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Vaccino antinfluenzale e scompensi cardiaci

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Per chi ha un cuore fragile o malato, la stagione invernale rappresenta un pericolo: il freddo aumenta la probabilità di infarto, l’inquinamento aumenta la probabilità di malattie dei bronchi, dei polmoni e del sistema cardiovascolare, la temperatura non invoglia a fare attività fisica. E il cuore ne soffre, soprattutto se è già ammaccato da un infarto precedente, da un’aritmia, in chi porta un pacemaker in chi soffre di scompenso.

Il vaccino antinfluenzale può aiutare a ridurre il rischio di andare incontro non solo all’influenza ma anche alle sue complicanze più gravi che ricadono sul cuore e sulle arterie. I medici di solito raccomandano la vaccinazione antinfluenzale alle persone anziane o malate, in particolare a coloro che soffrono di cuore: il vaccino può risparmiare la sovrapposizione di malattie gravi come la broncopolmonite legate all’influenza stessa.

Il virus dell’influenza cambia di anno in anno e i sintomi cambiano per intensità e durata. Un’influenza di per sé banale può, in pazienti fragili, causare complicanze gravi e costituire un pericolo per la vita per molti, afferma la dottoressa Lidia Rota, presidente di ALT-Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari.

Chi ha un cuore fragile e viene colpito dall’influenza spesso si ammala in modo grave per bronchite o polmonite o asma, a volte addirittura andando incontro a un infarto miocardico.

È qualcosa di più che un sistema per evitare di restare a letto qualche giorno. Il vaccino antinfluenzale può salvare la vita. È vero soprattutto per le persone affette da scompenso cardiaco. Le ragioni per andare a vaccinarsi se si soffre di insufficienza cardiaca sono tutte contenute in uno studio pubblicato su Circulation, rivista dell’American Heart Association: il vaccino riduce il rischio di morire prematuramente del 18 per cento. Date queste potenzialità, gli autori si spingono ad equiparare, per importanza terapeutica, il vaccino ai farmaci indicati per chi ha un cuore fragile.

I ricercatori hanno analizzato i dati di 134mila pazienti con una nuova diagnosi di scompenso cardiaco monitorando la loro salute per un periodo di 12 anni. In quest’arco di tempo il vaccino è diventato sempre più popolare in questa fascia di popolazione formata per lo più da persone over 65. Il tasso di vaccinazioni antinfluenzali è infatti passato dal 16 per cento del 2003 al 52 per cento del 2015.

Agli occhi degli statistici sono emersi chiaramente i vantaggi della vaccinazione: l’immunizzazione, successiva a una diagnosi di scompenso cardiaco, è associata a una riduzione del 18 per cento del rischio di morte prematura per qualunque causa e per eventi cardiovascolari, se paragonata a nessuna vaccinazione.

La vaccinazione antinfluenzale può essere considerata un trattamento standard nello scompenso cardiaco simile ai farmaci.

Antonella Di Pietro

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