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Verso la Giornata della libertà di stampa

“È quasi uguale uccidere un uomo che uccidere un buon libro” scriveva nel 1600 lo scrittore inglese John Milton, al tempo in cui la censura si scontrava con la nascita della stampa per diventare un fenomeno moderno. L’autorità percepiva la pericolosità della rivoluzione di Gutenberg, rappresentata dalla diffusione del sapere presso un pubblico nuovo che influisce sull’opinione pubblica affinché si ribelli al potere. Da allora il cammino verso una laicizzazione e libertà di espressione invocata da autori, editori, librai e intellettuali è passato dal diritto di informare, informarsi ed essere informati fino al riconoscimento della manifestazione del pensiero, della libertà di espressione, di gusti e occupazione e di associazione. Conquiste inviolabili tutelate con il passare dei secoli dall’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, documento adottato dalle Nazioni Unite per difendere uguaglianza e dignità umana.

E proprio sull’assunto che dal confronto delle idee e dalle opinioni espresse può emergere la verità che diventa una forma di emancipazione, è stata istituita nel 1993 dall’assemblea generale dell’Onu la Giornata mondiale della stampa. Ricorre il 3 maggio e, grazie a premi e conferenze in tutto il mondo per ricordare anche giornalisti vittime di regimi dittatoriali, è l’occasione per ricordare la Dichiarazione di Windhoek promulgata dai giornalisti africani nella capitale della Namibia nel 1991. Già nel 1787 il politico britannico Edmund Burke definì i giornali come il quarto potere, preconizzando una rivoluzione epocale nei costumi, nella trasmissione delle idee e nella circolazioni delle notizie. Dagli avvisi a mano a quelli a stampa, noti per la molteplicità degli argomenti e la cadenza di pubblicazione fissa, la diffusione di riviste letterarie e poi quotidiani è la cifra di un progresso europeo che risente del ruolo fondamentale della rivoluzione americana del 1775.

Proprio in America si fa risalire la nascita del giornalismo, con il New York Sun che nel 1833 dà vita alla Penny Press, nella moderna concezione di giornali realizzati in redazioni e pensati per un pubblico ampio a basso costo grazie al ricorso della pubblicità e incentrati sulla notizia. Da allora la professione giornalistica diventa trattazione pluralistica di argomenti accessibili a tutti e la sua missione ricercata nel “chi scrive cosa, perché la scrive e a chi vuole destinarla”.

Questo assunto di base è oggi nella società globalizzata e digitalizzata, nel passaggio “dal flusso di potere al potere dei flussi”, il rovescio della medaglia di un’informazione libera. Perché nel mondo dell’infosfera condiviso da ciberspazio e mass media classici, la possibilità amplificata di accesso al sapere è divenuta sovraccarico informativo, complessità di decisioni, reti di poteri invisibili, uso della propaganda, lotta alla disinformazione e strumentalizzazione dei canali informatici. A questo si aggiunge che la democratizzazione introdotta dal mondo di Internet, in cui gli utenti sono diventati prosumers, cioè consumatori e produttori di contenuti al contempo, non si è tradotto sempre in un potenziamento della libertà di stampa. A dirlo la classifica mondiale 2021 di Giornalisti senza frontiere in cui, se molte nazioni europee sulle 180 scrutinate a livello globale figurano nelle posizioni più alte come i Paesi Scandinavi, il Portogallo e la Svizzera, altre come l’Italia sono ancora al 41° posto.

Mentre l’Europa mantiene  comunque il primato di una stampa libera, in fondo alla lista compaiono Bielorussia, Cina, Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea, i cui modelli di violazioni e repressione mediatica prevalgono sul diritto di cronaca. Un salto indietro ai tempi in cui le norme che disciplinavano le varie forme di censura politica, religiosa e culturale, impedivano la creazione di quel free market of ideas (libero mercato di idee), dove ognuno può trovare il prodotto culturale più adatto ai suoi bisogni, crearsi un’opinione e sentirsi parte di un sistema democratico.

Marita Langella

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