sabato, 16 Maggio , 26

Caserta: c’era una volta Re Nasone

NewsCaserta: c'era una volta Re Nasone

di Lino Lavorgna*

Incipit

«Amar il Prossimo suo, come se medesimo, è non fare agli altri quello, che non vorremmo, che fosse a Noi fatto: ed è fare agli altri, quello che vorremmo, che a Noi si facesse. Da questo dettato della Divina Sapienza nascon varj doiveri, de’ quali alcuni diconsi negativi, altri positivi». (Tratto dalla versione originale dello Statuto di San Leucio mantenendone il costrutto sintattico, grammaticale e ortografico. Titolo dell’opera: ‟Origine della popolazione di S. Leucio e suoi progressi fino a giorno d’oggi colle leggi Corrispondenti al Buon Governo di Essa di FERDINANDO IV RE DELLE DUE SICILIEˮ – Napoli MDCCLXXXIX NELLA STAMPERIA REALE”

Il convegno: una doverosa premessa

Magnificamente organizzato dai Lions Club Caserta Reggia e Caserta Villa Reale, col patrocinio dell’Associazione Nazionale Nastro Verde (sezione Campania), si è svolto presso il Liceo Statale “Alessandro Manzoni” l’interessante convegno sulla costituzione della Repubblica italiana e i punti in comune riconducibili allo statuto di San Leucio, varato nel 1789. Deus ex machina dell’evento l’indomito colonnello Giuseppe Casapulla, appassionato cultore di storia patria e fervente animatore di frequenti dibattiti sul mai sanato conflitto che caratterizza quel fenomeno sintetizzato con le fatidiche parole “questione meridionale”.

Va detto, a beneficio dell’organizzatore, che vedere un’aula stracolma di giovani intenti ad ascoltare complesse vicende storiche è già di per sé un’impresa meritevole di alto encomio, considerate le desolanti sedie vuote che intristiscono tanti eventi cultuali, non meno importanti.

Gli onori di casa sono stati assolti dalla dirigente scolastica Adele Vairo che, dopo aver rivolto il suo saluto ai convenuti, ha lasciato la parola al moderatore Raffaele Raimondo, giornalista e docente, anch’egli colonna portante del patrimonio culturale di Terra di Lavoro. L’Avvocato Eugenio Riccardelli si è soffermato sull’importanza dei Lions Club nel tessuto sociale, per la meritoria opera in qualsiasi ambito, privilegiando il bene comunitario sull’interesse individuale, sintetizzato dal motto “We serve” (Noi siamo al servizio).

La massiccia partecipazione giovanile impone a chi scrive, amico fraterno dei due succitati giganti della cultura, nonché severo analista delle fenomenologie storiche, di rispettare uno dei tanti moniti ereditati dagli adorati Genitori: «Non disilludere ma una persona anziana, facendolo soffrire: una generosa illusione talvolta è preferibile a una negazione preconcetta; a qualsiasi costo, però, sii sempre sincero con i giovani». Sui Borbone e sul Risorgimento sono stati versati fiumi d’inchiostro, ma è molto difficile reperire testi redatti con il sano equilibrio che dovrebbe caratterizzare la storiografia. Di fatto l’intera storia umana andrebbe riscritta, dal momento che le mistificazioni l’accompagnano sin dall’antichità. In Italia il dibattito sviluppatosi dopo il processo unitario vede i “partigiani” delle varie correnti confrontarsi col piglio del tifoso di calcio, perdendo di vista l’essenza di una realtà che, ahinoi, non è certo edificante, da qualsiasi parte si guardi. Sia la Destra Storica sia la Sinistra Storica sono state disastrose per il Paese: la prima per la durissima pressione fiscale, inclusa la tassa sul macinato, che provocò rivolte represse nel sangue; la seconda per aver dato vita a quella triste tendenza del trasformismo clientelare, basato su accordi che avevano alla base gli interessi reciproci di chi gestiva posizioni di potere, con buona pace di chi ne pagava le conseguenze. Disastrosa la politica protezionistica di Crispi, soprattutto per il Sud, e il velleitarismo imperialista, che determinò un insostenibile aumento della spesa pubblica.  Nel Meridione il processo unitario fu percepito come occupazione e diede vita al Brigantaggio, fenomeno sociale ancora oggi oggetto di partigianerie che alterano i fatti o, addirittura, li stravolgono completamente. Nel fronte filo borbonico si registra un’anacronistica vena nostalgica che prende in considerazione esclusivamente i primati in campo economico e sociale e le angherie subite dagli “invasori”, tacendo sulle condizioni pietose delle classi meno abbienti; sugli abusi perpetrati dai potenti protetti dalla Casa reale; sul comportamento eticamente discutibile dei reali e dei cortigiani, soprattutto nei momenti difficili. Nel più consistente campo opposto, invece, la faccenda si liquida con l’ineluttabilità del processo unitario e la necessità di reprimere i tentativi di restaurazione perpetrati dalla Chiesa con l’aiuto dei briganti,  considerati criminali e nemici dello Stato. Si glissa, però, sul depauperamento del Mezzogiorno, sulla insopportabile pressione fiscale e su una gestione politica che, sostanzialmente, era ancorata più a presupposti di sfruttamento e dominazione che non a quelli di un’armonica e proficua integrazione. Manca, di fatto, quell’equilibrio che consenta di rappresentare serenamente e in modo veritiero controverse pagine di storia nelle quali le ombre sovrastano, e non di poco, le luci. I contadini trasformatisi in briganti, dopo essere stati delusi da Garibaldi, al quale avevano ingenuamente assicurato il sostegno con la speranza di affrancarsi dallo sfruttamento e dalla prepotenza degli aristocratici, velocissimi nel passare al servizio dei nuovi regnanti, furono poi gabbati dal cardinale Ruffo, che li illuse circa la possibilità di una restaurazione che avrebbe posto fine a tutti i torti subiti. Rabbia, delusioni, frustrazioni, mistificazioni, manipolazioni e la difficoltà oggettiva, per limiti culturali, di comprendere appieno la complessa realtà politica, furono gli ingredienti che condizionarono le loro azioni, anche le più abiette. Tutto il resto ha portato a ciò che siamo oggi, nel bene e nel male; più nel male che nel bene.  Questa, in sintesi, la cruda realtà dei fatti.

