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Ratzinger arriva in Giordania: «Islam, dialogo e rispetto»

È iniziato il viaggio che condurrà Benedetto XVI in Terrasanta. L'aereo papale è atterrato alle 13,25 italiane (14:25 locali) ad Amman. Ad attendere il Pontefice in aeroporto c'erano autorità giordane, ecclesiastici e forze di sicurezza.

È iniziato il viaggio che condurrà Benedetto XVI in Terrasanta. L’aereo papale è atterrato alle 13,25 italiane (14:25 locali) ad Amman. Ad attendere il Pontefice in aeroporto c’erano autorità giordane, ecclesiastici e forze di sicurezza. «La mia visita in Giordania – ha detto il Pontefice nel discorso rivolto al Re Abdullah II di Giordania – mi offre la gradita opportunità di esprimere il mio profondo rispetto per la comunità musulmana, e di rendere omaggio al ruolo di guida svolto da Sua Maestà il Re nel promuovere una migliore comprensione delle virtù proclamate dall’Islam».

IL DIALOGO CON ISRAELE – Lunedì Benedetto XVI si trasferirà in Israele e mercoledì a Betlemme. E ancor prima di atterrare ad Amman il papa si è detto convinto che il dialogo con gli ebrei «nonostante i malintesi», faccia «progressi» e che questo «aiuterà la pace e il cammino reciproco». «È «importante – ha detto Benedetto XVI – che ebrei e cristiani abbiamo la stessa radice nella bibbia e gli stessi libri dell’Antico testamento, che sono libri di liberazione: naturalmente dove per duemila anni si è stati distinti, anzi separati, non c’è da meravigliarsi che ci siano malintesi; c’è un cosmo semantico diverso sicché le stesse parole significano cose diverse» ha detto Ratzinger, specificando che il Vaticano incoraggia «i cristiani della Terrasanta e del Medio Oriente a restare nelle loro terre» di cui sono «componente importante, e chiedendo per loro «cose concrete» come «scuole e ospedali». Da Israele intanto arriva una precisa richiesta al Pontefice: pronunciare una chiara condanna del negazionismo. Il ministro degli Affari religiosi ha scritto a Benedetto XVI una lettera in cui esprime la «speranza» dei sopravvissuti allo sterminio nazista che «sua eccellenza condanni chiaramente i negazionisti dell’Olocausto e i sostenitori dell’antisemitismo, diversi dei quali si dicono fedeli alla sua chiesa».

IL PROCESSO DI PACE – Ratzinger ha anche assicurato che la chiesa e il Papa appoggiano «posizioni realmente ragionevoli» per il processo di pace in Medio Oriente. «Questo abbiamo già fatto e vogliamo fare in futuro», ha detto Bendetto XVI prima di atterrare in Giordania. Rispondendo a una domanda sul contributo del suo viaggio al processo di pace, alla vigilia dell’incontro dei leader israeliani e palestinesi con il presidente Usa Barack Obama, il Pontefice ha ricordato che la Chiesa può contribuire a tre livelli: con la preghiera che «apre a Dio e può agire nella storia e può portare alla pace»; con la «formazione delle coscienze» per evitare che siano «ostacolate da interessi particolari»; con la «ragione: non essendo parte politica più facilmente possiamo aiutare a vedere i criteri veri e ciò che serve realmente alla pace».

LA KEFIAH – Una volta ad Amman, Benedetto XVI si è recato al palazzo reale per la visita di cortesia al re Abdallah II e alla regina Rania. Prima, è stato ricevuto al Regina pacis, un centro per l’accoglienza di invalidi, dove Ratzinger, a conclusione del suo discorso («la si fonda sulla giustizia»), ha indossato una kefiah a scacchi rossi regalatagli da due boy scout. Già in una recente udienza in Vaticano, due ragazzi arabi avevano fatto indossare al Papa il tipico copricapo palestinese, per alcuni secondi. L’immagine, immortalata dai fotografi, aveva suscitato il risentimento israeliano, che vi ha visto l’intenzione di strumentalizzare la visita del Papa in Terrasanta.

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