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Unione Europea e Russia: che cosa le unisce, che cosa le divide

Qualche tempo fa l’ambasciatore dell’Ue in Russia, Markus Ederer, si era detto convinto che i rapporti diplomatici tra Europa e Federazione russa fossero tornati tesi come in tempo di Guerra Fredda. Un quadro complicato di equilibri geopolitici, tatticismi da strategia della deterrenza, contrapposizioni ideologiche e misure sanzionatorie. Due mondi a confronto antitetici ma uniti da interessi commerciali ed economici, che vanno dalle forniture energetiche all’Ue, all’export verso la Russia nei settori della farmaceutica, la moda, la chimica, la meccanica, l’agroalimentare e i mezzi di trasporto.
Se la gestione Biden sembra aver creato i presupposti per riprendere relazioni multilaterali oltreoceano in chiave distensiva con Paesi come Turchia, Cina, Iran e Russia, segnando il tramonto del trumpismo divisivo, le questioni sul tavolo complicano però le relazioni internazionali. Eppure, Bruxelles e Mosca sono coinvolte e accumunate da sfide comuni su questioni decisive come l’accordo sul nucleare con l’Iran, le trattative per la pace tra Israele e Palestina, le criticità sul clima da affrontare dopo l’accordo di Parigi firmato da entrambe, oltre che la lotta al terrorismo.
Ma il 29 aprile gli eurodeputati sono tornati a esprimere preoccupazione per l’interventismo militare russo in Ucraina e in Crimea, dopo l’occupazione illegale del 2014, intimando perciò al governo russo di abbandonare nuovi propositi di invasione che sarebbero puniti aspramente dalla comunità internazionale. Già prima dello scorso Natale i leader europei avevano deciso unanimamente di prolungare le sanzioni economiche verso la Russia mirate al settore energetico e della difesa fino a giugno 2022, misure che hanno già penalizzato l’economia russa fino a una contrazione del 6%.
Tuttavia le tensioni tra i due blocchi sono legate anche a episodi più recenti come gli attacchi informatici russi, le campagne di disinformazione, le interferenze nei processi democratici occidentali e da ultimo l’arresto dell’oppositore politico Alexey Navalny. Dopo essere scampato a un tentativo di avvelenamento, il dissidente è stato infatti trattenuto al suo ritorno in Russia il 17 gennaio, in un piano ordito da alti funzionari e oligarchi vicini a Putin.
L’Ue continua allora a rispondere alle violazioni russe in chiave di strategia politica condotta sul filo dei comunicati intimidatori e delle minacce velate, in nome della tutela dei valori democratici e della difesa dei diritti umani inviolabili per i 27 Paesi. Ne è un esempio il caso del gasdotto Nord Stream 2 che dovrebbe collegare la Germania direttamente con la Russia, principale fornitore energetico europeo, e che a 100 chilometri dal suo compimento rischia di rimanere incompiuto a causa della risoluzione dell’Europarlamento passata con 569 voti favorevoli.
L’atto prevede appunto interventi duri che l’Ue minaccia di mettere in campo contro il governo russo.
In questo gioco di rimpalli continui, immediata è arrivata la reazione del Cremlino, che attraverso il suo ministero degli Esteri ha reso nota una blacklist contenente i nomi di otto cittadini e rappresentanti dell’Ue non graditi da Mosca, tra questi anche il presidente del Parlamento europeo David Sassoli e Vera Jourova, vicepresidente della Commissione europea per i Valori e la trasparenza.
L’Europa sarebbe colpevole di atti di ingerenza ingiustificati, di violazioni della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, e a pagarne il prezzo più alto sono cittadini e imprese russe. Solo recentemente, grazie all’invito della cancelliera Merkel rivolto al presidente russo a partecipare a nuovi vertici europei, sembra aprirsi un auspicato dialogo. Ciò che tuttavia appare chiaro è che i rapporti tra Europa e Russia ruotano intorno a tre aspetti: quello politico, della sicurezza e nell’ambito valoriale, sullo sfondo di vecchie contrapposizioni e alleanze Nato che favoriscono il protagonismo americano. L’Europa funge ancora di più oggi da attore intermedio in un quadrante geografico in cui si avverte la necessità di trovare sponde ad Est per arginare fenomeni attuali in continua evoluzione come la stabilità del Mediterraneo, i traffici illegali, le migrazioni clandestine e gli attacchi informatici. 
 
Marita Langella

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