Le relazioni

L’avvocato Francesco Cirino ha parlato della Costituzione. In modo chiaro e impeccabile ne ha sviscerato gli aspetti peculiari e la bellezza di alcuni articoli, inneggianti al rispetto dei cittadini, uguali davanti alla legge e tutelati dallo Stato per i bisogni primari. Inutile ribadirli. Peccato per il poco tempo a disposizione. Forse se ne avesse avuto di più avrebbe anche aggiunto delle considerazioni personali e magari spiegato che un conto sono i principi, altra cosa è la realtà, e quei principi restano, di fatto, inattuati per la stragrande maggioranza dei cittadini. Chissà, forse avrebbe anche detto che è una bufala definirla la più bella del mondo perché, sostanzialmente, si trattò di un accordo tra PCI e DC (tu non fai la rivoluzione; io non ti metto fuorilegge); è l’unica costituzione nella quale il presidente del Consiglio dei ministri non può revocare i ministri ed è pregna delle “invenzioni dei cattolici” (come le definì Cossiga) i quali, contro la volontà del PC, s’inventarono la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura, il referendum e l’abominio delle regioni, che hanno consentito ad autentici signor nessuno di depredare il Paese a man bassa, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto in tema di sanità e ambiente. De Gasperi riuscì a governare discretamente  il primo ventennio repubblicano proprio perché  contenne l’attività della Consulta e del CSM e non attuò la disgregazione del Paese con le regioni.

Il colonnello Giuseppe Casapulla ha illustrato in modo dettagliato i cinque capitoli e i ventidue paragrafi dello Statuto di San Leucio, mettendone in luce il primato temporale su molteplici aspetti, tra i quali l’uguaglianza tra uomini e donne, i diritti di successione, le opportunità lavorative per entrambi i sessi e il proposito di garantire la felicità e il benessere dei coloni, promuovendo l’istruzione pubblica, l’assistenza sociale e la protezione dei diritti dei lavoratori. Di fatto uno statuto che prevedeva una società più giusta, in netto contrasto con le politiche delle monarchie regnanti, ivi compresa quella borbonica. È appena il caso di considerare che proprio in quell’anno incominciarono i fermenti rivoluzionari in Francia, che hanno segnato uno spartiacque temporale di rilevante importanza nella storia europea. L’enfasi oratoria del relatore, però, ha lasciato trasparire un amore nei confronti della dinastia ritenuto eccessivo dalla professoressa Rossella Salvato, che è intervenuta per cesellare il distinguo tra i pur validi principi dello statuto e la realtà politica, che vedeva i Borbone non certo brillare per il loro pieno rispetto. “Negazione di Dio eretto a sistema di governo”, sancì William Gladstone in una lettera a Lord Aberdeen, mentre Alexandre Dumas padre dedicò alla dinastia ben otto volumi, non tanto per vendicare l’avvelenamento del padre generale, nel 1799, (dice lui senza che nessuno gli creda) quanto per raccontare le nefandezze di “questa casa secondaria e ramo inferiore dei Borboni, che ebbe il suo Luigi XV ed il suo Carlo X, senza avere il suo Enrico IV ed il suo Luigi XIV”.

Il dottor Vincenzo Quarracino ha concluso il convegno ricordando innanzitutto che i periodi storici vanno contestualizzati, utilizzando espressioni diplomatiche per evitare gli strali della severa professoressa Salvato, senza per altro riuscire a mascherare più di tanto l’afflato affettivo nei confronti della dinastia.

Conclusioni

Ben vengano convegni come quelli organizzati dal Colonnello Casapulla e ben vengano le critiche costruttive, soprattutto per consentire ai giovani di ragionare con la propria testa e scansare la  tentazione di offrirsi all’insidioso richiamo di chi tenda loro le braccia, sorridendo. Studiare tanto, studiare bene e, soprattutto, cercare di capire dove si celi l’imbroglio.                                                                                                               

*Presidente Associazione culturale “Europa Nazione”

Potrebbe interessarti

Check out other tags:

Articoli popolari