore della squadra di Maradona che deve fare la finale di Champions, ma Maradona non c’è più. E tu hai una sola possibilità, chiedere aiuto a tutta la squadra e alla curva perché ti sostenga. Voi siete la squadra, Berlusconi era Maradona”.

Il congresso del partito azzurro che si celebra all’Eur era un passaggio obbligato: dopo la morte del fondatore su cui erano plasmate tutte le regole interne, era inevitabile costruire il nuovo vertice in punta di statuto. E così domani Tajani sarà eletto ufficialmente come segretario, ruolo che ricopre “pro tempore” da luglio, quando fu indicato da quel consiglio nazionale che ha cancellato la carica di presidente, associandola per sempre al solo nome di Berlusconi.

E’ un congresso senza colpi di scena, anche perché il ministro degli Esteri si è preoccupato di sminare ogni possibile fronte di tensione nelle fasi precedenti all’appuntamento. Per esempio, nella corsa al ruolo di vice: ci sono quattro candidati per quattro poltrone (Deborah Bergamni, Stefano Benigni, Roberto Occhiuto e Alberto Cirio) e nessun vicario, anche se il più votato (o a parità di voti il più anziano) sarà un po un primus inter pares.

Ed è probabilmente anche per questo che il congresso, più che essere un momento di democrazia interna, si trasforma quasi in un appuntamento elettorale con vista sulle Europee di giugno. Tajani ricorda che dopo la morte di Berlusconi in tanti davano il movimento per spacciato, ora si presenta davanti alla platea dei 1300 delegati con dei sondaggi che fanno sperare addirittura in un sorpasso sulla Lega. Ed è proprio la competizione con Salvini, pur apertamente negata, a fare da sfondo alla due giorni. Il segretario rimarca l’appartenenza al popolarismo europeo che in apertura del congresso è rappresentato dal presidente Manfred Weber e che domani vedrà la presenza di Roberta Metsola e Antonio Lopez. Ripete che non c’è nessuna corsa ai danni degli alleati. “Noi possiamo in questo momento tornare a essere i grandi protagonisti della politica italiana, c’è un grande spazio tra Elly Schlein e Giorgia Meloni e quello spazio noi abbiamo il dovere di occuparlo”, sottolinea.

E tuttavia mentre la liturgia del congresso mostra con evidenza la sintonia che in questo momento regna con Fratelli d’Italia, altrettanto non si può dire dei rapporti con il Carroccio. La presidente del Consiglio non può essere presente per impegni internazionali, ma invia un messaggio di sostegno. “Antonio e la classe dirigente del partito hanno saputo raccogliere l’eredità politica e Forza Italia continua a rappresentare una parte significativa dell’elettorato di centrodestra”, dice. La delegazione dei meloniani è rappresentata dai capigruppo, oltre che dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Alla premier Tajani dedica un passaggio molto affettuoso: “Io ho grande stima di Giorgia Meloni che considero un alleato leale, soprattutto perché rispetta l’identità di Forza Italia, non mi ha mai chiesto di fare qualcosa che andasse contro quello che noi pensiamo”. Nessun riferimento esplicito, invece, a Matteo Salvini che in rappresentanza della Lega ha scelto di inviare solo la deputata Simonetta Matone.

Lo scontro diventa esplicito anche per una dichiarazione del governatore Occhiuto che fa infuriare i leghisti. “Io vedo che c’è tanto entusiasmo, forse più da noi che nei luoghi dove si riunisce la Lega”, sostiene il presidente della Regione Calabria.”Affermare di avere imparato la lezione impartita da Berlusconi, grande amico della Lega e promotore di un centrodestra unito, per poi attaccare gli alleati lo troviamo davvero sgradevole”, la replica affidata a due deputati salviniani.

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