sabato, Luglio 20, 2024
HomeAutoprodottiConfigura una tentata estorsione minacciare un barista di "spaccare tutto" per esigere...

Configura una tentata estorsione minacciare un barista di “spaccare tutto” per esigere un credito

Date:

Articoli correlati

Pozzuoli, Bradisismo: fatti concreti nell’esclusivo interesse della Città.

L’Amministrazione, di fronte alle legittime ansie e preoccupazioni dei...

Un documentario su Mimmo Lucano apre il Faito Doc Festival

Da 17 al 24 luglio con 50 opere proiettate...

La Corte di Cassazione penale, con una sentenza di Dicembre scorso (la n. 47306/2022 per chi volesse leggerla integralmente) ha respinto il ricorso di una persona che, per esigere un proprio credito, aveva minacciato un barista, suo debitore, di “spaccare tutto”.

L’uomo, pur non negando l’episodio, aveva tentato di “derubricare” il reato nel più lieve “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”, previsto dall’articolo 393 del Codice penale, sostenendo che in realtà si trattava della richiesta di riottenere una somma di denaro a suo dire dovuta.

Viceversa la Corte di Cassazione ha ritenuto che nel caso concreto potesse essere ricondotto il comportamento dell’uomo nella fattispecie prevista e punita dall’articolo 629 del Codice Penale, evidenziando come a distinguere i due reati non è la materialità del fatto, che può essere identica, ma l’elemento intenzionale.

In buona sostanza, nell’estorsione l’autore del reato mira a conseguire un ingiusto profitto con la coscienza che quanto pretende non gli è dovuto; nell’esercizio arbitrario delle proprie ragioni, viceversa, l’autore del reato agisce al fine di esercitare un suo preteso diritto con la convinzione che quanto vuole gli compete.

In particolare la Cassazione ha precisato che risulta integrato il reato di estorsione anche quando le condotte minacciose si manifestino in forme tali da trasformare una legittima richiesta di restituzione in un ingiusto profitto (a tale proposito Cassazione n. 11823/2017). Peraltro, nel caso concreto, come hanno osservato i Giudici di legittimità, non vi era neppure corrispondenza tra il credito vantato (tra i 400 e i 500 Euro) e la somma oggetto dell’imposizione (circa 1.500 Euro).

Lucio Giacomardo

Immagine di frimufilms su Freepik

Ultimi pubblicati